• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Analisi » I conservatori, i progressisti e il mondo contemporaneo

I conservatori, i progressisti e il mondo contemporaneo

Potrebbe aprirsi una nuova lotta per l’egemonia: la destra sembra voler vincere sul senso comune, e la sinistra si ritrova, si direbbe a sua insaputa, al centro di un conflitto globale. Alcune riflessioni a partire da un articolo di Ezio Mauro

23 Maggio 2023 Michele Mezza  1658

“Perché i Sartre nascono solo da una parte?”, si chiedeva sconsolato il colonnello Mathieu, capo dei paracadutisti francesi inviati a sedare la rivolta in Algeria alla fine degli anni Cinquanta, nel capolavoro di Gillo Pontecorvo La battaglia di Algeri. Una domanda che riassumeva in maniera nitida e concisa un’intera letteratura politica sull’egemonia della sinistra nel dopoguerra. Egemonia culturale e sociale, di consenso politico e di senso comune – spiega Ezio Mauro su “la Repubblica” del 22 maggio, in un articolo nel quale esprime preoccupazione per un rischio di emarginazione completa di ogni voce problematica di sinistra, o anche solo democratica, in uno scenario che vede la destra cercare di sostituirsi, con la sua forza di sfondamento elettorale, al destino che vedeva i Sartre, cioè gli intellettuali di riferimento, nascere solo nel campo dei suoi antagonisti.

La distinzione fra consenso e senso comune che fa Mauro – il primo è un’espressione politica, spiega l’ex direttore del quotidiano romano, il secondo un’espressione sociale – mostra subito la faglia che separa il passato dal presente. Oggi, con le modalità e le relazioni di connessione diretta, punto a punto, i due concetti si identificano l’uno nell’altro, mutando sia la profondità sia la durata. Viviamo in uno stato d’animo in cui – lo riconosce lo stesso Mauro – il motore è una sorta di rancore diffuso, per cui “l’immaginario è stato mangiato dalla fatica del quotidiano”. Una fatica, si può aggiungere, in cui il vero tratto innovativo è l’ambizione, anche del più frustrato dei membri di questa comunità umana, di compararsi alle élite a cui si nega ogni legittimità distintiva. Per questo la politica si nutre – scrive ancora l’autore – “non sulla base di una visione ma di una delusione” per l’avversario. Chi governa o si distacca dalle élite, e si qualifica come underdog alla Meloni, o viene schiacciato dall’identificazione con i potenti.

Non è più l’emancipazione delle masse a illuminare “il sol dell’avvenire” (per richiamare la metafora del recente film di Nanni Moretti), quanto la singola e mutevole pretesa di raggiungere una forma di successo, di distinzione, di differenza, rispetto a tutti gli altri: io sono io, persino se sto male. In questo senso possiamo dire che la destra ha conquistato da tempo l’egemonia, sia politica sia sociale, almeno dalla metà degli anni Ottanta, quando iniziò quel fenomeno descritto caricaturalmente come “edonismo di massa”, che altro non era se non la pretesa dei poveri di vivere come i ricchi – ma individualmente.

Bauman ci regalò il concetto di “società liquida”, non prima di averci avvertito che stavamo transitando da una triade sociale segnata da “lavoro di massa-consumi di massa-mass media”, a un’altra in cui era centrale la relazione fra “lavori individuali-consumi personalizzati-media on demand”. Qui si scinde l’atomo del progresso come inevitabile sostituzione della grettezza del presente con un futuro radioso. E il “capitalismo della sorveglianza”, per dirla con Shoshana Zuboff, prende in mano il mondo, parlando con ognuno dei suoi miliardi di abitanti, grazie alla potenza di calcolo che rielabora e identifica i profili di ogni in virtù dell’inesorabile flusso di dati.

La sostituzione del lavoro manifatturiero con uno scambio permanente di simboli e dati è la matrice che rovescia la società del welfare di massa in una moltitudine di arrivisti e speculatori, persino nella miseria. La destra è la conseguenza di questa marmellata populista, che non riformula le relazioni sociali ma le subisce, perché non pratica forme di conflitto ma solo regimi pattizi momentanei. Questo tessuto malmostoso, tuttavia, non produce valori comuni, solo schegge che si bruciano nel momento in cui appaiono: non lucciole, fuochi artificiali. La creatività si realizza e trasforma in un altro ambiente: nella rete, dove le relazioni virtuali creano “metaversi” sociopolitici momentanei. In questo ambiente decide la potenza di calcolo privata, che in questi anni ha dominato sullo spazio pubblico.

Qualcosa potrebbe mutare con un incidente istantaneo. La multa di un miliardo e duecento milioni di euro comminata a Meta, il gruppo proprietario di Facebook, dall’Irlanda, sulla base della normativa europea, potrebbe cambiare lo scenario. Non solo e non tanto perché si tratta della sanzione pecuniaria più ingente della storia comunitaria, quanto perché è destinata a mutare il meccanismo stesso delle relazioni fra i singoli Stati e le grandi piattaforme della Silicon Valley e, più in generale, fra Europa e Stati Uniti.

La decisione comminata dall’authority irlandese, ritenuta peraltro la più morbida e accondiscendente con i grandi marchi della Silicon Valley, punisce una funzione essenziale di questi gruppi digitali: il trasferimento metodico di ogni dato raccolto su ogni utente europeo negli Stati Uniti. Diciamo banalmente: per la prima volta si sta applicando meticolosamente il Dgpr, il regolamento europeo che da quattro anni dovrebbe disciplinare il mercato digitale. La sanzione colpisce il cuore del sistema, quella pulviscolare profilazione che permette a ogni service provider di radiografare personalità e comportamenti degli utenti, trasformando poi i dati in istruzioni per gli inserzionisti.

In base a questa dinamica, l’ingente multa va a sanzionare l’illecito guadagno che in questi anni ha permesso a Facebook di diventare una potenza finanziaria planetaria. Ovviamente Meta ha già fatto sapere di fare opposizione, e di prepararsi a un lungo e arzigogolato contenzioso, che probabilmente è destinato a prolungarsi per alcuni anni. Ma nel frattempo il clima è già cambiato per gli invincibili samurai del calcolo. La multa europea arriva dopo una lunga serie di contrasti, che ha visto le istituzioni riprendere campo rispetto al dominio delle proprietà dei gruppi digitali. La svolta ha un nome e una data precisi: Cambridge Analytica, 2018. In quell’anno si apre l’inchiesta che illumina il più grande caso di inquinamento elettorale della storia. Le elezioni presidenziali del 2016, sorprendentemente vinte da Donald Trump, vengono pilotate da un sofisticato sistema di profilazione di alcuni milioni di elettori, dislocati nei sei Stati contendibili dello scacchiere statunitense, che permette a un altrettanto sofisticato quanto poderoso apparato di comunicazione personalizzata di arrivare direttamente sugli schermi di questi elettori, parlando a ognuno con i linguaggi e gli argomenti più intimi di questi cittadini americani. Un sistema allestito proprio sulla base dei dati raccolti e venduti da Facebook. Da quel momento, si è aperta una fase di risentimento e arroccamento delle istituzioni, che si sono accorte di essere bersaglio e ostaggio di queste tecniche di intromissione individuale.

Per venire solo agli ultimi mesi, abbiamo visto in Italia il garante della privacy mettere sotto scacco ChatGPT, il dispositivo di intelligenza artificiale, imponendole di adeguarsi proprio alle norme del Dgpr, cosa che i proprietari del sistema – la società OpenAI, posseduta da Micrsoft – ha prontamente fatto. E l’altro giorno, negli Usa, lo Stato del Montana ha deciso di interdire ai suoi cittadini l’uso di TikTok per fondati sospetti di complicità da parte della piattaforma, di proprietà di un gruppo cinese, con le autorità di Pechino nella profilazione degli utenti americani.

Oggi arriva la sentenza europea che blocca il disinvolto uso delle informazioni sugli utenti di Facebook. Il vento sta cambiando visibilmente. Ma dietro queste decisioni, soprattutto l’ultima, non si fa fatica a cogliere anche un’incrinatura dei rapporti delle autorità comunitarie con i loro colleghi americani. Infatti, il comportamento di riversare, con una frequenza di circa una volta ogni ora, tutti i dati accumulati in Europa nei server americani risponde non tanto a una logica industriale o di sicurezza aziendale, quanto a un accordo di collaborazione con il Dipartimento di Stato, che risale proprio al debutto sul mercato del social di Mark Zuckerberg. Come documenta il fortunatissimo saggio di Shoshana Zuboff, Facebook, al suo nascere, ebbe un sostanzioso e decisivo aiuto da parte delle autorità statunitensi che integrarono le informazioni che venivano raccolte dal nuovo social con i propri archivi. Lo stesso si è detto di Google. Diciamo che tutta la mitologia dei ragazzi di talento, che in un garage inventano il nuovo mondo digitale, va rivista alla luce di manine comprensive e interessate, che da Washington hanno incoraggiato e vincolato i nuovi sistemi social.

Dopo vent’anni esatti, nonostante il ruolo che molti di questi talentuosi manager oggi stanno giocando nella guerra in Ucraina accanto alle forze di Kiev, l’Europa sembra voler porre fine a un dominio che ha visto gli americani spadroneggiare sul mercato dei dati, e sconvolgere, di conseguenza, l’intero assetto del mondo dell’informazione e della cybersecurity. Ora potrebbe appunto aprirsi un’altra storia. Potrebbe.

Torna al centro della scena lo Stato, ma ancora di più la comunità, che individua un altro bersaglio: la potenza privata che sequestra le opportunità delle nuove tecnologie. Si anima quel deserto sociopolitico che è la società digitale, e si innestano conflitti che potrebbero ridare forma a organizzazioni degli interessi e delle volontà: qualcosa che assomiglia a un antico partito e riproduce un antico linguaggio, quello della cultura come forma di una identità uniforme di ceti e di gruppi. Potrebbero.

1.715
Archiviato inAnalisi
TagsCambridge Analytica consenso politico destra Ezio Mauro mercato dei dati Meta Michele Mezza Montana multa europea senso comune sinistra società digitale tiktok

Articolo precedente

Morire di carcere (4)

Articolo successivo

Chi ha ucciso il ponte Morandi?

Michele Mezza

Articoli correlati

Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe

Opposizione, ci vuole una visione del mondo

Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere

Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA