• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Spunta la loggia Ungheria: nuovi arresti nella vicenda dell’Ilva

Spunta la loggia Ungheria: nuovi arresti nella vicenda dell’Ilva

8 Giugno 2021 Guido Ruotolo  1495

E adesso che dirà il segretario del Pd Enrico Letta sull’Ilva di Taranto? In altri tempi, non poi tanto lontani, bastava una sentenza del Consiglio di Stato, o una assoluzione in tribunale, per chiudere la partita. Insomma per continuare come se nulla fosse, sia pure appellandosi alla vigilanza ambientale. Ma proprio in queste ore due vicende apparentemente scollegate tra loro potrebbero imprimere un colpo d’accelerazione al destino della più grande acciaieria d’Europa.

La procura di Potenza, infatti, ha appena ottenuto arresti in carcere, ai domiciliari e misure interdittive per una associazione criminale finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, ai tentativi di aggiustare inchieste e processi. Due i personaggi chiave: l’ex procuratore di Trani e Taranto, Carlo Maria Capristo, oggi pensionato e solo per questo non finito in carcere, e l’avvocato Piero Amara, faccendiere già agli onori della ribalta per aver raccontato dell’esistenza della loggia Ungheria, una confraternita paramassonica, di cui abbiamo parlato su “terzogiornale” in questo articolo.

Questa associazione è riuscita a far gestire nei fatti l’acciaieria da un suo componente, Nicola Nicoletti, consulente dei commissari che gli avevano dato carta bianca nella conduzione dell’acciaieria, e che era riuscito a condizionare le scelte circa gli incarichi difensivi da parte dei dirigenti Ilva finiti sotto processo. L’avvocato Amara era così riuscito a ottenere due incarichi dall’Ilva: consulente nel processo per il disastro ambientale e per quello riguardante l’incidente sul lavoro che aveva provocato la morte di un operaio.

Una seconda vicenda è l’imminente decisione del Consiglio di Stato sulla chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, chiesta dal sindaco Pd e accolta dal Tar.

Potremmo trovarci quindi alla vigilia di un terremoto economico, industriale, ma anche politico e culturale. La sensazione è che ormai l’Ilva che conoscevamo non ha più un futuro. Che il ciclo integrale con gli altiforni e il carbone andranno in pensione. E che il futuro sarà quello dell’acciaio “green”. Impianti che andranno a idrogeno verde e blu, per esempio. La questione ancora aperta – escludendo l’esito più radicale, quello della chiusura della acciaieria – è semmai sui tempi della riconversione, e dunque sulla necessità di una fase di transizione che veda ancora l’utilizzo di materiali fossili, che si spera siano meno inquinanti di quelli utilizzati finora.

Il dilemma lavoro e/o salute ha provocato storicamente profonde lacerazioni nel movimento operaio e nella sinistra. Oggi, però, lo scenario si sta capovolgendo. E si guarda a sabato, quando il segretario del Pd, partito di governo, espliciterà la sua posizione.

Sono due gli elementi che giocano a favore di una scelta netta di Enrico Letta. L’iniziativa del sindaco Pd di Taranto, che ha dato un ultimatum di sessanta giorni all’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, per chiudere gli altiforni, l’area a caldo. E le parole pronunciate dal presidente della Puglia, Michele Emiliano, l’altra sera: “È inevitabile la chiusura dell’area a caldo, all’indomani della sentenza della Corte d’assise di Taranto che ha riconosciuto la strage (ambientale) dolosa e non colposa”.

Del resto un governo che ha, tra i suoi ministeri, quello della riconversione ecologica se non si occupasse di Taranto e della ex Ilva sarebbe del tutto inutile. Palazzo Chigi deve prendere atto che a Taranto l’acciaieria ha provocato un disastro ambientale. E non vale il discorso che la sentenza emessa è di primo grado, e che si deve aspettare la decisione dei giudici d’appello e della Cassazione. L’onere della prova che l’ex Ilva non inquina spetta all’azienda.

Sono passati nove anni da quando la magistratura tarantina ha commissariato l’Ilva, ha dato delle prescrizioni rigide da seguire per tamponare il disastro ambientale. Si è aperto un conflitto tra il potere politico e quello giudiziario. I vari governi hanno cercato in tutti i modi di ridurre al minimo l’impatto delle ordinanze della magistratura.

Colpisce il diffuso inquinamento ambientale delle varie magistrature a vario titolo coinvolte nella vicenda Ilva.

La banda Amara-Capristo è una diramazione di quel gruppo di potere che Amara aveva cementato con il magistrato ex Csm Palamara, su cui abbiamo pubblicato varie puntate a firma Rita Di Giovacchino su “terzogiornale”, di cui qui la prima.

Nelle diverse inchieste, aperte dalle procure di mezza Italia (da Messina a Roma e a Milano), vi sono tracce di corruzione anche di giudici amministrativi e favori e raccomandazioni chiesti anche al Consiglio superiore della magistatura. Come si può essere fiduciosi che la sentenza del Consiglio di Stato non risenta di “compatibilità” esterne? Come credere in un giudizio avulso da condizionamenti, dopo quello che sta emergendo dalle ultime inchieste delle procure della Repubblica?

E perché ancora oggi dovremmo salvarci l’anima affidandoci alle sentenze dei magistrati? Il problema continua a essere il vuoto della politica. Di una politica che riesce solo a sopravvivere.

Se il Consiglio di Stato dovesse annullare la decisione del Tar, Taranto potrebbe mai sopportare l’offesa che tutto torni come prima?

Siamo in un vicolo cieco. Qualcuno riduce la questione Taranto a un conflitto tra magistratura e politica. Non è così. È ingeneroso se si pensa alle centinaia di vittime del lavoro e dell’inquinamento. Serve subito una grande bonifica ambientale e sociale, mentre si organizza una produzione d’acciaio “green”. Sono stati sprecati nove anni di chiacchiere, finora. Sarebbe il caso di passare ai fatti.

1.507
Archiviato inEditoriale
TagsCarlo Maria Capristo Enrico Letta Guido Ruotolo Ilva loggia Ungheria Piero Amara

Articolo precedente

Tasse sulle imprese, quanto vale il quindici per cento deciso dal G7?

Articolo successivo

America latina, elezioni nell’epoca del disordine

Guido Ruotolo

Articoli correlati

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Dello stesso autore

Ex Ilva, il gioco dell’oca

Ex Ilva, ancora in attesa

Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo

L’ex Ilva e il ministro della catastrofe

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA