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Elezioni, il centrosinistra è favorito per inerzia

17 Settembre 2021 Aldo Garzia  1982

Quasi dodici milioni di elettori andranno al voto domenica 3 e lunedì 4 ottobre per l’elezione dei sindaci e il rinnovo dei Consigli comunali in 1.157 località. Tra queste, sei capoluoghi che polarizzano l’attenzione: Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna, Trieste. Si tratta di un test politico indubbiamente rilevante. In Calabria si vota pure per il Consiglio regionale.

Il centrosinistra – dicono i sondaggi – può uscire vittorioso da queste elezioni amministrative. Più che per particolari meriti propri, a causa di circostanze contingenti che lo favoriscono. Si potrebbe dire che, per inerzia, le cose della politica vanno meglio per il centrosinistra a livello locale che a livello politico generale, dove la destra unita (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia) resta saldamente in testa ai sondaggi. Come si spiega questa previsione pressoché unanime tra sondaggisti e commentatori?

Di solito le elezioni negli enti locali non favoriscono la destra perché questa non ha un personale politico sperimentato (lo si vede anche in questo caso, leggendo i nomi dei candidati a sindaco nelle grandi città, dove peraltro anche il centrosinistra ha fatto fatica a trovarli). Questa volta c’è pure il governo Draghi ad assicurare un’identità all’apparenza rassicurante per il centrosinistra: il Pd è infatti schiacciato su questa esperienza, che per ora va bene a molti settori sociali in vista dell’arrivo di finanziamenti europei e in mancanza di alternative. Inoltre, le artificiose polemiche sul green pass rispetto alle scelte del governo favoriscono il centrosinistra (Lega e Fratelli d’Italia, con il loro ostruzionismo, non fanno presa, soprattutto nelle medie e grandi città).

Alla prova del voto è intanto l’alleanza tra il Pd e i 5 Stelle, molto sbandierata però realizzata in poche realtà, nelle quali potrebbe rivelarsi, tuttavia, quel qualcosa in più che penalizza la destra. La sinistra di Articolo uno e Sinistra italiana fa parte delle coalizioni di centrosinistra quasi dappertutto (fa eccezione la Calabria per responsabilità principalmente piddina); corrono autonomamente invece Rifondazione comunista e Potere al popolo, più alcuni invisibili partitini comunisti.

Se le cose andassero così, più la vittoria del segretario piddino Enrico Letta nelle suppletive di Siena per la Camera, avremmo un risultato drogato, che forse rassicurerebbe il centrosinistra incoraggiandolo a cambiare poco nei programmi e nelle alleanze. Un buon risultato, ovviamente, è meglio che niente e c’è da augurarselo. Ma guai a ricavarne la lezione che “tutto va bene madama la marchesa”. È vero il contrario. Il centrosinistra non si distingue per profili programmatici innovativi, il più delle volte è solo il semplice contraltare del centrodestra, mentre è invece chiamato a rinnovarsi nei gruppi dirigenti e nelle politiche. Quest’ultimo sarebbe il cammino da farsi, ritrovando una vocazione di sinistra, socialista ed ecologista, alternativa e al passo con i tempi.

Tornando al voto, la destra – secondo i sondaggi – è data per vincente in Calabria, Trieste e, forse, Torino. Il centrosinistra farebbe il pieno a Milano, Roma, Bologna e Napoli. Si andrebbe al ballottaggio quasi dappertutto con la probabile eccezione di Milano, dove il centrosinistra può vincere al primo turno. Al sindaco uscente, Beppe Sala, è attribuito dai sondaggi un altissimo consenso, mentre il suo antagonista di destra, Luca Bernardo, oscillerebbe tra il 38 e il 42% (la grillina Layla Pavone è dispersa tra il 3 e il 5%). A Torino, Paolo Damilano, candidato del centrodestra, viene dato al 42-46%, mentre Stefano Lo Russo (centrosinistra) al 39-42%, la pentastellata Valentina Sganga tra il 7 e l’11%, nonostante il sindaco uscente Chiara Appendino sia una sua compagna di partito. A Napoli, Gaetano Manfredi rappresenta l’accordo tra il Pd e il Movimento 5 Stelle, e si piazzerebbe tra il 42 e il 46%, mentre Catello Maresca (centrodestra) oscilla tra il 27 e il 31%. Dietro di loro, c’è l’ex sindaco Antonio Bassolino che naviga tra 16 e il 20%, ma potrebbe costituire la sorpresa finale del voto conquistando il ballottaggio. Come a Napoli, anche a Bologna il centrosinistra, insieme ai 5 Stelle, viene dato vincente: il candidato è Matteo Lepore, con numeri che vanno dal 56 al 60%. Proiezioni di segno opposto per Trieste, dove Roberto Dipiazza si troverebbe tra il 47 e il 51%, mentre il candidato del centrosinistra Francesco Russo è accreditato tra il 34 e il 38% (qui non c’è accordo tra Pd e 5 Stelle).

Quanto alla diffusione del voto nelle realtà regionali, il centrosinistra sarebbe in vantaggio nei capoluoghi di Lombardia, Emilia Romagna e Campania, mentre il centrodestra in Piemonte. A Roma si profila il duello tra Roberto Gualtieri (centrosinistra) ed Enrico Michetti (centrodestra), con il primo vincitore nei pronostici. Virginia Raggi, sindaco uscente, arriverebbe terza davanti a Carlo Calenda che ha fatto harakiri candidando al ruolo di vicesindaco Guido Bertolaso, ex responsabile della Protezione civile, da sempre berlusconiano convinto, perdendo così i consensi rosicchiati al centrosinistra.

Quindi, test politico rilevante, con una raccomandazione: il centrosinistra stia attento a non farsi illusioni nel caso di quel buon risultato che tutti auspichiamo.

2.028
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TagsAldo Garzia Bologna centrosinistra elezioni comunali Milano Napoli Roma Torino Trieste

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