• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Bergoglio avvia il processo di pace nell’islam

Bergoglio avvia il processo di pace nell’islam

In Iraq il papa ha gettato le basi perché l’incontro tra le grandi religioni, nel nome di una comune cittadinanza, possa garantire una forma civile di convivenza: sarebbe la fine della moderna “guerra dei trent’anni” in Medio Oriente

9 Marzo 2021 Riccardo Cristiano  1075

Una diffusa storiografia araba invece che di “crociate” preferisce parlare di “guerre dei Franchi”. Non al papa dell’epoca, infatti, attribuiscono quelle guerre, ma ai re franchi che ne ebbero vantaggio a discapito dell’impero cristiano bizantino. Anche il papa ne ebbe beneficio, essendo franco di origini e riducendo il peso del patriarca di Costantinopoli; ma questa storiografia araba attribuisce peso prevalente alle scelte politiche e militari dei re franchi. Eppure, non fu il papa a invocare la prima crociata al grido di “Dio lo vuole”? Così risulta; ma in quel discorso, pronunciato al Concilio di Clermont nel 1095, papa Urbano II disse parole forse più importanti, che i re franchi capirono bene: “Questa terra che voi abitate, serrata d’ogni parte dal mare o da gioghi montani, è fatta angusta dalla vostra moltitudine, né è esuberante di ricchezza e appena somministra di che vivere a chi la coltiva. Perciò vi offendete e vi osteggiate a vicenda, vi fate guerra e tanto spesso vi uccidete tra voi. Cessino dunque i vostri odi intestini, tacciano le contese, si plachino le guerre e si acquieti ogni dissenso e ogni inimicizia. Prendete la via del santo Sepolcro…”. Non si spinge, nella versione ufficiale, a parlare di umane ricompense anche in nome di interessi di sicurezza immediata e maggiore benessere futuro, ma l’intento sembra evidente. 

Se si guarda con lo stesso distacco alla terribile guerra dei trent’anni che dilaniò l’Europa nel Seicento, potrà emergere l’idea che in conflitto ci fossero usi politici delle religioni, a cominciare da quello dell’imperatore asburgico. Di tutto questo, però, in occasione del viaggio del papa in Iraq si è parlato poco. Sembra normale, ma una diversa comprensione del rapporto tra religione e politica conta. Il mondo islamico è percorso da una guerra tra opposti imperialismi, determinati a conquistare lo spazio islamico. Un impero è quello persiano, oggi iraniano, che ha nella versione sciita dell’islam (deturpata dall’eresia khomeinista, cioè teocratica) la sua religione di Stato. L’altro è quello saudita, che ha nella versione sunnita dell’islam (deturpata dall’eresia wahabita) la sua religione. Per una di quelle strane coincidenze della storia, questa guerra dura ormai proprio da trent’anni, da quando si innescò la guerra tra integralismi islamici. La vittoria antisovietica dei mujaheddin in Afghanistan, sostenuti dai sauditi, fu sfidata, nel giorno stesso del ritiro sovietico, dalla fatwa khomeinista contro Salman Rushdie: la guerra dei trent’anni per la conquista dell’islam è cominciata allora. Ed è stata combattuta ricorrendo a terribili milizie, che hanno seminato morte e distruzione in tutto lo spazio che va dall’area del Golfo persico al Mediterraneo. 

I problemi sono aggravati da tanti altri interessi e coinvolgimenti, ma chi ha deciso di cominciare a risolvere il problema cercando di scoprire i volti politici degli imperialismi nascosti dietro usi deformati delle fedi è stato un vescovo di Roma, Jorge Mario Bergoglio. Andando nella sede della principale università islamica sunnita al-Azhar, nel 2017 al Cairo, ha creato le condizioni per la firma con il suo rettore, nel 2019, del documento sulla fratellanza. Questo documento, per il quale tutti i fratelli sono uguali davanti a Dio e quindi anche tra loro, fonda la scelta dell’uguale cittadinanza a prescindere dalla religione del governante. Con il suo pellegrinaggio in Iraq, Bergoglio ha portato questi valori e questa visione nella città santa di tutti gli sciiti del mondo, a Najaf. Incontrando l’ayatollah al-Sistani si è sentito dire: “Gli uomini sono o fratelli per religione o uguali per creazione. Nella fratellanza è l’uguaglianza, ma sotto l’uguaglianza non possiamo andare”. Il principio è fissato, sebbene in termini generici, ma è fissato, e dopo solo mezz’ora di colloquio. C’è dunque la possibilità concreta di valutare un viaggio del genere, salutato ufficialmente con entusiasmo dall’imam di al-Azhar, prescindendo da questo ruolo di facilitatore di una sconfessione pan-islamica dell’uso politico della religione a fini di conquista?  

In ballo c’è il futuro della pace: non solo in Iraq ma in tutto lo spazio mediterraneo. Solo l’incontro tra le grandi religioni nel nome della comune cittadinanza, cioè della sovranità dello Stato nel rispetto dell’identità di ogni cittadino, può garantire una forma civile di convivenza. Il sogno della fratellanza umana Bergoglio non può realizzarlo da solo; ma l’impresa che ha avviato è sorprendente, anche per la rapidità con cui rende concreti processi che sembravano impensabili. 

1.099
Archiviato inArticoli Papa
Tagsal sistani Iraq islam papa Riccardo Cristiano sciiti sunniti

Articolo precedente

La Germania insegue la lepre inglese nella corsa ai vaccini

Articolo successivo

Pd e 5 Stelle, le due crisi che si parlano

Riccardo Cristiano

Seguimi

Articoli correlati

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Il papa, la pace e gli “atei devoti” di sinistra

Bergoglio sempre peggio

Bergoglio e la “frociaggine”

Dello stesso autore

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Becciu, processo al clericalismo

Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

Bergoglio papa della “rivoluzione pluralista”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
La questione delle “città intelligenti”
Agostino Petrillo    3 Giugno 2026
Come la sinistra francese si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    1 Giugno 2026
Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose
Paolo Andruccioli    29 Maggio 2026
Ultimi articoli
Vivere da sfruttati, morire di caporalato
Guido Ruotolo    8 Giugno 2026
Stragi del 1993: archiviazione per Dell’Utri (e Silvio)
Stefania Limiti    5 Giugno 2026
Israele verso il voto
Eliana Riva    5 Giugno 2026
Accordo di cooperazione militare tra la Russia e i talebani
Marco Santopadre    4 Giugno 2026
Primo turno delle presidenziali in Colombia
Claudio Madricardo    3 Giugno 2026
Ultime opinioni
Ecco a voi Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente
Giorgio Graffi    25 Maggio 2026
Scure del governo sulla filosofia: fuori Marx e Spinoza
Stefania Tirini    19 Maggio 2026
Ancora sulla massoneria e le sue lotte interne
Guido Ruotolo    12 Maggio 2026
Tra 25 aprile e primo maggio
Rino Genovese    5 Maggio 2026
Una critica della geopolitica
Claudio Bazzocchi    30 Aprile 2026
Ultime analisi
Negli Stati Uniti è cominciata la crisi fiscale
Massimo Florio*    8 Giugno 2026
Venezia, analisi di una sconfitta
Claudio Madricardo    28 Maggio 2026
Ultime recensioni
Un film contro tutte le guerre
Marianna Gatta    13 Maggio 2026
Indagini sulla violenza
Katia Ippaso    6 Maggio 2026
Ultime interviste
Ex Ilva, a che punto siamo
Guido Ruotolo    18 Maggio 2026
Un libro ricostruisce il genocidio dei comunisti indonesiani
Marco Santopadre    15 Maggio 2026
Ultimi ritratti
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Anna Politkovskaja e la costellazione del coraggio
Laura Guglielmi    11 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA