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Russia e India si avvicinano

Intesa su energia e cooperazione militare

30 Aprile 2026 Marco Santopadre  717

L’India continua a mantenere saldi rapporti, economici e militari, con gli Stati Uniti. Ma le sanzioni commerciali varate dall’amministrazione Trump, la crisi energetica provocata dalla disastrosa aggressione militare contro l’Iran, e l’esigenza del governo nazionalista di Narendra Modi di controbilanciare i rapporti con Washington, hanno convinto Nuova Delhi a rafforzare fortemente le relazioni con la Federazione russa. Sebbene gli Stati Uniti abbiano corteggiato l’India per decenni, come contrappeso strategico alla Cina, la quinta economia mondiale cerca ora di rimediare alle gravi ripercussioni causate dall’aggressiva politica estera statunitense.

In gennaio, mentre i diplomatici indiani negoziavano un accordo per schivare dazi punitivi statunitensi ancora più pesanti di quelli già imposti (su certi prodotti al 50%), Nuova Delhi aveva drasticamente ridotto i suoi acquisti di petrolio russo su esplicita richiesta del presidente statunitense. Solo due mesi dopo, però, India e Russia sono tornate a intensificare la loro cooperazione energetica, con Nuova Delhi che si preparava alla ripresa degli acquisti di gas naturale liquefatto da Mosca per la prima volta dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Secondo indiscrezioni, un accordo verbale in questo senso è stato raggiunto durante un incontro, il 19 marzo a Delhi, tra il viceministro dell’Energia russo, Pavel Sorokin, e il ministro indiano degli Idrocarburi, Hardeep Singh Puri. I due funzionari avrebbero concordato anche un netto incremento delle vendite di petrolio russo all’India, che, già ad aprile, sono raddoppiate rispetto ai livelli di gennaio, raggiungendo il 40% delle importazioni totali del Paese con due milioni di barili al giorno.

D’altronde, le raffinerie statali indiane hanno iniziato a ordinare ulteriori acquisti di greggio russo già nelle ore precedenti all’annuncio del 5 marzo, da parte degli Stati Uniti, di una deroga temporanea che avrebbe permesso all’India di importare lotti altrimenti soggetti a sanzioni. Poi, con il continuo aumento dei prezzi del petrolio e la penuria che ha colpito soprattutto i Paesi asiatici – metà del greggio utilizzato normalmente dal Paese, terzo acquirente di petrolio al mondo, passa dallo stretto di Hormuz – Washington ha dovuto allentare ulteriormente le restrizioni, nonostante il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, abbia sottolineato come ormai il 96% degli scambi commerciali tra Russia e India avvenga in rubli o rupie, bypassando completamente il dollaro. Mentre vari esponenti politici indiani hanno trasversalmente criticato la precedente scelta di Modi di ridurre fortemente le importazioni di idrocarburi russi per compiacere Donald Trump, Nuova Delhi ha rapidamente aumentato i flussi in arrivo dall’Africa (in particolare dall’Angola e dalla Nigeria), dall’Iran e dal Venezuela, e gli investimenti sul nucleare e sulle fonti rinnovabili, per ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili.

Contemporaneamente, l’Unione indiana ha fortemente incrementato il livello delle relazioni militari con Mosca, portandole al livello di quelle intrattenute con Washington. In gennaio, è diventato operativo l’accordo bilaterale Relos (“Reciproco scambio di supporto logistico”), firmato nel febbraio dello scorso anno, dopo ben otto anni di negoziati. Questo storico accordo facilita l’utilizzo reciproco delle basi militari, dei porti e degli aeroporti da parte delle rispettive forze armate, sia in tempo di pace sia in tempo di guerra. Per la prima volta dalla sua indipendenza, Nuova Delhi ha accettato di permettere il dispiegamento – seppure temporaneo – di militari stranieri sul suo territorio. Infatti, il patto – che rimarrà in vigore per cinque anni, con la possibilità di essere prorogato previo mutuo consenso – consente a entrambi i Paesi di dispiegare fino a tremila soldati, cinque navi da guerra e dieci velivoli militari sul territorio del partner. Un grosso passo per la proiezione militare russa nell’Oceano Indiano – dove Mosca non possiede alcuna infrastruttura o base militare –, più in generale in Asia e verso la penisola arabica. Per parte sua, Modi si aggiudica un importante accesso ai porti situati lungo la “rotta marittima settentrionale”, da Vladivostok a Murmansk, fondamentale per la proiezione di Nuova Delhi verso l’Artico e le sue ricchezze, e per proteggere la propria economia da interruzioni delle forniture globali, come quella causata dal blocco iraniano dello stretto di Hormuz, e poi dal controblocco ordinato da Trump.

Per l’India l’accesso a questo corridoio, al di fuori del controllo degli Stati Uniti, rappresenta un passo importante, già concesso da Mosca alla Repubblica popolare cinese, storico rivale di Nuova Delhi. Attraverso la cosiddetta “via della seta polare”, Pechino ha già ampliato significativamente la sua presenza nelle infrastrutture energetiche e di trasporto marittimo russe nell’Artico. Nuova Delhi vuole evitare quindi di essere emarginata, poiché la Cina si è già assicurata un accesso preferenziale agli idrocarburi a prezzi scontati, e a una posizione dominante nelle emergenti reti commerciali e logistiche artiche. Secondo varie stime, l’Artico russo potrebbe custodire oltre il 40% delle risorse mondiali di petrolio e gas non ancora scoperte, oltre a significativi giacimenti di carbone, zinco e argento.

Inoltre, la “rotta marittima settentrionale” può ridurre drasticamente i tempi di navigazione per i convogli commerciali: una nave che naviga da San Pietroburgo a Mumbai, attraverso Suez, impiega circa venticinque giorni per arrivare a destinazione, mentre la rotta via Vladivostok a Chennai, in India, utilizzando i passaggi artici, può essere completata in soli dodici. Un tempo le condizioni avverse rendevano la “rotta marittima settentrionale” abbastanza pericolosa, ma la flotta russa di rompighiaccio a propulsione nucleare sta rapidamente migliorando la navigabilità, agevolata anche dallo scioglimento dei ghiacci provocato dal riscaldamento globale.

Secondo gli analisti, inoltre, l’accordo semplifica la manutenzione degli armamenti russi in dotazione all’esercito indiano; sin dagli anni Sessanta, nonostante l’alleanza geopolitica preferenziale con Washington, Mosca si è affermata come uno dei principali fornitori di armi all’India. Inoltre, il Relos faciliterà l’addestramento congiunto delle forze armate, e le missioni di assistenza umanitaria e soccorso nelle aree di interesse dei due Paesi.

L’India ha firmato un accordo simile – Logistics Exchange Memorandum of Agreement (Lemoa) – con gli Stati Uniti già nel 2016, consentendo a Washington l’accesso alle infrastrutture logistiche e di rifornimento militare indiane, e viceversa, mentre un altro patto prevede la condivisione di sistemi di comunicazione crittografati e ad alta tecnologia tra i due eserciti. Contrariamente a quanto previsto dal Relos, però, il Lemoa non consente agli Stati Uniti di dispiegare truppe e mezzi militari sul suolo indiano.

Come accennato, l’accordo con Mosca rientra all’interno della strategia indiana di diversificazione e di bilanciamento delle relazioni internazionali – definita di “multi-allineamento” –, che punta a rafforzare la posizione del gigante asiatico e a ridurne la dipendenza da attori stranieri. Andrey Kortunov, del Consiglio russo per gli affari internazionali di Mosca, ha dichiarato a “Al Jazeera” che anche se l’accordo Relos non è esplicitamente diretto contro gli Stati Uniti, rappresenta comunque “un segnale per Washington, a indicare che l’America non può dare per scontata l’India”. D’altronde, dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca nel gennaio del 2025, nonostante le numerose linee di contatto tra l’ideologia Maga e il nazionalismo liberista di Modi, le relazioni tra Nuova Delhi e Washington si sono deteriorate su più fronti, soprattutto a causa dell’aggressività politica e commerciale statunitense. “Considerati i segnali di transazionalismo nella politica estera ed economica statunitense, il Relos rafforza l’autonomia strategica dell’India”, ha commentato parlando all’emittente qatariota Ajai Malhotra, ex ambasciatore indiano in Russia. L’accordo Relos riguarda anche “la salvaguardia dello spazio strategico dell’India per il futuro, fornendo un ulteriore grado di flessibilità in uno scenario in cui gli allineamenti globali continuano a cambiare e a diventare sempre più imprevedibili”.

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