Questa volta l’opinione pubblica moderata non può far finta di non vedere, anche se da noi le prime pagine dei principali quotidiani ignorano la notizia degli scioperi e delle grandi manifestazioni che si sono svolte ieri (19 gennaio) in tutta la Francia, fatta eccezione per il “Sole 24 ore” e “il manifesto”. La notizia è ovviamente in primo piano sui media francesi, mentre in Italia le informazioni su quello che sta succedendo Oltralpe le troviamo nelle pagine interne. Tutte le otto sigle sindacali francesi marciano unite e ottengono una risposta popolare, che va oltre le previsioni più ottimistiche. Neppure le istituzioni possono negare il successo della mobilitazione, visto che, se i sindacati diffondono la cifra di due milioni di manifestanti, il ministero dell’Interno parla di un milione e duecentomila. Il segretario generale della Cgt, Philippe Martinez, conferma la cifra dei due milioni, e dice che solo a Parigi hanno partecipato ai cortei quattrocentomila persone (per la prefettura ottantamila). La scommessa dei sindacati e della sinistra è ora di far crescere e stabilizzare la mobilitazione: il nuovo appuntamento, con scioperi e cortei, è già fissato per il 31 gennaio prossimo. I giornali moderati – anche in Italia – tirano un sospiro di sollievo per il fatto che il temuto blocco totale del Paese non si è verificato. Almeno per ora.

Macron fa il duro

Ieri il presidente Emmanuel Macron, era fuori dalla Francia per il suo viaggio a Barcellona, ma ci ha tenuto a fare la voce grossa anche a distanza. Il governo non cederà di un millimetro e “con rispetto, spirito di dialogo e responsabilità” andrà fino in fondo. L’oggetto è la riforma delle pensioni che, secondo il governo, è stata presentata democraticamente e quindi avrà sicuramente il consenso del parlamento. Ma si tratta di discorsi di facciata, perché l’esecutivo di Parigi, che comincia a temere lo scontro sociale, ha già in mente una possibile scorciatoia per far passare l’innalzamento dell’età pensionabile a 64 anni con 43 anni di contributi versati. Una possibile via d’uscita alle incertezze legate al dibattito in parlamento (dove Macron non ha la maggioranza) potrebbe essere quella di ricorrere all’articolo 49 (comma 3) della Costituzione, che permette al governo di varare la legge di Bilancio, o provvedimenti comunque legati al Bilancio pubblico (e le pensioni ci rientrerebbero), senza il voto parlamentare. Nei palazzi e tra i gruppi parlamentari si sta discutendo di questo – anche perché i gollisti, cu sui punterebbe Macron per avere il consenso, non hanno ancora deciso come schierarsi: appoggiare la riforma o contrastarla? Ovviamente i calcoli sono sempre elettorali, ed è noto che le pensioni sono un oggetto da maneggiare con molta cura.

Cugini della Fornero

Il nuovo scontro sulle pensioni avviene undici anni dopo l’introduzione della legge Fornero in Italia, riforma che, seppure sia stata sempre criticata dai sindacati e dalla sinistra, non ha provocato una sollevazione popolare analoga a quella dei cugini francesi. Dopo un primo tentativo stoppato dalla pandemia, il governo Macron rilancia la necessità di innalzare l’età pensionabile per contenere i costi in crescita del sistema previdenziale pubblico. L’innalzamento, previsto dalla riforma presentata in parlamento dalla premier Elisabeth Borne, consisterebbe nel passare dagli attuali 62 a 64 anni. Prevista una gradualità, con un ritmo di tre mesi l’anno, a partire dal primo settembre: sarà fissato quindi a 63 anni e tre mesi nel 2027, alla fine del mandato del presidente della Repubblica in carica, e raggiungerà il target di 64 anni nel 2030.

La Francia si sta quindi sollevando contro una riforma che assomiglia a quella italiana solo per quanto riguarda il format. Ma da noi è andata molto peggio: la nostra età, per il pensionamento di vecchiaia, è stata fissata a 67 anni già dal 2018. Ma il meccanismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita farà presto aumentare l’età pensionabile: le previsioni stimano che si raggiungerà i 70 anni entro il 2040. Su questo si sta per riaprire anche in Italia il famoso “cantiere” pensioni, con i sindacati confederali che hanno già consegnato al governo Meloni le loro proposte per superare la Fornero. Ma c’è anche un’altra differenza tra la Francia e l’Italia. Con il governo Monti, e prima ancora con la riforma Dini del 1995, si è deciso di adottare il metodo contributivo per calcolare gli assegni previdenziali (che sono legati appunto ai contributi effettivamente versati e non alle retribuzioni). In Francia, invece, sebbene con alcuni aggiustamenti, vige ancora il sistema retributivo, con un periodo ampio di calcolo della retribuzione pensionabile: l’assegno è calcolato rispetto ai migliori 25 anni di contributi.

L’unità riscoperta

Dal punto di vista politico, come confermano tutti, il fattore più rilevante riguarda le otto sigle sindacali che questa volta si sono mostrate unite e compatte contro il capo dello Stato, così come i partiti della gauche, con i rispettivi leader che non hanno lesinato selfie di gruppo durante la giornata per evidenziare l’intesa. La sinistra chiede al presidente di passare per le forche caudine del referendum, consapevole dell’ostilità da parte della maggioranza dell’opinione pubblica nei confronti del progetto, come dimostrano tutti i recenti sondaggi. A questo si aggiunge anche l’estrema destra guidata da Marine Le Pen che, forte dei suoi 89 deputati presenti nella Camera bassa, promette battaglia all’interno dell’aula, evitando raduni di piazza che rischierebbero di attirare poche persone. Il leader della France insoumise, Jean-Luc Mélenchon, ha partecipato alla manifestazione di Marsiglia, ed è in prima linea nella ricostruzione di una conflittualità sociale contro le scelte politiche ispirate al liberismo del governo Macron.

Pensione, miseria, cimitero”

Stando alla cronaca del “manifesto”,che ha dedicato la sua copertina (“Tutta un’altra quota”) alle manifestazioni francesi, il corteo di Parigi è stato impressionante: i manifestanti sono rimasti bloccati per ore nella piazza di partenza, non riuscivano a passare nel boulevard Beaumarchais; altri cortei si sono così formati nelle strade vicine, poi convogliati in una seconda marcia parallela. Una prova di forza enorme nella capitale contro la riforma delle pensioni, che ha fatto seguito a manifestazioni molto consistenti nelle città di provincia, più di duecento cortei in tutto il Paese, cinquantamila a Nantes e Bordeaux, quarantamila a Lione, a Marsiglia tra 146mila (dati Cgt) e ventiseimila (prefettura). Ci sono stati scioperi partecipati nei trasporti, nel settore energia, nelle scuole, nella funzione pubblica. Gli osservatori parlano di cortei più fitti di quelli che, nel 2019, si erano opposti alla prima stesura della riforma delle pensioni, un sistema a punti poi ritirato causa Covid. Per quanto riguarda il clima e la psicologia della nuova mobilitazione francese, secondo Anna Maria Merlo, corrispondente del “manifesto” da Parigi, la preoccupazione domina, gli slogan hanno un fondo tragico: “Pensione/miseria/cimitero”; l’allegra invenzione del maggio 1968 – sous les pavés, la plage (“sotto i pavé, la spiaggia”) – è diventato sous les pavés, la rage (“la rabbia”). “La riforma delle pensioni canalizza tutti gli scontenti”, ha commentato il segretario della Cgt, Philippe Martinez. Laurent Berger, alla testa della Cfdt riformista (che aveva accompagnato altre riforme precedenti delle pensioni) si è rallegrato della partecipazione, “al di là di quanto pensavamo”. E mentre i sindacati pensano già al seguito, sabato 21 gennaio scenderà in piazza la France insoumise, con le organizzazioni dei giovani a Parigi, per la “marcia” di protesta.

Una battaglia contro l’algoritmo

Sui giovani è bene fare un discorso a parte, sottolineando tre elementi che stanno caratterizzando tutte le mobilitazioni studentesche. Il primo elemento riguarda la novità assoluta di una presa di coscienza chiara dei giovani su quello che potrebbe riservare loro il futuro. Con lavori incerti e precari, e con un sistema previdenziale pubblico che diventa sempre più rigido, le pensioni dei giovani di oggi rischiano di diventare un miraggio. Su questo si stringe quindi l’alleanza, non più la contrapposizione, con le generazioni più anziane che sono penalizzate a loro volta dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Il secondo elemento culturale e politico da considerare riguarda il nesso che molte organizzazioni studentesche stanno proponendo tra battaglia sociale e battaglia ecologista. La lotta contro l’inquinamento e per la difesa dell’ambiente – dicono – non è svincolata dalla lotta contro le diseguaglianze e l’emarginazione sociale. Infine, terzo ma non ultimo in ordine di importanza, l’elemento che riguarda l’innovazione capitalistico-liberista. Gli studenti contestano il metodo introdotto dal governo nel 2018 per indirizzare i ragazzi agli studi dopo la maturità: 936mila studenti vengono analizzati, misurati e gerarchizzati da un algoritmo, che gira su Parcoursup, la piattaforma digitale. Nato (almeno nelle intenzioni dichiarate di chi lo ha pensato e realizzato) per combattere il determinismo sociale – la carriera dipende dall’origine socio-economica dei genitori –, Parcoursup è ora accusato di essere l’ennesimo strumento — stavolta tecnologico e falsamente egalitario — usato dalle élite per riprodursi. Lotteria o “Tinder delle università”, Parcoursup si fonda su un algoritmo, che dovrebbe favorire l’incontro tra lo studente e l’università. In realtà, per le organizzazioni studentesche francesi, l’algoritmo determina i percorsi a prescindere dalle scelte individuali, e quindi è solo un ennesimo strumento dell’ideologia neoliberista per limitare la libertà. Allo studente non è più concesso neppure scegliere in base alle sue propensioni. A quale facoltà iscriversi lo decide l’algoritmo.