• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » Spazi urbani e violenza di genere

Spazi urbani e violenza di genere

La città non è neutra. Il ritardo strutturale dell’Italia rispetto al modello spagnolo

22 Dicembre 2025 Marianna Gatta  949

Scarsa illuminazione, sottopassaggi, vicoli, binari: per le donne le città non sono quasi mai luoghi sicuri. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, poco dopo la mezzanotte, fuori dalla fermata della metro B Jonio di Roma, nel quartiere Tufello-Valmelaina, una studentessa di 23 anni è stata violentata da tre sconosciuti che, secondo le ricostruzioni, l’avrebbero seguita già all’interno dei vagoni. Un tipico caso di no eyes on the street: portoni chiusi, strade vuote, visuali ostruite, come lo definisce l’urbanista Nourhan Bassam, autrice di The Gendered City (“La città sessista”).

Roma – puzzle di quartieri residenziali completamente deserti per gran parte delle ore, poco illuminata, sterminata, segnata da un disagio strutturale e da automobili che invadono i marciapiedi – ne è un chiaro esempio. Commentando l’episodio, Monica Lucarelli, assessora alle Attività produttive, Pari opportunità e Attrazione investimenti della capitale, ha ricordato come “la libertà di vivere la città senza paura, di giorno e di notte, sia un diritto che non può essere messo in discussione”. La cura e la trasformazione degli spazi – ha sottolineato – sono fattori di libertà: un ambiente vissuto, illuminato e curato riduce le condizioni di vulnerabilità, soprattutto per le donne che attraversano la città nelle ore serali e notturne. Ha poi ribadito la necessità di un impegno istituzionale strutturale e continuativo, chiedendo maggiori risorse perché le forze dell’ordine presidino le aree sensibili.

Ma non servono telecamere, ronde o polizia nelle piazze. Come spiegano le studiose di urbanistica femminista, è necessario tornare a considerare la città come un luogo sociale e non soltanto come uno spazio a servizio. Si tratta di illuminare adeguatamente le vie e tenerle il più possibile comunitarie e attive, in modo che non si creino vuoti in cui le voci non sono ascoltate. Si tratta di co-progettare gli interventi, in modo da ascoltare le opinioni di chi effettivamente vive gli spazi. Come sostiene nel suo libro La città femminista la docente e direttrice degli studi sulle donne e sul genere presso la Mount Allison University, Leslie Kern, oggi le città sono considerate “luoghi di paura” o meno, a seconda del genere di appartenenza. Mentre un uomo le attraversa, infatti, a qualsiasi ora del giorno e della notte – evitando, sì, le aree più problematiche –, le donne sono costrette a progettare accuratamente i propri spostamenti nel tentativo di non ritrovarsi in situazioni potenzialmente pericolose.

Alla base, c’è la genesi patriarcale dell’urbanistica: città costruite dagli uomini per gli uomini. Un articolo della giornalista olandese Julia Vie sul quotidiano “Nrc” (riportato da “Internazionale” con il titolo Progettare le città insieme alle donne) parte dal femminicidio di Lisa, a soli 17 anni, avvenuto in pieno agosto ad Amsterdam, su una pista ciclabile, per analizzare questo fenomeno. In questo caso, l’area in cui è avvenuto il crimine era stata più volte segnalata dalle donne del quartiere come problematica: la mancanza di un’illuminazione adeguata, di servizi aperti nei paraggi, la mancata potatura della vegetazione che ostruiva la visuale, creavano un punto cieco in cui non si sentivano sicure.

In Olanda, come in altri Paesi, sono sempre di più i gruppi informali, le associazioni e le organizzazioni di architette e urbaniste che si stanno occupando di ridefinire gli spazi pubblici in un’ottica trans-femminista, facendo advocacy e consulenza sugli interventi municipali e regionali. La trasformazione degli spazi urbani, come sostiene Leslie Kern, dev’essere pensata partendo dall’intersezione tra città ecologica e femminista; bisogna cioè pensare sia all’ambiente naturale sia ai gruppi, marginalizzati o meno, che li vivono.

Tra le metropoli europee in cui sono stati introdotti schemi di mobilità femminile, per ripensare gli spazi pubblici, spicca Barcellona. E non a caso. In Spagna c’è un approccio olistico nel contrastare la violenza di genere. Ha fatto il giro delle testate europee la notizia che il Paese iberico sia riuscito a far diminuire del 30% il numero dei femminicidi negli ultimi vent’anni: dalle 71 vittime del 2003 alle 47 registrate nel 2024. In Italia, secondo l’osservatorio di Non una di meno, sono 95 i femminicidi registrati nel 2025 (dati aggiornati all’8 dicembre). Il risultato della Spagna è stato ottenuto grazie a una strategia integrata che ha messo al centro la prevenzione, l’educazione e la protezione delle vittime. Dal 2004 (con l’approvazione della Ley orgánica 1/2004 de Medidas de Protección integral contra la violencia de género), è stato adottato un approccio sistemico alla violenza di genere, riconoscendola come fenomeno strutturale complesso. La legge prevede interventi coordinati sul piano giudiziario, educativo, sanitario e socio-economico; garantisce assistenza legale gratuita, tutele lavorative, protezione per i minori coinvolti e misure di prevenzione volte a intercettare anche i segnali precoci di violenza.

In Italia, invece, non c’è ancora una risposta coerente. Che siano abusi sessuali o femminicidi, non si fa abbastanza per contrastare la violenza di genere. E l’attuale classe politica non sembra farsi carico di attuare delle riforme strutturali in questo senso, anzi. Per dirne una, è stato archiviato al tribunale di Milano il procedimento contro Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato, e, come scrivono le attiviste di Non Una di Meno, “la violenza di genere viene strumentalizzata per fare propaganda razzista e misogina, quando però l’accusato è un rampollo di famiglia influente, la narrazione cambia: si minimizza, si ridicolizza, si scredita proteggendo chi detiene potere”. Non è una somma di episodi isolati, ma un fenomeno sistemico che attraversa spazio, cultura, educazione e politiche pubbliche. Come sottolineano le attiviste di Non Una di Meno, l’analisi del singolo caso rischia così di essere svuotata del suo significato politico, trasformandosi in una narrazione intermittente, emergenziale, incapace di produrre cambiamenti duraturi.

Non sono la telecamera o la volante della polizia fuori dalla stazione della metro di Jonio che impediranno alla prossima studentessa di avere paura di girare per Roma di notte, come non sarà la condanna esemplare di Turetta a evitare il prossimo femminicidio. Come spiegano le esperte, contrastare la violenza di genere richiede un’azione su più livelli: ripensare gli spazi urbani, affinché siano realmente attraversabili e abitabili dalle donne; investire sull’educazione sessuo-affettiva fin dall’infanzia; garantire risposte tempestive, coordinate e competenti da parte delle forze dell’ordine e dei servizi socio-sanitari. Guardare all’esperienza della Spagna significa riconoscere che la sicurezza non è solo una questione di controllo, ma di progettazione, cultura e politiche strutturali. Anche l’Italia, se vuole affrontare seriamente il problema, dovrebbe intraprendere per il 2026 una riforma profonda che tenga insieme sicurezza e diritti, restituendo alla città il suo ruolo di spazio condiviso, vivo e realmente accessibile a tutte e tutti.

937
Archiviato inArticoli
Tagscittà Marianna Gatta Spagna urbanistica patriarcale violenza di genere

Articolo precedente

Askatasuna: una chiusura preventiva?

Articolo successivo

“Il nostro Pd è un partito vincente”

Marianna Gatta

Articoli correlati

Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica

Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti

Breve riflessione sul riformismo

Bongiorno e il consenso negato

Dello stesso autore

Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti

Bongiorno e il consenso negato

Considerazioni sulla rivolta iraniana

Charlie Kirk. Chi era costui?

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica
Vittorio Bonanni    11 Febbraio 2026
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Pioggia di soldi per la corsa agli armamenti (2)
Paolo Andruccioli    11 Febbraio 2026
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA