• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Russia, vaccino a due velocità

Russia, vaccino a due velocità

Perché lo Sputnik all’estero è molto richiesto ma non gode della stessa popolarità in patria. L'analisi della situazione sanitaria del Paese pubblicata dal quotidiano "Komsomol'skaja Pravda"

25 Febbraio 2021 Giancarlo Castelli  1140

Il vaccino russo anti-Covid Sputnik V (a proposito: V sta per Vektor e non per il cinque in numeri romani antichi) va bene dappertutto, tranne che in Russia. Sono centinaia di migliaia le dosi vendute in diversi Paesi del mondo: dall’Argentina al Venezuela alla Serbia e alla Bolivia, tanto per fare qualche esempio. Per non parlare dei contatti in corso con l’Unione europea, con la Germania che vede con un certo favore l’introduzione del vaccino dell’istituto Gamaleya di Mosca nei prontuari nazionali per combattere il coronavirus. Ma è proprio in Russia che le cose non vanno come dovrebbero. Anzi, per l’esattezza, il piano di vaccinazione, da Mosca a Valdivostok, “gira a vuoto”, tanto per prendere in prestito il termine usato dal quotidiano Komsomol’skaja Pravda che ha pubblicato un articolo dettagliato sulla situazione sanitaria nel Paese per quanto riguarda la lotta al Covid.

A fronte di circa 150 milioni di abitanti e considerando il lancio della “vaccinazione di massa” annunciato dal presidente Vladimir Putin a partire dal 18 gennaio, i cittadini russi a cui è stato somministrato il vaccino, a oltre un mese di distanza, sono appena poco più di due milioni. L’accusa, piuttosto circostanziata, arriva peraltro da uno dei giornali russi più filo-Cremlino, come è appunto la Komsomol’skaja, che rincara la dose: i dati pubblicati sulla stampa non sono nemmeno certi perché al momento nessun istituto o organismo sanitario statale riesce a fornire con esattezza queste cifre. Di questo passo, osservano gli analisti, ci vorranno almeno 547 giorni (vale a dire un anno e mezzo) prima di poter raggiungere col vaccino tutta la popolazione russa, dagli Urali all’Estremo oriente del Paese.

Un motivo che giustifichi tanto disservizio è difficile da individuare. La Komsomol’skaja ne ipotizza cinque. Proviamo ad elencarli: innanzitutto, la produzione del vaccino è in mano ai privati. L’interesse commerciale (oltre al fattore politico rappresentato dal ritorno d’immagine a livello internazionale per un dispositivo allo stesso momento così urgente ed efficace, almeno a giudicare da articoli scientifici come quello pubblicato sulla prestigiosa rivista Lancet) è indubbiamente uno dei possibili motivi. In pratica, la distribuzione del vaccino nelle varie repubbliche, regioni o distretti della Federazione russa, è in mano a una società, la “Immunotekhnologij”, creata ad hoc dalla grande Cassa di risparmio russa, la Sberbank. Uno tra i paradossi di tutta la faccenda è che, come scrive la Komsomol’skaja, il vaccino Sputnik costa meno agli Stati esteri che all’interno del mercato russo stesso: fuori dai confini infatti il prezzo di una dose è di 1500 rubli (circa 20 euro o poco meno) mentre la tariffa imposta dal distributore in Russia è di 1942 rubli (quasi 25 euro). Dare una lettura logica a questo dato non è facile: potrebbe essere una tariffa “di favore” per venderlo all’estero (e incassare così in ritorno d’immagine per quanto riguarda l’efficienza del Paese) oppure qualcuno, all’interno dell’asfittica burocrazia russa, fa “lievitare” il costo per incassare qualcosa. La questione del prezzo delle dosi si va ad aggiungere ad una serie di problemi strutturali del sistema-Russia: la difficoltà di centralizzare i dati sul numero di vaccinazioni, a causa dell’immenso territorio e per il fatto che nelle diverse parti di quel territorio l’operazione viene gestita in modo diverso da un’istituzione a un’altra, creando confusione nella spedizione dei numeri reali. A tenere in mano il terminale della “vaccinazione di massa” annunciata da Putin, dovrebbe essere il ministero della Sanità. In realtà i dati sono a disposizione della Rfpi, il Fondo di Stato per gli investimenti, una sorta di Cassa Depositi e Prestiti russa. Ma anche in quel caso i dati sono incompleti o di difficile lettura. Spesso vengono sommate le dosi di vaccino inviate nei territori a quelle effettivamente somministrate. Persino per le cosiddette categorie a rischio o che abbiano in ogni caso una qualche priorità, come i sanitari, i militari, i lavoratori del trasporto, le somministrazioni appaiono ad oggi ben al di sotto degli obiettivi previsti: in alcuni casi, a fronte di decine di migliaia di operatori appartenenti alle suddette categorie, si calcolano al momento poche migliaia di vaccinati se non addirittura di centinaia.

Una macchina inceppata, insomma, che comunque le autorità promettono di rimettere in moto nelle prossime settimane. Ancora altre criticità nel progetto putiniano di “vaccinazioni di massa” provengono da altri due fattori: il primo, nella difficoltà di produzione di un vaccino basato sulla tecnica dell’adenovirus, più complicato rispetto alla tecnica m-RNA di Pfizer e Moderna, anche se la stessa Komsomol’skaja fa notare che l’Astrazeneca ha una produzione doppia rispetto allo Sputnik, pur utilizzando lo stesso meccanismo vettoriale dell’adenovirus. L’ultimo elemento di freno al progetto di vaccinazione in Russia è forse quello che meno ti aspetti: la diffidenza della popolazione verso lo Sputnik. “Troppo poco tempo per creare quel vaccino”, è il refrain dei dubbiosi. L’argomentazione peraltro somiglia in modo curioso alla stessa che per mesi la stampa estera e occidentale ha utilizzato verso il vaccino prodotto da Gamaleya: non ci si può fidare perché la tempistica per la sua realizzazione è stata troppo veloce (non facendo mancare, peraltro, sospetti di propaganda da parte del Cremlino che in questo modo avrebbe posto la sua bandierina per primo, nella corsa a quello che qualcuno definisce “il nuovo petrolio”). Argomentazioni che poi, come si è visto, sono state smentite una volta resi pubblici i dati della sperimentazione. Ma in Russia, dove l’utilizzo di internet è capillare e diffuso (sicuramente più che in un Paese occidentale come l’Italia, per esempio), il tam tam internazionale del dubbio, una volta partito, lascia poi inevitabilmente le sue tracce.

1.174
Archiviato inArticoli
TagsGiancarlo Castelli Russia sputnik vaccino Vladimir Putin

Articolo precedente

Quel nuovo welfare che passa anche dai Tampax. L’esempio francese

Articolo successivo

Natura e cultura nell’urbanizzazione del mondo

Giancarlo Castelli

Articoli correlati

La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita

La Corea del Nord rafforza i legami con la Russia

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

“La Russia? Non è più un nostro nemico”

Dello stesso autore

Prilepin e gli altri

L’opposizione a Putin si divide

Guerra in Ucraina: aspettando l’inverno

Russia “rosso-bruna”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Salvini, il congresso ultima trincea
Paolo Barbieri    21 Ottobre 2026
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
In Cisgiordania la violenza dei coloni
Eliana Riva    23 Ottobre 2026
Da Caivano ai “maranza”
Stefania Limiti    22 Ottobre 2026
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA