Discendente del più importante ayatollah della storia contemporanea dello sciismo, l’accademico al-Khoei, nei giorni scorsi, ha reso noto in un’intervista al sito alarabyah.net che si sta lavorando a un incontro tra la principale autorità teologica dell’islam sunnita, lo sceicco Ahmad al-Tayyeb, rettore dell’Università islamica di al-Azhar, e la principale autorità teologica dell’islam sciita, l’ayatollah al-Sistani. L’incontro dovrebbe avere luogo nella città santa degli sciiti, Najaf, dove risiede al-Sistani. Le massime autorità politiche irachene hanno invitato lo sceicco al-Tayyeb, poche ore dopo la conclusione della visita in Iraq di papa Francesco; e l’incontro verterebbe ovviamente sulla fratellanza umana, tema sul quale Bergoglio ha firmato uno storico documento congiunto con al-Tayyeb e su cui ha avuto un colloquio di evidente convergenza con al-Sistani, a Najaf. Il processo teologico-diplomatico avviato da Francesco anni fa verte proprio su questo. Portare l’islam a riscoprire il valore del pluralismo religioso vuol dire accompagnarlo a riconoscere anche il proprio pluralismo interno. Una svolta epocale.

L’incontro tra l’ayatollah e lo sceicco significherebbe che sunniti e sciiti si riconoscono reciprocamente, per la prima volta, come ricchezza gli uni per gli altri, e non come nemici. Nel documento firmato da Francesco e al-Tayyeb si legge: “La libertà è un diritto di ogni persona: ciascuno gode della libertà di credo, di pensiero, di espressione e di azione. Il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà di essere diversi. Per questo si condanna il fatto di costringere la gente ad aderire a una certa religione o a una certa cultura, come pure di imporre uno stile di civiltà che gli altri non accettano”. Questa è la fine del suprematismo teologico, della discriminazione religiosa o settaria, in breve del fondamentalismo esterno e interno. L’incontro significherebbe portare questa enorme novità in un mondo islamico che vede sunniti e sciiti combattersi con le armi in pugno in Siria, in Iraq, nello Yemen, e non solo – e farlo nel nome dell’odio per l’altro.

I sostenitori di questo enorme sforzo – per il quale Francesco ha speso risorse culturali, teologiche, viaggi, incontri, appelli, attenzioni, e ottenuto anche critiche feroci – sanno benissimo però che i nemici non sono pochi. Non sono paesi o popoli, ma gruppi o tendenze presenti in tutti i Paesi coinvolti e anche fuori di essi. Ciò che unisce gli oppositori dello sforzo di fratellanza di Bergoglio si chiama neo-manicheismo. Mani fondò il manicheismo nell’antica Persia, nel nome di una visione che, vedendo figli del Bene e figli del Male, diventa oggi opposizione tra comunità religiose: la mia è quella del Bene, le altre sono quelle del Male. Forte nel fondamentalismo che rifiuta tutte le altre religioni come false credenze, è forte ovviamente anche nelle dispute interne alle religioni, tra chi definisce la propria comunità come la figlia del Bene, depositaria della Verità, e l’altra come il Male infiltratosi nella vera fede.

L’emergere proprio in queste ore della ricandidatura di Ahmadinejad alle presidenziali iraniane consente di capire quanto i venti di guerra di questi ultimi giorni favoriscano i neo-manichei, di cui Ahmadinejad è un simbolo globalmente noto. Ahmadinejad, famoso per il suo antisemitismo viscerale, è un neo-manicheo apocalittico, convinto che si possa favorire un’accelerazione della fine del mondo. Quando era presidente dell’Iran fece preparare un plastico dell’autostrada del Mahdi, che voleva far costruire nel cuore di Tehran, per consentire il trasporto dell’imam nascosto – caratteristica figura della credenza sciita – ritornato alla fine dei tempi. L’autostrada sarebbe stata chiusa e riservata solo a lui. Ma tutto questo non deve far sorridere. Nelle ore drammatiche in cui si trasformano intenzionalmente le dispute territoriali in conflitti tra figli del Bene e figli del Male, figli di Dio e nemici di Dio, il riemergere di un personaggio del genere fa capire che i nemici del disegno di Francesco sanno che il sangue e la morte, così diffusi e orribili nel Medio Oriente, li aiutano a presentarsi come i soli custodi della salvezza e della giustizia, quella eterna. Così gli sviluppi cui assistiamo fanno capire quanto tutti i fondamentalisti siano terrorizzati dall’ipotesi dell’incontro tra il leader sunnita e il leader sciita, reso possibile dalla diplomazia della fratellanza vera e rispettosa delle diversità di Francesco. Quello che i guardiani di ogni rivoluzione religiosa non vogliono. Gli sviluppi mediorientali, purtroppo, ci fanno intendere quanti siano quelli che non vogliono l’incontro di Najaf. Ma questo dovrebbe farci comprendere anche la forza enorme della diplomazia e della teologia della fratellanza.