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Lula sostituisce il comandante generale dell’esercito

Con effetto immediato, il presidente brasiliano Lula da Silva ha destituito qualche giorno fa il comandante generale dell’esercito, generale Júlio Cesar de Arruda, nominato...

La lezione di Brasilia

La prima osservazione da fare su ciò che è avvenuto a Brasilia, domenica 8 gennaio, riguarda il nesso con quanto avvenne negli Stati Uniti il 6 gennaio 2021. Se questo episodio, con il suo golpismo, poteva essere letto (vedi qui) come un caso di sudamericanizzazione della politica nordamericana, l’attacco della folla bolsonarista alle istituzioni democratiche brasiliane è indice, viceversa, della ripresa in Sudamerica di un populismo di destra che va trasformandosi in movimento reazionario di massa. Lo schema appare ormai collaudato: si comincia, fin da molto prima delle elezioni, ad agitare lo spettro del risultato elettorale truccato (vedi qui), e, una volta perse le elezioni di misura (recuperando in parte il distacco anche grazie a questo tipo di propaganda), si passa alla contestazione aperta dell’esito elettorale, gettando un’ombra sulla democrazia in quanto tale e lanciando una mobilitazione prolungata, che acquista poi un carattere insurrezionale. Se di golpismo si tratta, lo è di un genere diverso rispetto a quello che avevamo conosciuto nella seconda metà del Novecento: non il classico colpo di Stato militare, ma la creazione di un crescente stato di tensione. In Brasile però – e ciò rende la cosa molto più preoccupante di quanto accadde a Capitol Hill – la tensione è volta a produrre le condizioni di un pronunciamento militare (Bolsonaro stesso è un ex capitano), mediante quella che, nella conversazione di Mezza con Bivar (vedi qui), è giustamente definita una strategia del caos.

Fin qui le forze armate brasiliane si sono attenute, nell’insieme, a una lealtà democratica per minare la quale è stato organizzato l’attacco alle istituzioni. Lo stesso non può dirsi di una parte delle forze di polizia, la cui compiacenza nei confronti dei devastatori è apparsa invece chiara. Lula, del resto, ha reagito nell’unico modo che gli era possibile: avocando allo Stato federale il controllo di un ordine pubblico che sarebbe spettato alle autorità di Brasilia difendere. La sua è stata una pronta controffensiva. Ma resta la domanda: che cosa potrà accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi? La lezione che viene dal Brasile dice che lo Stato democratico ha certamente gli strumenti legali per debellare i conati di fascismo (un paragone con quanto accaduto in Europa negli anni Venti e Trenta del Novecento può essere stabilito, pur con i necessari distinguo), ma la questione di fondo è: su quali forze sociali e politiche ci si appoggia?

Golpismo in stile Trump a Brasilia

Poco prima delle ore 15 di domenica 8 gennaio, migliaia di manifestanti, riuniti senza preavviso sulla Esplanada dei ministeri, nel centro di Brasilia, hanno...