• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Golpismo in stile Trump a Brasilia

Golpismo in stile Trump a Brasilia

Seguaci dell’ex presidente Bolsonaro all’assalto delle istituzioni democratiche

9 Gennaio 2023 Claudio Madricardo  1305

Poco prima delle ore 15 di domenica 8 gennaio, migliaia di manifestanti, riuniti senza preavviso sulla Esplanada dei ministeri, nel centro di Brasilia, hanno preso d’assalto gli edifici del Congresso, della presidenza e della Corte suprema: cioè le sedi delle principali istituzioni democratiche brasiliane, che sorgono a pochi metri una dall’altra, intorno alla Piazza dei Tre poteri. Da due mesi i sostenitori di Jair Bolsonaro erano accampati davanti alla sede delle forze armate, a Brasilia, per chiedere un intervento militare che metta fine al ritorno di Lula. Per quanto gli stessi militari, richiesti di un audit da Bolsonaro, abbiano escluso irregolarità nel processo elettorale, i bolsonaristi si considerano vittime di un’enorme frode elettorale.

Apparentemente la polizia non si aspettava l’attacco, e dalle immagini diffuse dalle televisioni è risultata reagire blandamente all’assalto, da cui è stata rapidamente sopraffatta. Trovando scarsa resistenza, i manifestanti sono entrati senza problemi nella sede del Congresso, nel Palazzo di Planalto e nell’edificio che ospita la Corte suprema. Gravi i danni all’interno degli edifici: vetri rotti, uffici distrutti, carte sparse ovunque. Le stesse immagini si erano già viste, il 6 gennaio di due anni fa, durante l’invasione di Capitol Hill da parte dei sostenitori di Trump, che poco prima lo stesso Trump aveva aizzato a manifestare. Ieri come allora i vandali che hanno invaso le sedi delle istituzioni democratiche brasiliane non erano guidati da un leader, apparivano una massa indistinta intenta a sfogare la propria rabbia. Si sono registrate anche violenze contro i giornalisti impegnati a documentare i fatti, agli occhi dei manifestanti rei di non sostenere le tesi complottiste sulle elezioni rubate.

In quel momento, Lula non era a Brasilia; il parlamento, del resto, è in pausa fino a febbraio. Dopo alcuni lunghi minuti di silenzio necessari a organizzare una risposta, il presidente brasiliano ha reagito in modo fermo, ordinando l’intervento della sicurezza del Distretto federale, la regione dove si trova Brasilia, schierando le forze federali per espellere i golpisti dalle istituzioni e ripristinare l’ordine. Nel discorso pronunciato nell’ufficio del sindaco di Araraquara, città dove si trovava in visita, Lula è apparso calmo e determinato, sicuro di potere riprendere al più presto il controllo della situazione. Ha denunciato “incompetenza” e “cattiva fede” da parte dei responsabili della sicurezza di Brasilia, che dipendono dall’amministrazione del governatore Ibaneis Rocha, alleato di Bolsonaro. Dopo il suo intervento, in quattro ore e mezzo, gli agenti antisommossa, ricorrendo all’uso di gas lacrimogeni e bombe a rombo, sono riusciti a prendere il controllo delle sedi istituzionali. Oltre 400 persone sono state arrestate e ora rischiano pene fino a dodici anni di prigione per tentato colpo di Stato. Contrariamente all’assalto di Capitol Hill, e fortunatamente, non si registrano morti; mentre in serata le forze dell’ordine hanno diffuso un primo bilancio che registra almeno 46 feriti.

Dal risultato del secondo turno, che ha visto Lula prevalere su Bolsonaro di stretta misura, i sostenitori dello sconfitto hanno manifestato scendendo in piazza, bloccando con i camionisti le principali vie di comunicazione, accampandosi presso i comandi delle forze armate, sulla cui lealtà alle istituzioni democratiche molto si è discusso nel Paese. Bolsonaro, da parte sua, pur prendendo alla fine le distanze dalle violenze e dai comportamenti illegali, ha sempre difeso il diritto dei suoi sostenitori a manifestare. Prima dell’assalto di ieri, ha condannato gli atti violenti, ma allo stesso tempo ha definito “patrioti” i suoi seguaci insoddisfatti – lo stesso aggettivo usato ripetutamente dall’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per riferirsi a coloro che devastarono il Campidoglio, a Washington, nel 2021. Difficile non leggere l’accaduto come l’estremo tentativo dei bolsonaristi di provocare l’intervento dell’esercito, che alla fine non è uscito dalle caserme, schierandosi così a favore del rispetto del risultato elettorale e della democrazia.

I principali commentatori hanno ritenuto improbabile la possibilità di un intervento dei militari, considerando quanto stava accadendo come l’estremo tentativo di un Bolsonaro ancora attivo nel suo esilio volontario negli Stati Uniti. Sarà un caso, ma i fatti di ieri mettono sotto una luce differente la sua partenza alla volta di Orlando in Florida, che molti avevano interpretato come la volontà di non essere presente alla cerimonia di investitura di Lula, il primo gennaio scorso, e soprattutto come un atto teso a sottrarsi a un eventuale arresto, una volta cessata l’immunità di cui godeva. Difficile non pensare a un ruolo di Bolsonaro dagli Stati Uniti, in combutta con i suoi seguaci più fedeli in Brasile, appartenenti soprattutto al mondo degli uomini d’affari che hanno visto come una sciagura il ritorno di Lula.

Ciò detto, sembra forse più sensato pensare a una sorta di messaggio che, in un Paese spaccato a metà, la destra bolsonarista ha voluto far pervenire a Lula, il quale, nella sua prima settimana di governo, ha bloccato alcune scelte del suo predecessore, a cominciare dallo stop alle privatizzazioni di importanti settori economici brasiliani. Sta di fatto che, una volta chiarito l’andamento dell’assalto, il deputato Valdemar Costa Neto (presidente del Partito liberale, la formazione politica di Jair Bolsonaro), ha preso le distanze dall’attacco alle sedi del Congresso, del Planalto e della Corte suprema in Brasilia. “Oggi è un giorno triste per il Brasile. Tutte le manifestazioni che si sono fatte dopo le elezioni, davanti alle caserme, sono state un esempio di educazione, fiducia e brasilianità. C’erano famiglie che rappresentavano Bolsonaro, che rappresentavano la destra. Questo movimento a Brasilia, oggi, è una vergogna per tutti noi e non rappresenta il nostro partito, non rappresenta Bolsonaro. La polizia e la sicurezza, e i settori della sicurezza devono fare la loro parte. Non sosteniamo questi movimenti. Sì, sosteniamo: Patria, Famiglia e Libertà. Sosteniamo i buoni movimenti. Questo movimento a Brasilia, oggi, è stato una vergogna per tutti noi” – ha detto Costa Neto.

Anche Bolsonaro, infine, ha rotto il silenzio twittando che “le manifestazioni pacifiche, secondo la legge, fanno parte della democrazia. Tuttavia, le predazioni e le invasioni di edifici pubblici come quelle avvenute oggi, così come quelle praticate dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sfuggono alla regola”, riferendosi alle proteste popolari nella fase finale del governo Dilma Rousseff, quando i manifestanti hanno camminato sul tetto del Congresso. “Durante il mio mandato, sono sempre stato all’interno delle quattro linee della Costituzione rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà” – ha scritto in un secondo tweet. “Inoltre, rigetto le accuse, senza prove, che l’attuale capo del potere esecutivo del Brasile mi attribuisce” – ha aggiunto in un terzo. Respingendo così le accuse di Lula, che lo ha ritenuto responsabile dell’assalto. Nella fase che ora si apre, che dovrà portare alla punizione dei colpevoli di quanto è accaduto, sarà probabilmente arduo potere inchiodare Bolsonaro a responsabilità penali, mentre la sua responsabilità politica appare fuori discussione.

I fatti di ieri hanno anche testimoniato la vicinanza da parte di molti leader mondiali a Lula, e il conseguente isolamento di Bolsonaro. I dirigenti di Spagna, Francia, Colombia, Argentina, Cile e Messico, tra gli altri, hanno rapidamente ripudiato l’assalto come un attacco alle istituzioni democratiche. Il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, Jake Sullivan, attraverso il suo account Twitter, ha dichiarato che “gli Stati Uniti condannano qualsiasi tentativo di minare la democrazia in Brasile. Il presidente Biden sta seguendo da vicino la situazione e il nostro sostegno alle istituzioni democratiche in Brasile è incrollabile. La democrazia del Brasile non sarà scossa dalla violenza”. Più tardi, Biden, ha aggiunto: “Condanno l’assalto alla democrazia e al trasferimento pacifico di potere in Brasile”, ribadendo il suo desiderio di continuare a lavorare con Lula.

Nel cuore della notte, Lula ha twittato: “Sono stato adesso nel Palazzo di Planalto. I golpisti che hanno promosso la distruzione del patrimonio pubblico a Brasilia stanno per essere identificati e saranno puniti. Domani riprenderemo a lavorare nel Palazzo di Planalto. Democrazia sempre”.

Nel frattempo, un giudice della Corte suprema del Brasile ha allontanato dal suo incarico il governatore del Distretto federale di Brasilia, Ibaneis Rocha, per novanta giorni. La decisione è stata presa dal magistrato Alexandre de Moraes, che ha anche ordinato alle forze di sicurezza dello Stato di operare per liberare qualsiasi strada o edificio pubblico occupato dai sostenitori dell’ex presidente in tutto il Paese. Il giudice, che ha risposto a una richiesta degli alleati di Lula, ha affermato che “l’escalation violenta” contro la sede dei tre poteri “è potuta avvenire solo con il consenso, e anche la partecipazione effettiva” delle autorità competenti per la sicurezza pubblica e l’intelligence. De Moraes ha accusato direttamente Rocha, che alcune ore prima si era scusato con il presidente Lula e con la direzione dei poteri legislativo e giudiziario per ciò che è avvenuto. Rocha ha anche licenziato il suo segretario alla sicurezza, Anderson Torres, ex ministro della Giustizia negli ultimi due anni del governo di Bolsonaro.

1.367
Archiviato inAmerica latina Articoli Dossier
TagsAlexandre de Moraes assalto bolsonaristi Brasile Brasilia Claudio Madricardo destra Ibaneis Rocha Jair Bolsonaro Lula da Silva Planalto

Articolo precedente

A scuola la scommessa della fiducia

Articolo successivo

La lezione di Brasilia

Claudio Madricardo

Articoli correlati

Opposizione, ci vuole una visione del mondo

Il Brasile verso il ballottaggio

In Brasile ballottaggio in salita per Lula

Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio

Dello stesso autore

Il Brasile verso il ballottaggio

In Brasile ballottaggio in salita per Lula

Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio

Argentina, miseria senza fine

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Salvini, il congresso ultima trincea
Paolo Barbieri    21 Ottobre 2026
Né ordine né disordine: gli studenti della generazione europea
Stefania Tirini    19 Ottobre 2026
Cittadinanza, in arrivo norme aberranti
Stefania Limiti    16 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Spagna, non c’è vita a sinistra del Psoe
Vittorio Bonanni    23 Ottobre 2026
In Cisgiordania la violenza dei coloni
Eliana Riva    23 Ottobre 2026
Da Caivano ai “maranza”
Stefania Limiti    22 Ottobre 2026
In Marocco prima donna premier per un re che governa
Luciano Ardesi    21 Ottobre 2026
L’ondata di rivolta giovanile
Agostino Petrillo    19 Ottobre 2026
Ultime opinioni
Opposizione, ci vuole una visione del mondo
Andrea Ranieri    22 Ottobre 2026
Le piazze degli altri
Stefania Tirini    12 Ottobre 2026
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Ultime analisi
Questione dell’abitare: l’Italia non è un altro continente
Agostino Petrillo    13 Ottobre 2026
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giuseppe Conte governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA