Vi abbiamo già parlato su “terzogiornale” della falsa riforma dei Forestali che, nel 2016, azzerò un corpo prezioso per la salvaguardia dei nostri territori cedendolo come un ramo secco dello Stato all’Arma dei carabinieri. Abbiamo sentito diversi protagonisti e svolto alcune analisi che vengono ora pienamente confortate dalle parole di un autorevole e apprezzato costituzionalista, Mauro Volpi, ascoltato dalle commissioni Difesa e Affari costituzionali della Camera, nell’ambito dell’esame di alcuni disegni di legge che si propongono di ripristinare un’amministrazione autonoma della Forestale sottraendola all’inutile, anzi dannosa, disciplina militare.

Volpi, noto come strenuo difensore dei diritti civili, in questa audizione ha infatti sottolineato alcuni aspetti di grande interesse relativi alla questione che ci sta a cuore. Innanzitutto il costituzionalista ha ricordato che la riforma del 2016, presentata come una novità per garantire più coordinamento e maggiore repressione dei reati ambientali, si risolse in ben poca roba, peraltro segnata da una venatura ideologica, anzi da una furia ideologica, diremmo noi, che ha comportato, dice Volpi, lo smantellamento di interi comparti di quel corpo, come quello aviatorio fondamentale per gli incendi boschivi.

La prima grande conseguenza di quel ciclone normativo fu la soppressione di un corpo dello Stato che più e meglio di altri viveva in stretta connessione con le comunità locali: una caratteristica che derivava dalla sua organizzazione, dalla sua missione, dalla sua vocazione, dalla sua governance.

Il secondo aspetto rilevato dal professor Volpi riguarda lo status militare che ha comportato una perdita secca, immediata, inappellabile dello stato civile di tutto il personale. Non priva di riferimenti polemici la sua valutazione in relazione a una sentenza della Corte costituzionale nella quale si sostiene che la riforma abbia garantito una libertà di scelta all’ex personale del corpo: libertà assolutamente negata nella realtà.

Le generiche motivazioni di efficienza e di risparmio economico, peraltro nient’affatto provate, con cui è stata giustificata la riforma, non possono senza alcun dubbio bilanciare la perdita di diritti che l’azzeramento delle Guardie Forestali ha comportato.

Per chi voglia ascoltare le esatte parole usate dal professor Volpi è disponibile l’audizione nel sito della Camera : a noi sembrano considerazioni piuttosto importanti, soprattutto se legate alla sua conclusione. Volpi afferma che il fatto che un corpo civile possa essere trasformato in una struttura militare, per generiche esigenze di riduzione dei costi o di rapidità nella gestione di alcune operazioni, costituisce un precedente di estrema pericolosità.

Sono considerazioni che valgono di per sé la battaglia che molti sindaci, insieme alle rappresentanze delle ex Guardie Forestali, stanno conducendo per ottenere una sacrosanta retromarcia che riporti un po’ di buon senso nella difesa dei nostri boschi, ricostituendo il corpo all’interno di un dipartimento di sicurezza civile.

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