• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Recensioni » La “Barbie” di Greta Gerwig

La “Barbie” di Greta Gerwig

Un riuscito, prolungato, furbesco spot pubblicitario

7 Settembre 2023 Mario Pezzella  1206

C’è da chiedersi perché questo fumettone confuso e pretenzioso sia divenuto un fenomeno rilevante dell’immaginario collettivo: tanto che merita di essere visto e considerato da questo punto di vista. Sul film in quanto tale non si può che concordare col giudizio di Priyamvada Gopal: “Niente di terribile, ma anche niente di brillante – e un sacco di sorprendente stupidità”. Certo, a un vecchio cinéphile dispiacciono particolarmente alcune sequenze: per esempio la citazione involgarita dell’inizio di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick, dove le bambine inferocite (invece degli scimmioni dell’originale) sono miracolate dal tocco di una Barbie formato gigante, e distruggono le loro vecchie bambole antiquate; oppure lo zoppicante controcanto a Pinocchio e al film di Spielberg Intelligenza artificiale sul bambolotto automa che diventa umano; o ancora il veramente penoso richiamo a Thelma and Louise, nel viaggio in macchina emancipatorio di Barbie insieme alla disegnatrice e a sua figlia.

Ci si sarebbe anche potuti risparmiare la battuta sulla Barbie-Proust, che non ha avuto successo commerciale, o la versione caricaturale del Grillo parlante e della Fata turchina (la Barbie “stramba”, che offre la scelta: scarpe coi tacchi o Birkenstock, per poi imporre risolutamente le Birkenstock, unico modo per entrare nel mondo reale: va bene la pubblicità, ma qui si scende davvero in basso).

Temi complessi, come il rapporto tra matriarcato e patriarcato, vengono affrontati con banali pistolotti adatti agli haters dei social network, che non hanno né corrispettivo visivo né profondità; e in ultima analisi il tentativo di trasformare la bambola icona del corpo-oggetto femminile, del feticismo narcisista della bellezza perfetta, in simbolo di liberazione femminista, ha qualcosa di veramente grottesco e dovrebbe dispiacere a chi tale liberazione la prende sul serio. Non senza suggerire contraddittoriamente, e in modo ammiccante, che in fondo la cosa più importante è il rapporto madre-figlia, ricostruito e pacificato, guarda un po’, grazie al ritrovato comune affetto per la bambola (!), in una sottostoria parallela e familista. Ce n’è insomma per tutti i gusti.

Ma forse stiamo sbagliando tutto parlando di Barbie come se fosse un film, mentre invece è un riuscito, prolungato e furbesco spot pubblicitario; se come film è inguardabile, come spot è indubbiamente notevole. Già si vedono vetrine piene dei vestiti, dei gadget, degli arredi del film; e non si tratta solo di negozi di giocattoli, ma di abbigliamento per adulti, già nascono gruppi virtuali di fan di Barbie e (ahimè!) perfino di Ken (eterogenesi dei fini favorita dal “divo” che interpreta lo sbullonato maschietto). Nasce cioè un mondo virtuale parallelo, così che mentre la favoletta del film ci racconta del viaggio della bambola verso la realtà, succede invece che gli spettatori fuggano in un immaginario di bassa lega, in cui ogni problema e conflitto è edulcorato e risolto in un felice capitalismo bonaccione e impacciato, come quello dei dirigenti della Mattel, produttori del film, oltre che delle bambole, e personaggi essi stessi. Ed è questa fuga degli spettatori in un mondo immaginario elementare che è necessario interrogare, questa gioiosa macchina da regressione.

Aggiornate ai tempi nuovi, abbiamo Barbie avvocato, magistrato, medico, sempre s’intende col corpo perfetto e incontaminato di una pin-up, che si vendono, sembra, a ritmo vertiginoso. Tra le sgangherate citazioni, si ricorda ancora l’incontro finale della bambola con la sua inventrice (in verità ispirata, pare da Bild Lilli, bambola tedesca per adulti degli anni Cinquanta), con un richiamo a Blade Runner e al confronto del replicante col suo creatore. E forse questi contorti e ritorti intellettualismi sono davvero la cosa meno felice del film, perché spingono al confronto impietoso tra gli originali e le immagini banali con cui vengono ricordati e diluiti nello stile della pubblicità più corriva.

Infine, è abbastanza significativo che la bambola diventi sì donna (alla fine la vediamo che va dal ginecologo: modo non troppo raffinato per indicare la trasformazione), ma sempre e rigorosamente sola: non ama un uomo, non ama un’altra donna, è orgogliosamente e perfettamente autosufficiente. Con tutti i crismi dell’individualismo narcisista e neoliberista, di cui questo fumetto è, in fondo, un’apologia.

1.216
Archiviato inRecensioni
TagsBarbie film Greta Gerwig Mario Pezzella

Articolo precedente

Una “road map” di opposizione

Articolo successivo

In Messico due donne in lizza per la presidenza nel 2024

Mario Pezzella

Articoli correlati

Vocazione e povertà

Dopo la visione di “La voce di Hind Rajab”

Sul discorso di Vance a Monaco

Cronache di ordinaria oppressione in Cisgiordania

Dello stesso autore

Dopo la visione di “La voce di Hind Rajab”

Sul discorso di Vance a Monaco

Cronache di ordinaria oppressione in Cisgiordania

Cronache dal “secolo ombra”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La crisi delle città creative
Agostino Petrillo    15 Aprile 2026
Tajani cameriere di casa Berlusconi
Rino Genovese    13 Aprile 2026
Trump: “Un’intera civiltà scomparirà questa notte…”. Poi una tregua
Rino Genovese    8 Aprile 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, il ministro Urso contro il sindaco di Taranto
Guido Ruotolo    17 Aprile 2026
La nuova centralità diplomatica del Pakistan
Marco Santopadre    14 Aprile 2026
Orbán va a casa, l’Ungheria torna “normale”
Vittorio Bonanni    13 Aprile 2026
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
Ultime opinioni
Meloni, una frana che non si ferma
Rino Genovese    17 Aprile 2026
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Gerda Taro: la donna che cambiò il modo di raccontare la guerra
Laura Guglielmi    13 Aprile 2026
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA