• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Elezioni in Iran, come volevasi dimostrare

Elezioni in Iran, come volevasi dimostrare

21 Giugno 2021 Rino Genovese  1039

Come previsto da tutti gli osservatori, l’ultraconservatore Raisi – candidato “ufficiale” della Guida suprema, l’ayatollah Khamenei – ha vinto le elezioni presidenziali di venerdì scorso in Iran. Si pensi che, su oltre cinquecento aspiranti, solo sette erano stati ammessi dal Consiglio dei guardiani della costituzione (composto da sei religiosi nominati dalla Guida e da sei giuristi convalidati dal parlamento su proposta del potere giudiziario), un organo che ha la facoltà di invalidare le candidature. La partecipazione al voto è stata, però, la più bassa di sempre: meno del 50% degli aventi diritto. Non siamo comunque ai livelli dell’Algeria, dove pure di recente si sono tenute delle elezioni per il parlamento e la percentuale dei votanti è stata di poco superiore al 23% (ma qui l’opposizione, organizzata nell’Hirak – il movimento che, nei mesi precedenti alla pandemia, era riuscito a mettere in scacco il potere –, aveva apertamente esortato al boicottaggio dello scrutinio).

La conferma che viene dal voto, e va nel senso di un “come volevasi dimostrare”, è che, se l’Occidente fa la faccia feroce, esce dagli accordi sul nucleare faticosamente raggiunti, seguita con le sanzioni che danneggiano unicamente i cittadini (com’è accaduto con gli Stati Uniti di Trump, arrivato fino all’omicidio mirato ai danni del generale iraniano Soleimani), non si mette in crisi il regime, anzi lo si rafforza, in quanto non si contribuisce ad acuirne le contraddizioni interne, cercando di dare una mano alle forze moderate o riformatrici, facendo piuttosto il gioco dei conservatori.

Ora il nuovo primo ministro israeliano Bennett, un estremista, può strombazzare ai quattro venti che il presidente iraniano eletto, a sua volta, è un estremista sanguinario (Raisi, per il passato, ha sulle spalle la responsabilità di esecuzioni di massa, nonostante la carica precedentemente ricoperta sia stata quella di capo del potere giudiziario). Ma nella partita internazionale degli “opposti estremismi” che si gioca in quella parte del mondo non si sa quale dei due sia più funzionale all’altro.

Nel trattare la questione dell’islamismo radicale, e in particolare quella dell’Iran sciita, bisogna considerare che ci troviamo dinanzi a una politica “messianica”. La repubblica islamica (ben diversa, tra parentesi, dal califfato sunnita vagheggiato dall’Isis o da al-Qaeda) è una sorta di repubblica platonica in cui a governare sono i “saggi”: solo che in Platone sarebbero stati i filosofi, e qui – paradosso non da poco per una rivoluzione avvenuta nel 1979 – sono i teologi. Nei confronti di un fenomeno storico così bizzarro, una linea di contenimento del ruolo di potenza regionale rivestito dall’Iran – impegnato su più fronti politici e militari, dalla Siria allo Yemen, passando per lo stesso Iraq – dovrebbe essere quella di far crescere dall’interno del paese un moto, anzitutto culturale, di messa in discussione della teocrazia. I presupposti ci sarebbero: già in passato, soprattutto dopo le elezioni presidenziali del 2009, i cittadini iraniani hanno mostrato, con una eroica protesta repressa nel sangue, di non poterne più di un potere così oppressivo. Ma se si indeboliscono i Rohani (cioè i moderati o i riformatori, come il presidente uscente), è normale che vengano su i Raisi. Siamo dentro una logica politica elementare a cui oggi la dirigenza statunitense non può che fare ritorno, pur nelle mutate, più difficili, condizioni.

Al momento, invece, quegli iraniani che non si sono recati alle urne, attuando così una forma di dissenso contro gli arbìtri del regime, quale sponda hanno trovato in un Occidente che, con le sanzioni, li costringe a tirare la cinghia?

1.075
Archiviato inEditoriale
TagsEbrahim Raisi elezioni presidenziali Iran regime teocratico Rino Genovese sciismo

Articolo precedente

Forestali. Le parole del costituzionalista Volpi

Articolo successivo

Sulla tassazione delle ricchezze

Rino Genovese

Articoli correlati

Il destino dei curdi: verso una pacificazione asimmetrica?

Guerre parallele

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dello stesso autore

La morte di Habermas e la guerra in Medio Oriente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Dall’Italia alla Germania, un “déjà vu”

Il Far West dell’estrema destra e noi

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA