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La crisi dei 5 Stelle e i destini del fronte progressista

25 Gennaio 2022 Guido Ruotolo  1453

E chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato così periglioso il viaggio dei 5 Stelle nel mondo delle istituzioni. Ora rischiano di naufragare ancora prima di essere arrivati alla fine del viaggio. Il comandante di questa che è sempre più una nave alla deriva, Giuseppe Conte, è consapevole di non controllare i suoi parlamentari, e dunque di non poter rassicurare i suoi alleati. Nonostante ciò, prova a costruire un protagonismo che si infrange contro la dura realtà della crisi di credibilità del movimento.

I 5 Stelle non sono più affidabili. Per nessuno. E Conte prova ad alzare la posta in gioco lanciando candidature impossibili per Palazzo Chigi o il Quirinale, come quella della coordinatrice dei servizi segreti, Elisabetta Belloni, che sicuramente è stata una affidabile servitrice dello Stato, ma che, per il ruolo che ricopre oggi, non è proponibile né come presidente della Repubblica né come premier. Conte fa di tutto per marcare una differenza con i suoi alleati, il Pd e Leu. Il venir meno, il non essere più affidabile, l’implosione dei 5 Stelle rappresenta comunque una catastrofe per chi contava su questo alleato, se volete scomodo – il Pd e Leu – per fare squadra, per costruire un’alternativa credibile al centrodestra. 

I sondaggi sono generosi con il movimento che fu di Beppe Grillo – finito nell’oblio dopo essere stato indagato dalla procura di Milano per traffico di influenze nella inchiesta che vede coinvolto l’armatore di Moby, Onorato –, e che oggi cerca nuovi padri fondatori. Se si andasse al voto, i 5 Stelle prenderebbero il 16% dei voti. Sondaggio generoso, anche se conferma l’emorragia dei voti grillini rispetto alle ultime politiche, quando fecero il pieno, con il 32% dei consensi.

Colpisce il silenzio imbarazzato di alleati e avversari, sulla vicenda dell’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro. Che, secondo le agenzie di stampa, rischia di finire sotto procedimento disciplinare dei 5 Stelle, perché avrebbe incontrato Matteo Salvini, senza avere il mandato dal partito, per offrire un pacchetto di voti da far convergere sulla candidatura al Quirinale di Giulio Tremonti, l’ex ministro della Economia berlusconiano. 

Ricordate la vicenda che vide coinvolto Silvio Berlusconi nella compravendita di senatori per far cadere, nel 2008, il governo Prodi? In particolare il passaggio dal centrosinistra al centrodestra del senatore Sergio De Gregorio? Tre milioni di euro fu il prezzo della “corruzione impropria” (questo il reato per cui Berlusconi fu condannato in primo grado, ma successivamente intervenne la prescrizione). E cosa ha promesso Salvini a Fraccaro e ai suoi? Perché nessuno ha sollevato la questione Fraccaro? 

Sono queste ore di vigilia per la fumata bianca che porterà al Quirinale il nuovo presidente della Repubblica. Mai come oggi sarebbe un azzardo lanciare ipotesi sui nuovi eletti. Perché in gioco non è solo l’elezione del capo dello Stato, ma anche la conferma o l’ingresso del nuovo inquilino di Palazzo Chigi.

Sono momenti in cui si materializza anche lo spettro delle elezioni politiche anticipate. Vediamo che cosa accadrà nelle prossime ore, consapevoli che la crisi dei 5 Stelle impone scelte e strategie innovative nella sinistra che c’è, nel Pd e Leu innanzitutto. Sarebbe suicida pensare di trarre vantaggi dalla crisi grillina. Bisogna pensare a una nuova strategia politica. Molto dipenderà dalla tenuta della legislatura. Un anno di tempo per riorganizzare il fronte progressista e democratico diventa un obiettivo decisivo. 

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Tags5 stelle elezioni capo dello Stato fronte progressista Giuseppe Conte Guido Ruotolo Leu partito democratico quirinale Riccardo Fraccaro

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