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La Germania insegue la lepre inglese nella corsa ai vaccini

9 Marzo 2021 Agostino Petrillo  959

La Germania prova a mettere il turbo. La campagna vaccinale, avviata già nel dicembre scorso, e che finora ha proceduto con ritmi piuttosto sostenuti rispetto al nostro paese (quasi sette milioni di tedeschi hanno ricevuto la prima dose e due milioni hanno fatto anche il richiamo), è stata però giudicata troppo lenta dalle autorità. Il modello inseguito è chiaramente quello del Regno Unito, anche se la lepre inglese con 450.000 vaccinati alla settimana appare troppo lontana per poter essere raggiunta dalla tartaruga tedesca che viaggia al ritmo di 170.000. Ma, come ricordano ormai ossessivamente i media tedeschi, anche Israele ha fatto di meglio, somministrando almeno la prima dose a oltre metà della popolazione nel giro di pochi mesi, e persino gli Stati Uniti, pur partiti in ritardo, stanno procedendo con ritmi superiori.

La Merkel non è per nulla soddisfatta, si è pubblicamente lamentata dell’andazzo e ha aumentato le pressioni sulla STIKO (Ständige Impfkommission, commissione permanente sui vaccini) perché siano velocizzate le procedure. L’allarme per l’incombere di una terza ondata della pandemia, dai contorni difficilmente circoscrivibili data la moltiplicazione delle varianti, spinge il governo tedesco a imporre un’accelerazione. Uno studio della Università Humboldt di Berlino ha valutato che una prima tornata vaccinale di massa potrebbe salvare la vita di almeno 10-15.000 persone, salvaguardando principalmente le popolazioni maggiormente a rischio. Così anche la Germania pare propendere per una prima vaccinazione di massa a qualunque costo, sulla scorta del modello inglese. Questo nuovo orientamento sta portando progressivamente a superare anche le prevenzioni che ancora persistevano rispetto all’impiego del vaccino prodotto ad Oxford da AstraZeneca, il cui utilizzo, prima sconsigliato per gli over 55, è stato progressivamente esteso prima alla fascia 55-65, e da ultimo anche alle età superiori. E in effetti AstraZeneca era stato in un primo momento “snobbato” dai tedeschi sulla base di studi che denunciavano una limitata efficacia nei confronti della popolazione più anziana, e per questo motivo molte dosi giacevano inutilizzate nei refrigeratori.

Non era solo la Germania a esprimere un certo scetticismo, vale la pena di ricordare che anche il presidente francese Emmanuel Macron aveva pubblicamente affermato, ancora lo scorso gennaio, essere il vaccino elaborato a Oxford quasi del tutto inefficace per le fasce di età più elevate. È stata però proprio la Merkel a intervenire recentemente sgombrando il campo dalle residue perplessità menzionando studi recentissimi e ribadendo coram populo che AstraZeneca va benissimo per tutti, senza distinzioni di età.

Inoltre il timore per la velocità con cui si diffondono le varianti più aggressive del coronavirus sta spingendo la STIKO a riconsiderare, e potenzialmente a ignorare, le raccomandazioni della Agenzia europea per il farmaco ancora vigenti per quanto riguarda i richiami dei vaccini, richiami che in teoria non dovrebbero essere praticati oltre il limite delle quattro-cinque settimane. Nel Regno Unito ormai il richiamo è stato spostato a novanta giorni dalla prima iniezione e anche la Francia lo ha esteso a quarantadue. Le circostanze, giudicate “eccezionali”, e lo scarto tra disponibilità vaccinale, tempi materiali della vaccinazione di massa e incalzare della terza ondata inducono le autorità a trascurare le procedure di sicurezza consuete: il ministro della salute tedesco Jens Spahn ha affermato, qualche giorno fa, che nel caso di AstraZeneca il richiamo può essere effettuato anche entro dodici settimane dalla prima iniezione, il ministro ha inoltre aggiunto che per superare le pastoie burocratiche la legislazione attuale si dovrebbe adeguare in tempi brevissimi alle nuove indicazioni di somministrazione.

Sono state stabilite delle priorità nell’ordine da seguire per le vaccinazioni, e al primo posto troviamo gli ultraottantenni e le persone a rischio per gravi motivi di salute, ma anche i medici e il personale sanitario, seguono ultrasettantenni, docenti di ogni ordine e grado e forze di polizia e infine un terzo livello in cui troviamo ultrasessantenni con patologie. I centri in cui si vaccina sono sparsi in maniera capillare su tutto il territorio del paese e una serie di dati pubblicamente accessibili e aggiornati di giorno in giorno segnala l’andamento della pandemia nei vari Laender e nelle singole località. Così come ogni giorno sono disponibili i dati sui vaccini consegnati e su quali sono le percentuali di impiego dei diversi vaccini: Pfizer, Moderna e AstraZeneca.

D’altro canto tanta fretta è giustificata dal fatto che crescono anche in Germania le inquietudini per le varianti del virus provenienti dai paesi terzi: i dati che provengono dal Brasile, per esempio, sono giudicati estremamente preoccupanti, dato che gli scienziati hanno l’impressione che i paesi in cui l’epidemia non viene in alcun modo controllata e arginata divengano incubatori di varianti sempre più aggressive.

In ogni caso le misure introdotte e la corsa alla vaccinazione che il governo tedesco cerca a tutti i costi di promuovere hanno come obiettivo una riduzione del danno, non certo un rimedio completo al male, dato che, come ricordava il canale pubblico televisivo tedesco ZDF in una trasmissione di un paio di giorni fa, per raggiungere l’agognata immunità di gregge bisognerebbe vaccinare con il richiamo almeno il 60-70% della popolazione. Il traguardo appare dunque ancora lontano non solo per la Germania, ma per tutti i paesi europei.

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TagsAgostino Petrillo covid Germania vaccini

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