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Home » Articoli » Il mistero della loggia Ungheria. Assolto il pm Storari

Il mistero della loggia Ungheria. Assolto il pm Storari

Per il pubblico ministero resta aperto il procedimento disciplinare riguardante il trasferimento dalla procura di Milano per incompatibilità ambientale

8 Marzo 2022 Stefania Limiti  1238

L’unica certezza che abbiamo, nell’opaca storia della loggia Ungheria, è che il pubblico ministero di Milano, Paolo Storari, non ha commesso il reato di rivelazione del segreto d’ufficio quando, nell’aprile di due anni fa, in pieno lockdown, ha consegnato all’allora membro togato del Consiglio superiore della magistratura, Piercamillo Davigo, una copia dei verbali di Piero Amara, ex avvocato esterno dell’Eni, su un presunto consesso massonico. Il gup di Brescia, Federica Brugnara, due giorni fa, ha assolto il pubblico ministero milanese processato con rito abbreviato; l’accusa bresciana aveva chiesto una condanna a sei mesi, il minimo della pena. Storari, con quel gesto oggi ritenuto in buona fede, voleva assicurarsi che le indagini sulla loggia – lui, con la collega Laura Pedio, aveva raccolto le confessioni di Amara –venissero fatte, perché si era persuaso che la procura milanese – guidata da Francesco Greco oggi in pensione, archiviato un mese fa un procedimento contro di lui – fosse inerte, anzi avesse proprio messo un freno a indagini indispensabili per sapere se le dichiarazioni di Amara fossero vere oppure solo basse calunnie.

Storari è comprensibilmente assai sollevato; e un’assoluzione è in effetti una buona notizia per tutti, ma il cortocircuito nel quale è piombata la principale procura della Repubblica resta un fatto certo e sconcertante: la forza centrifuga è nata in un procedimento per corruzione contro il colosso energetico nazionale, l’Eni, uscito indenne con un’assoluzione. L’attendismo dei vertici della procura, lamentato da Storari, sarebbe stato motivato dal loro timore che un approfondimento delle indagini sulla loggia potesse colpire la credibilità di Amara, le cui dichiarazioni sulla corruzione dell’Eni in Nigeria, insieme a quelle di Vincenzo Armana, erano centrali nel processo sul presunto depistaggio delle indagini da parte di Eni, in cui l’accusa dei pm, Laura Pedio e Fabio De Pasquale, è stata poi affondata nel giudizio finale. Aperta sempre a Brescia – procura competente per i reati dei magistrati milanesi – una indagine per omissione d’atti di ufficio contro il procuratore aggiunto Laura Pedio, e per rifiuto d’atti d’ufficio per l’aggiunto Fabio De Pasquale e il sostituto Sergio Spadaro. Tutti accusati, da Storari, di non aver valorizzato elementi di prova favorevoli all’Eni in quel processo per corruzione. 

Resta in piedi il procedimento contro Camillo Davigo, ex componente del Csm ora in pensione, accusato di avere diffuso quelle carte con i verbali di Amara sulla loggia Ungheria ad altri componenti dell’organo di autogoverno della magistratura, compreso il vicepresidente David Ermini, che ne parlò con il presidente Mattarella – lo ha detto lo stesso Ermini –, e anche a un parlamentare (Morra, presidente dell’antimafia) in modo “informale e senza alcuna ragione ufficiale”. Il dibattimento comincerà davanti al tribunale della cittadina lombarda il prossimo 20 aprile.

Per Storari resta aperto il procedimento disciplinare presso la procura generale della Cassazione e quello aperto al Csm per decidere, in via definiva (dopo che è stata respinta la richiesta in via cautelare), se Storari debba essere trasferito oppure no dalla procura di Milano per incompatibilità ambientale. Una passeggiata, con tutto il rispetto delle alte istituzioni chiamate a giudicare, in confronto a un processo penale.

Detto ciò, del presunto consesso massonico loggia Ungheria – così denominato, pare, in omaggio alla piazza romana dove si sarebbero incontrati gli affiliati – avrebbero fatto parte magistrati, politici, avvocati, generali, banchieri, funzionari, imprenditori, alti prelati vaticani. Amara andò in tv a dire che aveva prove da vendere. Sembra la storia di una novella P2 che dovremo dimenticare: se anche fosse tutto vero, gli affiliati hanno avuto abbastanza tempo per fare sparire con calma e massima cautela ogni prova.

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Tagsloggia Ungheria Paolo Storari Piercamillo Davigo Stefania Limiti

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