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Home » Editoriale » Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)

Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)

7 Aprile 2026 Rino Genovese  729

Abbiamo appena trascorso una mala Pasqua. E non parliamo delle guerre che ci sono e ormai sono installate – o si vanno installando – nella durata. Mentre gli iperturisti al solito si muovevano su e giù lungo la penisola (appena un po’ di cattivo umore a causa dell’aumento del prezzo dei carburanti), si consumava l’ennesima tragedia nel Mediterraneo, al largo delle nostre coste. Un’ottantina di migranti inghiottiti per sempre, solo trentadue tratti in salvo dalla nave della Ong di turno, dopo una segnalazione. Si calcola che siano circa trentacinquemila, dal 2014 a oggi, i cadaveri accolti dal mare nostrum, una cifra che, se con l’immaginazione li si mette tutti in fila, fa di questa distesa d’acqua un gigantesco cimitero.  

Ma niente da fare. Le politiche europee e italiane impediscono qualsiasi intervento per ridurre il silenzioso sterminio, evitando di aprire vie programmate e sicure per arrivare nel nostro continente, e neppure istituendo una task force navale con una missione di pattugliamento e salvataggio, in particolare nel tratto di mare tra il Nordafrica e la Sicilia. Non si riesce a comprendere quale gusto sadico ci sia nel trasformare in un enorme sepolcro delle acque destinate alla pesca e alle crociere da diporto. Neanche si comprende come mai non si formino vasti movimenti di protesta che denuncino tutto ciò per quello che è – ossia un crimine. Come minimo si dovrebbe ragionare di omissione di soccorso, se non proprio di omicidi colposi. Non si può infatti delegare alle Ong, perfino poi ostacolandone l’attività, la salvezza dei migranti in mare. Questa dovrebbe essere anzitutto una missione degli Stati, in primis di quelli costieri come il nostro.

Ci sono due soggetti, nell’attuale governo italiano, direttamente responsabili di quanto accade nel mare intorno a noi. Sono Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, che in quanto originario di Avellino dovrebbe essere a conoscenza, se non altro per sentito dire, di cosa voglia dire il dramma delle migrazioni; e un altro Matteo, nato a Milano, che di cognome fa Salvini. A questi, ministro dei Trasporti, fa capo proprio la guardia costiera, che non avrebbe alcuna difficoltà a mandare un paio di sue imbarcazioni nel canale di Sicilia, attrezzate per il salvataggio dei naufraghi. Invece lui – per calcolo politico, lo sappiamo – preferisce lasciare morire le persone.

Però ora concentriamoci un attimo sul primo dei due. Si parla, da alcuni giorni, di una sua love story con una giornalista più giovane di una trentina d’anni, che certo non l’avrà scambiato per quell’Adone che non è, e avrà avuto probabilmente qualche interesse per nulla erotico a farsela con un ministro. I media si sono subito gettati sull’affaire, subodorando, non a torto, un possibile nuovo caso Sangiuliano, costretto a dimettersi dopo essere stato ricattato, diciamo così, da un’amante non troppo docile. Si sospetta che anche Piantedosi sia oggetto di un ricatto, perché – cosa strana – è stata la stessa giornalista in questione a rivelare la sua relazione, discorrendo con un intervistatore di Fratelli d’Italia. Forse Piantedosi, pressato dalla donna, intendeva sbarazzarsene, e allora lei ha pensato bene di prevenirlo spifferando la storia con lui. Non ne sappiamo nulla, e, per il momento, c’interessa anche poco saperne di più.

Quello che piuttosto vorremmo sottolineare è qualcosa di cui i media mainstream non si occupano, cioè che – tombeur de femme o non tombeur de femme che sia, e soprattutto ricattabile o no – Matteo Piantedosi è in ogni caso un pessimo individuo, arrivato al ministero dell’Interno in quanto “tecnico”, e dovendo una parte della sua carriera a un altro pessimo individuo suo pari, quel Marco Minniti (vedi qui) a sua volta ex ministro dell’Interno del Pd, che lo volle prefetto di Bologna. Sono personaggi come questi che condannano i migranti alla morte. Ed è pensando a loro che la nostra è stata una mala Pasqua.

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