Il modo di contenere il flusso mestruale ha cambiato, nei secoli, la vita delle donne. Dall’antichità, in cui si usavano lana, tessuti, pelli di animali, papiro ammorbidito, per citare solo alcuni metodi, fino ad arrivare alla “rivoluzione” introdotta dall’uso degli assorbenti: esterni, con l’adesivo, e soprattutto interni, come i Tampax. Si può dire che l’emancipazione della donna sia stata accompagnata dalla possibilità, data dall’utilizzo di questo nuovo dispositivo per l’igiene intima, di governare quei giorni in cui, prima, era costretta a casa. Dopo l’introduzione degli assorbenti, le donne hanno potuto finalmente uscire di casa, essere autonome, controllare la propria vita, lavorare e svolgere tutte le mansioni che svolgevano nei giorni di assenza del ciclo. La libertà di movimento è anche una forma di libertà di pensiero.

Ma oggi, nel 2021, ci si scontra ancora con quell’escalation negli anni della tassazione degli assorbenti, un bene di largo consumo necessario, basilare nella vita di qualsiasi donna in età fertile, che sono tassati con aliquota al 22 per cento, come i beni di lusso. Al contrario, il rasoio da barba è tassato al 4 per cento. Come si può associare un assorbente ad un prodotto di élite? Una condizione che si aggiunge come altro importante elemento di difficoltà economica nel periodo delicato in cui stiamo vivendo.

In molti Paesi, tra cui anche Kenya (nel 2004) e India (nel 2018), l’aliquota sugli assorbenti è stata eliminata, mentre in Europa – dove siamo tra gli ultimi 6 paesi con l’Iva al di sopra del 21 per cento sui prodotti riservati alle donne – è notizia di alcuni giorni fa che la Francia, seguendo l’esempio della Scozia primo Paese al mondo ad attuare questa importante misura, ha deliberato la diffusione gratuita di assorbenti per l’igiene intima femminile in tutti gli atenei e residenze universitarie del Paese, a cominciare dal prossimo settembre. Lo ha annunciato la ministra per l’Insegnamento superiore e la Ricerca, Frédérique Vidal, che ha precisato come questo provvedimento – deciso dopo un lungo confronto con il parlamento, le organizzazioni studentesche e le associazioni – faccia parte di quell’azione di governo che punta a contrastare il disagio economico vissuto dai giovani, un tema molto sentito Oltralpe, tanto che lo stesso presidente Macron, a gennaio, ha varato l’introduzione di pasti a 1 euro nelle mense universitarie e assegni per andare dallo psicologo.

La situazione non è da sottovalutare: recenti ricerche evidenziano come un terzo delle universitarie francesi abbia bisogno di un aiuto economico per l’acquisto di prodotti di igiene intima, mentre il 13 per cento afferma di aver dovuto operare una scelta di acquisto tra gli assorbenti e un altro bene di consumo essenziale. “Sapere che una studentessa su dieci produce i propri dispositivi di protezione individuale perché non ha abbastanza soldi per comprarli e che una su venti usa la carta igienica, è stato un vero shock” ha commentato Anna Prado de Oliveira, la vicepresidente incaricata della lotta contro le discriminazioni presso la FAGE, Federazione delle Associazioni Generali degli Studenti, intervistata dal quotidiano Libération.

In Italia, dove certamente non godiamo di una situazione economica migliore rispetto a quella francese, per ora si è ottenuto solo il taglio dell’Iva dal 22 al 5 per cento esclusivamente per gli assorbenti compostabili che, oltre ad essere di difficile reperimento, sono anche più costosi degli altri. Per la riduzione della “tampon tax” allargata a tutti i tipi di assorbenti utilizzati per il ciclo mestruale, erano state riposte speranze nella legge di Bilancio 2021, poi infrante contro la sonora bocciatura della Commissione. Una sconfitta cocente per l’universo femminile, e anche per il Paese tutto: abbiamo bisogno di pensare a un nuovo welfare che possa partire da piccoli passi ma molto significativi, come il sostegno alle donne attraverso il taglio delle aliquote sui generi femminili di prima necessità.