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Orbán al capolinea?

L’Ungheria vota il 12 aprile: favorito il liberale europeista Péter Magyar

4 Marzo 2026 Vittorio Bonanni  809

Potrebbero avere le settimane contate il primo ministro ungherese Viktor Mihály Orbán e il suo partito di estrema destra Fidesz (Unione civica ungherese). Amico indiscusso del presidente russo, Vladimir Putin, Orbán è una vera e propria spina nel fianco per un’Europa schierata senza indugi a favore dell’Ucraina, invasa dalla Russia il 24 febbraio del 2022. Oltre che per la politica autoritaria e illiberale, che mette in atto da decenni contro l’opposizione, la stampa, la magistratura e quant’altro. Ma tutto questo potrebbe finire. Alla guida del governo dell’ex Paese comunista dal 1998 al 2002, e nuovamente dal 2010, alle prossime elezioni politiche del 12 aprile si profilerebbe per lui una sconfitta per mano del suo avversario, Péter Magyar.

Classe 1981, avvocato, pronipote dell’ex presidente della Repubblica, Ferenc Mádl, e nipote di Pál Erőss, ex giudice della Corte suprema, Magyar è un uomo nato e cresciuto in un ambiente prettamente giuridico – anche la madre Mónika ha ricoperto ruoli nell’apparato giudiziario del Paese –, diventato, da due anni a questa parte, un incubo per l’autocrate ungherese colpevole, secondo l’avvocato, di essere coinvolto con alcuni suoi collaboratori in scandali di vario genere e di manipolazioni di documenti giudiziari.

Già membro del governo di estrema destra, Magyar nel 2024 decide di uscire dall’esecutivo e, il 15 marzo dello stesso anno, pensa di dar vita ad una nuova formazione politica, optando però in un secondo momento per un’adesione al Tisza (Partito del rispetto e della libertà), fondato nel 2020, piccolo e sconosciuto almeno fino all’ingresso del giurista, e diventato successivamente una forza che alle europee del 2024 ha conseguito il 30% dei voti contro il 44% del partito di governo, i cui consensi sono andati via via diminuendo. Secondo il sondaggio dell’agenzia Medián, reso noto dalla testata online ungherese “hvg.hu”, Tisza sarebbe assoluto vincitore, con circa venti punti di vantaggio su Fidesz, mentre, secondo altre rilevazioni, si configurerebbe una lotta all’ultimo voto.

Il profilo di Magyar è agli antipodi di quello del premier: liberale, e come tale attento al rispetto dello Stato di diritto – una delle principali criticità dell’attuale esecutivo –, acerrimo nemico della corruzione e intenzionato a ripristinare rapporti organici con l’Unione europea, al fine di sbloccare dei fondi congelati in virtù del conflitto aperto tra Bruxelles e Budapest. Dicevamo del rispetto dello Stato di diritto. Al riguardo, lo sfidante di Orbán si era già fatto notare in occasione delle rivolte dell’autunno del 2006, quando, giovanissimo, l’anno dopo aveva fondato con altri colleghi Ne féljetek (“Non temete!”), un movimento che offriva un supporto legale alle vittime della repressione messa in atto contro le proteste.

La sua popolarità cresce alla vigilia delle elezioni europee, esattamente il 10 febbraio del 2024, quando Katalin Novák, presidente della Repubblica, si dimette, sostituita da Tamás Sulyok, per aver concesso la grazia a individui implicati in reati di pedofilia. Per la stessa ragione, aveva lasciato il proprio incarico anche Varga, all’epoca ministra della Giustizia. Un’occasione per Magyar che, a fine marzo dello stesso anno, consegna ai social media e alla procura di Budapest anche un audio in cui l’ex moglie accusa di corruzione alcuni membri della cerchia ristretta di Orbán.

Tra le ragioni dello strapotere del leader ungherese in questi ultimi decenni, oltre a una legge elettorale iper-maggioritaria, che prevede per il partito che ottiene la maggioranza il 68% dei seggi, c’è anche una frammentazione dell’opposizione che, questa volta, grazie a Magyar, sembra essersi risolta. Il programma politico di Tisza ha per titolo “Le fondamenta di un’Ungheria funzionante e umana”, e prevede, tra i punti centrali, il rilancio di un’economia che cresce con cifre da prefisso telefonico, l’impegno all’introduzione dell’euro, così come ha fatto la Bulgaria, la citata lotta alla corruzione e la normalizzazione dei rapporti con la Nato e l’Unione europea. Nel programma, almeno sulla carta, è presente un’attenzione ai problemi sociali, che prevede una riduzione dell’imposta sul reddito per i meno abbienti, e addirittura l’introduzione di una patrimoniale per i miliardari, mentre, sul fronte energetico, l’obiettivo è mettere fine alla dipendenza dell’Ungheria dalla Russia.

Si tratterebbe, se così sarà, di un cambio a 360 gradi del ruolo dell’Ungheria in Europa, sia a livello di politica internazionale sia, appunto, nei rapporti con l’Unione. È del resto di questi giorni un nuovo scontro tra l’Unione e l’Ungheria, relativo a un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, il ventesimo, e sul prestito di novanta miliardi di euro all’Ucraina, in particolare dopo il danneggiamento dell’oleodotto Druzhba, che trasporta petrolio russo anche verso la Slovacchia, passando per Kiev. Tutti nodi che verrebbero sciolti nel caso di una vittoria dell’opposizione. Ci troveremmo così di fronte a un altro aspetto storicamente rilevante: l’Ungheria tornerebbe alla fase post-comunista, quando una delle condizioni per l’ingresso nell’Unione era una democratizzazione del Paese, con l’adesione, nel 1992, alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, con l’integrazione del sistema giuridico ungherese in una normativa internazionale, e con la promulgazione di una nuova Carta costituzionale. Tutto questo, però, mentre le condizioni di vita della popolazione crollavano a causa della sostituzione di un sistema di protezione sociale con uno liberista, che portò rapidamente un terzo della popolazione in condizioni di estrema povertà. Non riteniamo azzardato sostenere che il fallimento di quel progetto politico possa avere aperto la strada all’autoritarismo populista di Orbán. Ora il Paese potrebbe tornare al liberalismo di una volta – magari con un’attenzione alle tematiche sociali. Ma, com’è noto, nell’Europa che conosciamo, preoccupazioni di questo tipo non sembrano trovare molto spazio.

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