• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Recensioni » “Comandante”, un film confuso pieno di stereotipi

“Comandante”, un film confuso pieno di stereotipi

Quattordici milioni di budget e un’occasione persa per il cinema italiano

18 Dicembre 2023 Rossella Lamina  2012

Ne abbiamo visti di spettatori che si presentano al cinema con strani vestiti: vuoi nei panni degli eroi di Star Wars, vuoi in quelli dei film di animazione giapponesi o ispirati ai tanti fumetti della Marvel. La pratica, ormai codificata, è definita cosplay: fusione di “costume play” (interpretazione di una maschera) e ha i suoi riti e luoghi di ritrovo. Spesso si tratta di figuranti a pagamento, che si materializzano alle campagne di lancio di un prodotto. Altre volte sono invece fan autentici, come quelli di The Rocky Horror Picture Show (1975), che per anni hanno ballato e recitato davanti agli schermi su cui il film veniva proiettato. Saranno dei fan anche quelli comparsi a Spilimbergo (Pordenone), indossando uniformi naziste e fasciste per una recente proiezione di Comandante?

Il regista del film, Edoardo De Angelis, e il co-sceneggiatore, Sandro Veronesi, hanno condannato l’episodio: “Una carnevalata grottesca”, ha detto Veronesi al quotidiano “la Repubblica”, in una intervista a due voci dove, dal canto suo, De Angelis si chiede “com’è possibile che un film così dichiaratamente antifascista sia strumentalizzato con tanta spregiudicatezza”. Chi ha visto Comandante si domanda piuttosto perché tanto stupore da parte di De Angelis, dato che il risultato è un film confuso, omissivo e costellato di stereotipi.

Comandante si ispira a fatti avvenuti nel 1940, nell’oceano Atlantico, a largo dell’isola di Madera, dove il sommergibile della Regia Marina Cappellini cannoneggia e affonda il piroscafo belga Kabalo. Per volontà del comandante, Salvatore Todaro, i ventisei naufraghi del Kabalo vengono rimorchiati sopra una scialuppa. Dopo la rottura del traino, sono accolti a bordo dello stesso Cappellini e portati in salvo fino a un porto delle Azzorre. A questa vicenda De Angelis e Veronesi attingono con l’obiettivo dichiarato di esaltare l’etica del mare per parlare a un’Italia in cui “salvare chi annega” non è più un principio indiscutibile.

Comandante è dunque un’opera che aspirerebbe a incidere sul nostro presente. Ma chi è il Salvatore Todaro ritratto nel film? È un guerriero tutto d’un pezzo e con poche sfumature. Rigido come la sua schiena, imbrigliata nel busto che indossa dopo la frattura di una vertebra in un incidente aereo, anelerebbe alle gioie familiari, ma più alte missioni lo richiamano. Orgoglioso del suo sommergibile (che per lui è di sesso femminile), all’equipaggio consiglia in caso di paura: “Rivolgetevi a lei, toccatela… Chiavatela anche!”. Orgoglioso anche dell’Italia, con le sue tante differenze regionali, ma finalmente unita all’interno di quel ventre metallico. Per i suoi uomini Todaro è un padre, severo ma maschiamente amorevole: cuce con le sue stesse mani le ferite di un valoroso milite; accarezza sul capo un altro eroe morente (ispirato a Danilo Stiepovich, medaglia d’oro del Cappellini). Pierfrancesco Favino ce la mette tutta per dare spessore al comandante, che nonostante i suoi puntelli (recitazione asciutta e un dialetto veneto credibile) rimane una figura oppressa dalla retorica. Il problema è che non basta far gridare a Todaro: “Io non sono un fascista, sono un uomo di mare”, se intrinsecamente fascisti sono i valori espressi da questo personaggio.

Il quadro storico in cui la vicenda si muove (la Seconda guerra mondiale) rimane appena tratteggiato; rimosso il duce, di cui non si vede neppure l’ombra; rimossi anche i nazisti. Nel film la guerra sembra un dato naturale, come l’alternarsi del giorno con la notte. Ma c’è dell’altro: la narrazione delle azioni belliche è marcata da un’esaltazione che stride con gli intenti dichiarati a parole dagli autori. Le contraddizioni interne a Comandante balzano agli occhi in questa scena, da guardare tutta per credere. Interno sommergibile Cappelllini: viene azionato un grammofono e parte l’“Inno dei sommergibilisti”, musica di Mario Ruccione (l’autore di “Faccetta nera”) e testo di Guglielmo Giannini (quello che poi fondò il Fronte dell’Uomo qualunque), che così recita:

Andar pel vasto mar
ridendo in faccia a Monna Morte ed al destino!
Colpir e seppellir
Ogni nemico che s’incontra sul cammino!
È così che vive il marinar
nel profondo cuor del sonante mar!
Del nemico e dell’avversità
se ne infischia perché sa che vincerà!

E mentre questo “me ne frego” in salsa marinara si propaga in mezzo all’equipaggio, la macchina da presa sale sul ponte del Cappellini, dove in cima alla torretta canta un gagliardo sommergibilista, stagliandosi in canottiera contro il cielo minaccioso (un po’ nello stile “eroico proletario” del realismo socialista sovietico, un po’ in quello di uno spot Dolce e Gabbana). Ecco che parte l’attacco degli aerei alleati, a cui gli italiani rispondono con compatto ed ebbro vigore – quasi una trance mitragliatoria, che colpisce anche lo spettatore in faccia – fino all’abbattimento del velivolo nemico.

Se i veri cattivoni del film sono due antifascisti belgi, che nonostante siano stati salvati da Todaro mettono a repentaglio la vita di tutti sabotando i cavi elettrici di bordo, in Comandante gli italiani sono sempre e solo brava gente. Intendiamoci: non si pretende che un singolo film, incentrato su una specifica vicenda, si faccia carico di tutto ciò che la ricerca storica ha messo in luce sulla “bravura” delle nostre truppe(come negli studi di Angelo Del Boca sui crimini di guerra commessi dagli italiani in patria e all’estero); altro paio di maniche è l’edulcorazione della storia, che in questo film raggiunge tratti di stucchevolezza. In Comandante l’identità italiana viene sintetizzata in tre concetti: orgoglio, buon carattere e buon cibo. L’interminabile lista di piatti della nostra cucina, che deborda fino ai titoli di coda, contribuisce a strizzare l’occhio a uno spettatore che si sente così rassicurato della sua bontà, doppia e perenne. Stendiamo un velo poi sul mandolino, imbracciato al termine dal film da un napoletano che languidamente intona ’O surdato ’nnammurato. Avendo visto Comandante non nella proiezione che gli è stata riservata all’apertura dell’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ma fra gli umori del pubblico di una sala vera, possiamo confermare che tutto questo consolatorio arruffianamento riesce a colpire il suo bersaglio.

Tutti gli altri colpi purtroppo vanno a vuoto in Comandante. Peccato, perché le questioni sul tavolo erano molte e tutt’altro che banali. Come il tema della leadership e della responsabilità della altrui vita, in guerra come in pace. Spogliato di retorica e munito d’altro spessore, il personaggio di Todaro avrebbe potuto essere un’Antigone del mare invece che un macho solo al comando. Niente a che vedere, per fare un esempio, con il travaglio del colonnello Dax in Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick, che, pur obbedendo agli ordini, cerca di evitare l’inutile carneficina dei suoi uomini. Nell’ambito del cinema italiano, Comandante (che con 14 milioni e mezzo di euro ha disposto di un budget che altri sognano) è ben lontano dalla complessità di film come Uomini contro (1970)di Francesco Rosi, tratto da Un anno sull’altipiano di Emilio Lussu, dove dal racconto del primo conflitto mondiale emergono altri conflitti, anche di classe. 

Forse De Angelis non ha tutti i torti a criticare “certa sinistra” che ha bisogno di “adeguare le opere e la realtà ai suoi stereotipi”. D’altro canto, quando un film soccombe agli stereotipi e manca di una visione nitida su quello che racconta, non può aspirare a incidere sul presente se non in modo confuso: Spilimbergo docet.

2.023
Archiviato inRecensioni
TagsComandante Edoardo De Angelis fascisti film Francesco Rosi Pierfrancesco Favino Rossella Lamina Sandro Veronesi Spilimbergo Stanley Kubrik

Articolo precedente

Ex Ilva, ultimi giorni per decidere

Articolo successivo

Cile, processo costituente addio

Rossella Lamina

Articoli correlati

Vocazione e povertà

Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica

“Il Nibbio” nelle sale cinematografiche

Berlinguer, tragedia italiana

Dello stesso autore

Le leggi bavaglio non finiscono mai

L’utopia ludica del Teatro dell’Oppresso

Consuma, fatti un selfie, crepa. Ma è possibile un turismo diverso?

“Palazzina Laf”, confino dell’anima

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo
Marco Santopadre    1 Aprile 2026
Ultime opinioni
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Un male sottile: leggere senza comprendere
Stefania Tirini    13 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA