• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » I dolori del (non più) giovane Salvini

I dolori del (non più) giovane Salvini

Lega nella bufera, tra il transfuga Vannacci e Zaia

23 Giugno 2026 Paolo Barbieri  1678

È il 6 aprile del 2025. Siamo alla Fortezza da Basso di Firenze, dove si celebra il congresso della Lega. La foto circola ancora su Internet, è di quelle “iconiche”, espressione ampiamente abusata ma qui inevitabile. Roberto Vannacci e Matteo Salvini sono quasi abbracciati, fra le mani giunte dei due c’è la tessera della Lega appena consegnata all’eurodeputato e futuro vicesegretario del partito: per promuoverlo alla carica di vertice è stato cambiato lo statuto abolendo il requisito dell’anzianità di iscrizione. In uno slancio di servilismo, talora involontario, i giornalisti continuano a chiamare Vannacci con l’appellativo di “generale”, alimentando la sua immagine di uomo estraneo ai partiti e alla politica di palazzo: l’ennesimo, dopo Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro, Matteo Renzi, Beppe Grillo.

Non a caso, a poco più di un anno da quell’abbraccio, un sondaggio di Swg per La7 certifica la crescita inarrestabile di Futuro nazionale, la nuova creatura politica di Vannacci stimata al 5,3% al pari del partito di Salvini; un’altra rilevazione, YouTrend per SkyTg24, attribuisce a Futuro nazionale addirittura il sorpasso nelle intenzioni di voto, 5,9 contro 5,8%. Le sirene di allarme risuonano al massimo volume nel quartier generale salviniano, ed è ormai impossibile coprire le tensioni interne con la retorica unitaria sui “valori”. Salvini giura che di Vannacci non gli importa nulla, che i conti si faranno nelle urne elettorali, quelle vere, ma apre a “una riflessione sul vincolo di mandato” dato che “c’è gente che ha cambiato tre partiti”. E soprattutto – dato che il leader di Futuro nazionale sta “scippando” un po’ alla volta amministratori locali e parlamentari al partito di origine, che appare evidentemente poco attrattivo, alla luce del calo nei sondaggi –, in vista delle prossime elezioni politiche, un’eventuale vittoria del centrosinistra, per quanto per ora non pronosticabile, rischia di ridurre ai minimi termini la rappresentanza parlamentare dei leghisti.

“Siamo un po’ stanchi, tutti i giorni, di guardare i sondaggi di Vannacci”: in questa reazione alle domande dei cronisti da parte di Massimiliano Romeo, capogruppo leghista al Senato, segretario della Lega lombarda, una sorta di pontiere fra il leader e la Lega nordista dei “governatori” Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, alla quale è maggiormente legato, c’è una rappresentazione realistica del disagio che si vive nel partito. C’è addirittura chi si diverte a disseminare striscioni per le città italiane con la scritta “Zaia segretario”. I salviniani di stretta osservanaza cominciano a reagire: in una recente riunione lombarda, proprio Romeo e il presidente della Regione, Fontana, sono finiti nel mirino per le ricorrenti punzecchiature nei confronti del segretario. Da mesi, cresce la pressione nei confronti del leader, soprattutto perché venga riconosciuto un ruolo di primo piano a Zaia, che, dopo aver dovuto rinunciare alla carica di presidente quasi a vita del Veneto, a causa del “no” degli alleati alla liberalizzazione del terzo mandato (bocciato anche dalla Corte costituzionale), e dopo avere trascinato la lista leghista a un clamoroso 36% nelle ultime regionali, non intende certamente accontentarsi della poltrona di presidente del consiglio regionale.

L’ultima offerta, quella della “cabina di regia” territoriale, che muove i primi passi in questi giorni e che dovrebbe affiancare il vertice della Lega, è stata informalmente respinta al mittente dai fedelissimi del doge: che ci sta ma non lo considera un cambiamento significativo negli assetti del partito. I nordisti vagheggiano una “doppia Lega” federata sul modello del Patto Cdu-Csu in Germania, ma Salvini avverte: “Lo statuto non cambia”, se ne parla fra tre anni, al prossimo congresso. Lo scontro con Zaia rientra, a suo giudizio, nella categoria delle “beghe giornalistiche”: il che sembra dimostrare una qualche difficoltà ad affinare la narrazione sintonizzandola con la realtà del partito.

Tramontata, almeno apparentemente, la speranza di Salvini di tornare a fare il ministro dell’Interno (con quale motivazione si manderebbe via Matteo Piantedosi, indicato a suo tempo proprio dalla Lega e di cui è ormai dimenticato anche il passeggero scandaletto rosa?), il vicepresidente del Consiglio prova un rilancio personale facendosi votare, così riferisce lui stesso, da cinquemila elettori milanesi ai gazebo leghisti per il candidato sindaco. Resta inchiodato ai suoi compiti di responsabile delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma anche su questo versante le soddisfazioni per lui sono assai magre. Proprio nei giorni scorsi, un’altra giornata nera del traffico ferroviario lo ha costretto a far filtrare la sua “irritazione” nei confronti di Trenitalia. Irritazione un tantino contraddittoria con la frequente rivendicazione dell’impegno profuso nell’apertura di cantieri che, ovviamente, concorrono in modo significativo alle inefficienze del trasporto pubblico. Di recente, anche le inchieste giudiziarie sul Ponte e sui lavori per le Olimpiadi di Milano-Cortina hanno messo in questione, anche se in via preliminare, la credibilità della sua gestione ministeriale.

Insoddisfatto, sempre meno popolare anche fra i suoi, assediato dai sondaggi e dalle indagini della magistratura, Salvini per ora difende il suo “partito nazionale”, la svolta in direzione del cosiddetto sovranismo che lo ha portato a rilanciare una Lega che ha rilevato nel 2013 in profonda crisi (4% alle politiche) fino ad arrivare al clamoroso 34% delle europee del 2019. Il partito è spaccato ma nemmeno Zaia, con la sua visione di un rilancio del movimento “nordista”, appare come un credibile leader in grado di aggregare tutto il partito attorno a sé.

Per ora, quindi, al segretario basta l’appoggio dichiarato del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, uomo dalle fortissime relazioni con il potere economico e con le centrali decisionali europee ma dal modesto carisma personale: “Matteo Salvini è stato eletto dal congresso un anno fa e ora sta ascoltando tutti poi deciderà lui cosa fare…”, ha spiegato qualche giorno fa tirandosi fuori dall’elenco dei potenziali congiurati. I quali, secondo le letture più maliziose dei retroscena giornalistici, alla fine potrebbero scegliere di attendere che i risultati delle prossime politiche mettano fine, con la durezza dei numeri, all’avventura della Lega “Salvini premier”, come senza troppa modestia è stato ribattezzato il partito che fu di Umberto Bossi.

1.715
Archiviato inArticoli
TagsLega Luca Zaia Matteo Salvini Paolo Barbieri Roberto Vannacci

Articolo precedente

La troppo lunga storia del 41-bis

Articolo successivo

Regno Unito, le stelle cadenti e quelle (forse) nascenti

Paolo Barbieri

Articoli correlati

Salvini, il congresso ultima trincea

Cittadinanza, in arrivo norme aberranti

Vannacci in Calabria

I due volti di Conte

Dello stesso autore

Salvini, il congresso ultima trincea

Vannacci in Calabria

I due volti di Conte

Il cielo sopra Pontida (per ora) è sereno

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Legge elettorale: oltre trenta ricorsi alla Corte costituzionale
Stefania Limiti    13 Ottobre 2026
Ultimi articoli
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ex Ilva, quelle piazze da ascoltare
Guido Ruotolo    19 Ottobre 2026
Il Brasile verso il ballottaggio
Claudio Madricardo    16 Ottobre 2026
In India le manifestazioni dell’opposizione
Marco Santopadre    15 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA