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Una classe lavoratrice tra “gig economy” e “working poor”

Durante l’epoca classica, il mondo ha parlato prima greco e poi latino. Nel Novecento l’inglese è diventata lingua globale. Oggi non sappiamo dire se...

Amazon, come arricchirsi manipolando il mercato

Misurare è conoscere, proclamava nella fase pionieristica dell’industrializzazione del Diciannovesimo secolo il capostipite dei grandi ingegneri inglesi, Lord Kelvin. Si era nella fase della...

L’Afghanistan e la trasformazione delle guerre asimmetriche

Con malcelato compiacimento, intere schiere di componenti di ogni versione di una sinistra malconcia e marginale contemplano la rovinosa ritirata americana dall’Afghanistan, scaricando le frustrazioni accumulate fin dal fatidico 1989. La scena, del resto, si presta ai più amari e spietati sarcasmi, quando si vede la superpotenza ripiegare addirittura ventiquattr’ore ore prima dell’ultimatum fissato con perfida determinazione dai talebani.

La domanda, ovviamente, è cosa comporti realmente questo smacco strategico per l’equilibrio del mondo e chi potrà mai avvantaggiarsene; infine, per i superstiti della discussione, la sinistra potrà mai utilizzare una ripresa della dinamica politica per riproporsi come soggetto e non solo come tifoso?

La lezione di Amazon: mai più senza algoritmi

Nel suo saggio La società automatica (pubblicato da Meltemi), Bernard Stiegler spiega che in un processo che sostituisce l’evoluzione naturale della specie con una trasformazione artificiale guidata dal calcolo, il punto di crisi è dato dall’assenza di una proposta di sinistra che colga e rovesci la potenza di riorganizzazione sociale che il calcolo propone. La radicalità della dinamica – sostiene l’autore – è un elemento di precarietà e incertezza per il capitalismo, che la deve usare contro il lavoro; mentre potrebbe essere un vantaggio per chi mira a un riassestamento globale degli assetti e delle gerarchie sociali.

Una vera lezione, in questo senso, al sindacalismo globale viene dallo stabilimento di Amazon in Alabama. I fatti sono noti: dopo una pressione di circa metà dei cinquemila dipendenti per avere una tutela sindacale, si indice un referendum per il riconoscimento della rappresentanza dei lavoratori. La metà non va nemmeno a votare, e dei votanti solo un terzo si pronuncia a favore di un sindacato interno. Almeno 1.500 lavoratori, che avevano solo qualche mese prima richiesto a gran voce una tutela formalizzata, hanno cambiato idea. Le organizzazioni sindacali denunciano una pressione forte da parte della proprietà. Cosa assolutamente vera. Con tutti i mezzi di una potenza comunicativa quale quella di uno degli apparati più potenti del globo, l’azienda di Jeff Bezos ha fatto intendere a ognuno dei suoi dipendenti che l’entrata di un sindacato nello stabilimento avrebbe messo a rischio il futuro del loro lavoro.

Pandemia, cavallo di Troia della Silicon Valley

Mentre trasferiva valore alle compagnie digitali, incrementando di quasi il 35 % il valore di Amazon e Apple, e, tanto per fare solo un...