• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

La Palestina e la fabbrica dell’opinione pubblica

Il caso Hannoun è la spia di una rivincita contro il clima di partecipazione di massa e di solidarietà creatosi nell’autunno scorso in Italia

7 Gennaio 2026 Agostino Petrillo  902

Diceva Pierre Bourdieu che “l’opinione pubblica non esiste”. Considerazione lapidaria che il sociologo francese introduceva per spiegare come quell’insieme di orientamenti e di sensibilità, che va sotto il nome di opinione pubblica, sia continuamente riplasmato da un gioco più ampio di forze sociali, di spinte e controspinte, che sottrarrebbero autonomia a una ipoteticamente libera sfera dell’opinione. Tornano alla mente queste considerazioni se si riflette sulla vicenda dei presunti finanziamenti a Hamas, da parte di un gruppo di esponenti pro-Pal, al centro di un’indagine avviata dai giudici genovesi. L’inchiesta, che prende in esame un arco di trentacinque anni, risalendo fino al 1991 – epoca in cui, tra l’altro, Hamas cominciava appena ad affacciarsi sulla scena –, mette nel mirino l’attività di un architetto giordano-palestinese, Mohamed Hannoun, imputato, come recita l’atto di accusa, di “avere finanziato l’associazione terroristica Hamas […] consapevolmente contribuendo all’attività dell’organizzazione terroristica, sia nella componente civile che in quella militare, anche provvedendo al sostentamento dei famigliari di persone coinvolte in attentati terroristici o di detenuti per reati terroristici”.

Il finanziamento sarebbe avvenuto – secondo il capo di imputazione – attraverso una rete di organizzazioni aventi sede in Italia e in Turchia, e ne avrebbero beneficiato “associazioni con sede in Gaza, nei Territori palestinesi o in Israele, dichiarate illegali dallo Stato di Israele, perché appartenenti, controllate o comunque collegate a Hamas”, per un importo complessivo, dal 18 ottobre 2001 a oggi, di poco più di sette milioni di euro.

Notava al riguardo il magistrato Livio Pepino, in un lucido articolo su “Volere la luna”, che in tutti questi trentacinque anni l’attività di Hannoun e dei suoi collaboratori è rimasta sostanzialmente inalterata, ed è consistita nella raccolta di denaro a beneficio della resistenza del popolo palestinese, come scritto nella denominazione della società che coordinava, e come pubblicamente dichiarato in ogni occasione. Pepino ricorda che tale attività, “da sempre sotto i riflettori e scandagliata in tutti i suoi aspetti, è stata ripetutamente valutata dall’autorità giudiziaria che, per ben due volte (nel 2006 e nel 2010), l’ha ritenuta priva di rilievo”. Per cui – conclude il magistrato – tutto questo parrebbe dimostrare che ciò che oggi è cambiato “non è l’attività delle associazioni coordinate da Hannoun, ma la valutazione che ne danno i giudici”.

In attesa che l’inchiesta proceda e se ne chiariscano gli aspetti, non è difficile ricondurre un simile ribaltamento di valutazioni al clima politico che si è determinato nelle ultime settimane, e in cui rientrano anche altri episodi significativi: dalla vicenda di Askatasuna (vedi qui) fino alle varie proposte in discussione in commissione al Senato, in cui si  ipotizzano misure preventive contro le mobilitazioni e i dibattiti nei quali siano rintracciabili segni di antisemitismo, inclusi quelli a favore della Palestina nelle università.

Non ci vuole molta fantasia per pensare che l’obiettivo comune a queste varie misure e indagini in cantiere sia quello di produrre un effetto sull’immaginario che ha animato le manifestazioni dei mesi scorsi: cercando dunque di mettere una pietra sopra alla massiccia adesione che esse hanno riscontrato, soffocando la discussione che hanno aperto nel Paese. Tutto questo auspicando un ritorno alla normalità dell’opinione pubblica, cioè alla passività e all’accettazione di quanto sta avvenendo a Gaza e in Cisgiordania.

Impressione rafforzata dal fatto che, nel caso della vicenda di Hannoun, esiste, al di là dell’eco nazionale, una specifica componente genovese.  Genova è stata il cuore della solidarietà italiana con Gaza: da Genova è partita Flotilla, con una folla enorme a scortarne la partenza, un impressionante schieramento di cinquantamila persone in una città che ne conta poco più di cinquecentomila. La raccolta di viveri organizzata dai portuali e da “Music for Peace” ha coinvolto migliaia di cittadini, che nel momento della consegna e del confezionamento dei pacchi, oggi arenati in qualche deposito, hanno riscoperto un importantissimo momento politico collettivo e solidale.

Colpire un bersaglio tutto sommato facile come Hannoun, da tempo nel mirino degli inquirenti, e le cui posizioni erano note, ha quindi avuto in città il sapore di una sorta di rappresaglia per quanto avvenuto, e gli arresti legati all’inchiesta hanno destato incredulità e stupore. Ci sono state proteste e una piccola manifestazione. La destra locale, invece, ha colto al balzo l’occasione per attaccare tutto il movimento pro-Gaza, e la sindaca Silvia Salis, accusata di “andare a braccetto con Hamas”, per avere presenziato a riunioni in cui parlava Hannoun, se non addirittura per avere confezionato pacchi di viveri a poca distanza da lui. Salis ha duramente smentito le insinuazioni, e ha dichiarato di avere solo presenziato a una riunione con altri sindaci sulla questione di Gaza, in cui effettivamente aveva preso la parola lo stesso Hannoun. Ma il veleno ha continuato a diffondersi: è tornata a echeggiare, da destra, l’affermazione fatta nell’ottobre scorso dal “Tempo” secondo cui la spedizione di Flotilla sarebbe stata finanziata con i quattrini di Hamas. Insomma, un gioco al massacro nei confronti di una mobilitazione senza precedenti, evidentemente indigesta al governo.

Tutto sembra rientrare perfettamente in quel gioco di poteri che Bourdieu individuava dietro le cortine della cosiddetta opinione pubblica. Secondo il sociologo, l’opinione pubblica non si costruisce attraverso una mera somma delle singole opinioni dei singoli soggetti, poiché “nelle situazioni reali, le opinioni sono delle forze e i rapporti di opinione sono conflitti di forza”. In questo senso – proseguiva Bourdieu – “prendere posizione su questo o quel problema significa scegliere tra gruppi sociali realmente esistenti, ed esprimere, sempre più, scelte rispetto a principi esplicitamente politici”.

Intorno alla fabbricazione dell’opinione pubblica, si gioca quindi una partita il cui fine è scegliere da quale parte prendere posizione, a chi portare il proprio consenso, con e contro quali soggetti schierarsi. E allora la teatralizzazione del caso Hannoun, e lo spazio mediatico a esso dedicato, sono stati utilizzati come una leva tesa a modificare gli equilibri e a invertire le tendenze che hanno fatto dell’Italia, per tutto l’autunno scorso, un Paese diverso, in un’Europa in cui a volte bastava indossare una kefiah per rischiare l’arresto o comunque guai con la giustizia, come accaduto in Germania e nel Regno Unito.

872
Archiviato inArticoli
TagsAgostino Petrillo caso Hannoun Genova opinione pubblica Palestina Pierre Bourdieu

Articolo precedente

Equità fiscale e testardaggine

Articolo successivo

Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale

Agostino Petrillo

Seguimi

Articoli correlati

Quel Chiapas che non ti aspetti

La grande manifestazione di Torino per Askatasuna

La generazione Z contro il lavoro?

Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità

Dello stesso autore

Quel Chiapas che non ti aspetti

La grande manifestazione di Torino per Askatasuna

La generazione Z contro il lavoro?

Cronaca di ordinari piccoli crimini contro l’umanità

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica
Vittorio Bonanni    11 Febbraio 2026
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Pioggia di soldi per la corsa agli armamenti (2)
Paolo Andruccioli    11 Febbraio 2026
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA