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Sanità pubblica, cos’è?

Il mondo intero ha vissuto una pandemia lunga quasi tre anni, descritta come avvenimento epocale non solo per l’entità e la gravità dell’infezione, ma anche per le riflessioni che ha suscitato sugli stili di vita, sui modelli di crescita e di socialità – assieme a quelli complessivi circa libertà, autorità e democrazia. Ma, nell’Italia che si avvia alle elezioni, i temi del Covid-19 e della sanità sono scomparsi. Nessuno ne parla, dopo quasi centottantamila morti e la crisi terribile che le strutture sanitarie hanno dovuto subire fra il 2020 e il 2022. Tutto sembra essere alle spalle e, al limite, viene descritto come un brutto periodo dal quale si è usciti con la classica tenacia degli italiani, grazie alla loro voglia di tornare a vivere e divertirsi. Questo è il livello del nostro dibattito pubblico sul virus e sulla sanità.

La pandemia e la drammatica crisi della sanità nel nostro Paese potevano e dovevano essere l’occasione per riflettere sull’idea di pubblico per le sinistre, soprattutto in campagna elettorale. Nessuno lo sta facendo – e ciò è paradigmatico della povertà politico-culturale di una compagine politica. Eppure, in Italia, abbiamo vissuto, specialmente nei primi mesi della pandemia, momenti tragici. Da varie testimonianze, sappiamo come – soprattutto in Lombardia – vi siano state famiglie che hanno dovuto scegliere quale familiare ricoverare, perché la disponibilità di posti letto non era sufficiente a curare tutti. In quelle famiglie, i vecchi hanno scelto di morire a casa per far ricoverare in ospedale chi era più giovane.

Concorrenza, una proposta di legge liberista che sa di muffa

Non fatevi distrarre dai tassisti o dagli ambulanti, né dalle proteste dei “bagnini” (questi ultimi “graziati” dal disegno di legge sulla concorrenza, ma penalizzati...

Vaccini, pubblico e mercato: le frontiere della società del sapere

Martedì 23 febbraio, fra i titoli della prima pagina del Sole 24 ore, campeggiava la richiesta di una consultazione fra le aziende farmaceutiche italiane per valutare un piano nazionale di produzione dei vaccini. In poche settimane quella che sembrava una sparata isolata, dal vago sapore ideologico, di gruppi politico-culturali marginali è diventata una tecnicalità indispensabile per dare credibilità ed efficacia a un vero piano nazionale di vaccinazioni.

Il nodo che i vaccini hanno in poco tempo reso ineludibile è indistricabilmente figlio della società del sapere, ed era già stato evidenziato dalle prime, per quanto ancora sparute, scaramucce sulla potenza di calcolo: la scienza che oggi è sottesa a ogni attività umana e da cui dipende la nostra stessa sicurezza, come nel caso dei vaccini, può essere governata esclusivamente dal mercato? È una domanda che viene davvero da molto lontano, che sta alla base delle riflessioni che, dopo le ondate positiviste di metà dell’Ottocento, ritroviamo nei primi dibattiti del movimento socialista, grazie alle intuizioni contenute soprattutto nei Grundrisse di Marx, testo che, pur non scritto per la circolazione, aveva contaminato numerosi interventi del Moro.