• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Archivio editoriali » Vaccini, pubblico e mercato: le frontiere della società del sapere

Vaccini, pubblico e mercato: le frontiere della società del sapere

24 Febbraio 2021 Michele Mezza  1243

Martedì 23 febbraio, fra i titoli della prima pagina del Sole 24 ore, campeggiava la richiesta di una consultazione fra le aziende farmaceutiche italiane per valutare un piano nazionale di produzione dei vaccini. In poche settimane quella che sembrava una sparata isolata, dal vago sapore ideologico, di gruppi politico-culturali marginali è diventata una tecnicalità indispensabile per dare credibilità ed efficacia a un vero piano nazionale di vaccinazioni.

Il nodo che i vaccini hanno in poco tempo reso ineludibile è indistricabilmente figlio della società del sapere, ed era già stato evidenziato dalle prime, per quanto ancora sparute, scaramucce sulla potenza di calcolo: la scienza che oggi è sottesa a ogni attività umana e da cui dipende la nostra stessa sicurezza, come nel caso dei vaccini, può essere governata esclusivamente dal mercato? È una domanda che viene davvero da molto lontano, che sta alla base delle riflessioni che, dopo le ondate positiviste di metà dell’Ottocento, ritroviamo nei primi dibattiti del movimento socialista, grazie alle intuizioni contenute soprattutto nei Grundrisse di Marx, testo che, pur non scritto per la circolazione, aveva contaminato numerosi interventi del Moro.

Ma è nel secondo dopoguerra, quando negli Stati Uniti si affrontò il tema di una competizione sociale e culturale, prima ancora che politica, con il blocco sovietico, che il tema della scienza come ordinatrice sociale, bandiera di una privatizzazione propulsiva, trainante consumi e inclusione sociale, diventa uno spartiacque. Il leggendario saggio di Vannevar Bush, As We May Think, fissava la nuova frontiera dello scontro ideologico: la sostituzione del lavoro con il sapere, per salvaguardare le basi sociali dell’Occidente, deve comportare la privatizzazione metodologica della ricerca finale e, prima ancora, della produzione dei prototipi.

Da qui la corsa a spostare dal pubblico al privato tutte le attività pregiate scientifiche, prima a livello tecnologico, mediante la militarizzazione dell’informatica e delle ricerche sui nuovi materiali, e poi nella chimica e nella farmaceutica: dai farmaci salvavita a quelli integratori e sostitutivi delle inefficienze, come gli enzimi o i protettori cardiaci o epatici, fino ai vaccini. Negli anni Sessanta, sulla scorta della grande campagna di Sabin e Salk sul contrasto alla poliomielite, i vaccini rimanevano un saldo presidio delle strategie di welfare pubblico: in particolare nel nord Europa – dalla Svezia all’Olanda, alla stessa Germania – produzione e distribuzione dei prodotti erano di assoluta pertinenza statale. Poi, negli anni Ottanta, la spallata neoliberista ha demolito questa cultura, che in Italia aveva avuto un solido presidio in quella straordinaria esperienza di Medicina democratica promossa da Giulio Maccacaro insieme con le avanguardie operaie della Federazione lavoratori metalmeccanici.

Ora siamo dinanzi allo scenario tipico di una privatizzazione selvaggia: aziende che ricevono ingenti contributi pubblici (più di venti miliardi fra Stati Uniti ed Europa sono stati stanziati per sostenere lo sprint dei vaccini contro il Covid-19) gestiscono speculativamente la distribuzione di dosi assimilate a prodotti di mercato che vanno dove più alta è l’offerta. Il risultato è quello di una geografia del virus che rimane ancora del tutto scoperta rispetto all’immunizzazione: 130 paesi, del terzo e quarto mondo, non hanno nemmeno una dose in programma nei prossimi mesi. È una strategia di somministrazione che persino nei paesi ricchi procede a singhiozzo, in base al marketing di Moderna, Pfizer e AstraZeneca. Un bilancio che dimostra come solo una gestione pubblica della produzione, presupposto della distribuzione, possa non solo rispondere a elementari principi etici ma essere anche efficiente ed efficace nella strategia di contrasto al virus. E si coglie oggi un’altra ragione che rende indispensabile un controllo pubblico e nazionale sulla ricerca e prototipazione dei farmaci. Come ci è stato spiegato, la struttura dei vaccini di nuova generazione si basa su un automatismo relazionale che trasmette informazioni per solleticare la produzione delle proteine che via via sono utili per fronteggiare l’infezione molecolare. Questo meccanismo si adatta in base alla sua reazione alle varianti – quelle che intervengono nell’evoluzione del virus – e riesce a fronteggiare nuovi assetti virali che i ricercatori del vaccino neanche avevano previsto. Dunque la fase di produzione di un dispositivo così sofisticato e instabile diventa anche il momento in cui il vaccino si aggiorna e viene in qualche modo riprogrammato.

Avere piena consapevolezza di questo processo, controllandone appunto le fasi di prototipazione e produzione, diventa essenziale per assicurare la pertinenza del vaccino alle varianti territoriali che rendono il virus diverso da paese a paese e talvolta da regione a regione. Come non funzionava il socialismo in un solo paese, così non funziona un vaccino realizzato da un solo proprietario.

1.271
Archiviato inEditoriale
Tagscovid mercato Michele Mezza privatizzazioni socialismo vaccino

Articolo precedente

Palamaragate. La lotta per il potere

Articolo successivo

Fisco atlantico o fisco europeo? Quello che Draghi non ha spiegato

Michele Mezza

Articoli correlati

Negli Usa ritorna il socialismo?

Breve riflessione sul riformismo

Mamdani e il fantasma del socialismo

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
La guerra ibrida non esiste. Anzi, è sempre esistita
Paolo Andruccioli    22 Ottobre 2026
Ultimi articoli
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Ultime analisi
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA