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L’Annus horribilis dell’Arma/3

"Ci sono sempre stati fatti di corruzione o crimini interni, è un bene che oggi vengano allo scoperto, prima era ben più difficile che trapelassero all’esterno". Parole del colonnello 3 che ci offre una visione interna alla Benemerita

5 Marzo 2021 Stefania Limiti  2437

“Non esiste nessun organo dello Stato capace di avere un controllo del territorio come l’Arma dei Carabinieri. Noi siamo gli unici in grado di raccogliere così tanti dati e informazioni in grado di raccontare il nostro Paese. Ma questa funzione è svolta con regole vecchie, da personale anagraficamente vecchio, da vertici scollati dalla realtà”.  

Parola di colonnello 3, il nostro terzo uomo che ci offre una visione interna della situazione della Benemerita attraversata nell’ultimo anno da molti episodi di cronaca nera che impongono una riflessione sul suo stato di salute. “Guardi, le dico subito che ci sono sempre stati fatti di corruzione o crimini interni, per i grandi numeri della struttura è quasi fisiologico e non voglio certo minimizzare. Dico che è un bene che oggi vengano allo scoperto, prima era ben più difficile che trapelassero all’esterno”.

Anche colonnello 3 ci chiede di rispettare il suo anonimato, un impegno che noi naturalmente onoriamo, consapevoli delle ruvide strade di chi voglia affrontare una aperta riflessione dentro un corpo militare che, ricordiamolo, non è forza armata ma ha solo il rango di quarta forza armata: che significa? Fino al 2004 i Carabinieri erano la prima arma dell’esercito – da cui proveniva perciò il comandante generale – essendo il rango di arma attribuito, come in tutto il mondo, solo a esercito, aviazione e marina; con la riforma del 2004, che ha consentito agli interni di accedere all’alta carica di comandante generale, i Carabinieri hanno acquisito autonomia funzionale, una operazione che ha dato i suoi frutti soprattutto in termini di immagine, di marketing, visto che non ha introdotto novità rispetto ai tradizionali compiti. “Una riforma che ha solo consentito ai vertici di acquisire prestigio. Null’altro”, dice Colonnello 3, ex parà oggi prossimo alla pensione, con una lunga esperienza di carabiniere formato “portando il peso sulle spalle dell’intimo convincimento: la assoluta dedizione che ci viene chiesta per svolgere con disciplina la nostra funzione, senza poter nutrire il minimo dubbio”. Sento una sua sofferenza … “Sì è quella che nasce da una crisi esistenziale dell’Arma che oggi è un unicum in Europa dove nessuna gendarmeria dipende dal ministro della Difesa ma da quello dell’Interno”. Lei pone il problema del controllo unico delle due forze di polizia, un tema enorme. “Sì, enorme ma ineludibile secondo me, se vogliamo darci in futuro una organizzazione razionale delle forze di sicurezza e se l’Arma vuole tornare a svolgere la sua vocazione naturale, quella di essere un sensore del territorio.

Pensi che durante la Guerra fredda in ogni stazione esisteva un rilevatore di inquinamento nucleare, per captare minacce da lontano: è una immagine efficace che rende l’idea di questa assoluta vocazione territoriale”. È vero che esiste un virus micidiale, cioè il carrierismo? “È mortale, c’è una smania di acquisire i gradi che è una malattia profonda, un vizio aggravato dalla frattura enorme tra l’alto e il basso della scala gerarchica, tra chi esegue e chi dirige. Se a questa distanza aggiungiamo l’esistenza di un corpo di regole anacronistiche, possiamo capire la distanza tra l’Arma e la realtà”. Non esistono all’interno energie per un rinnovamento? “So che se sei fuori dalle cordate non conti niente e che le persone dell’Arma, come fossimo nel Medioevo, sono rigidamente divise tra una cerchia di eletti, che hanno la strada spianata per fare carriera, di fusibili, come io li chiamo, cioè dei jolly intercambiabili per le funzioni di mezzi, e poi ancora più in basso di fusi, coloro che non contano niente”. Un corpo dunque immobile, arcaico, ma con molto potere. Una inchiesta senz’altro da continuare prossimamente.   

Qui la prima puntata e qui la seconda dell’inchiesta “L’Annus horribilis dell’Arma”, uscite su terzogiornale

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Archiviato inArma Articoli
TagsCarabinieri carriere inchiesta Stefania Limiti

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