Quando l’esercito israeliano ha avviato l’invasione terrestre di Gaza, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, migliaia di palestinesi sono stati catturati. I soldati li hanno caricati sui camion militari, con gli occhi bendati, le mani legate, spesso seminudi e feriti. Tra loro, c’erano uomini di ogni età e condizione, ma anche donne: vedove trascinate via dai propri figli, costretti poi a sopravvivere tra le macerie e la miseria delle strade bombardate. È il caso di Abeer Ghaban, deportata perché il nome del marito morto coincideva con quello di un presunto combattente di Hamas.
Un’inchiesta congiunta del quotidiano britannico “The Guardian”, della rivista israelo-palestinese “+972 Magazine” e di “Local Call” ha rivelato che solo una persona su quattro, tra i palestinesi sequestrati a Gaza, è stata successivamente riconosciuta da Israele come combattente. Almeno la metà delle persone rapite è stata liberata e riportata nella Striscia, senza alcuna accusa. Tutti hanno trascorso settimane, mesi, talvolta anni, all’interno delle strutture di detenzione appositamente costruite da Tel Aviv. Le testimonianze dei detenuti, degli operatori sanitari, degli avvocati e perfino di alcuni soldati hanno raccontato di torture, abusi fisici e psicologici, pestaggi, condizioni sanitarie disperate.
Una delle strutture peggiori è senza dubbio quella di Sde Teiman, base militare israeliana situata nel deserto del Negev. Nell’agosto 2024, il canale televisivo israeliano Channel 12ha diffuso un filmato ripreso dalle telecamere di sicurezza della prigione. Le immagini, che hanno fatto il giro del mondo, mostrano un gruppo di soldati che utilizzano scudi per nascondere ciò che accade alle proprie spalle. Come confermato in seguito da alcune guardie, un prigioniero palestinese, trascinato al muro, è stato aggredito e abusato sessualmente con oggetti e armi affilate. Ha riportato ferite molto gravi, tra cui il perforamento di polmone e colon, fratture costali e lesioni rettali. Solo nel novembre 2025 l’esercito ha fatto sapere di aver deportato l’uomo a Gaza il mese precedente, senza aver mai raccolto la sua testimonianza.
Prima che il video venisse diffuso, l’Avvocatura militare aveva aperto un’indagine. Quando però gli investigatori sono giunti a Sde Teiman, la reazione dei carcerieri è stata aggressiva e rabbiosa. Appena la notizia dell’inchiesta è stata riportata dai media di Tel Aviv, una folla di israeliani inferociti, guidati da membri del governo, ha fatto irruzione nella struttura. Scoperto che gli indiziati erano stati trasferiti in un’altra base, i manifestanti hanno assaltato anche il secondo edificio, difendendo i torturatori, chiedendo la chiusura immediata delle indagini e accusando di tradimento l’Avvocatura generale. Nonostante le pressioni (anche da parte di alcuni membri del Likud, il partito del premier Benyamin Netanyahu), cinque soldati della squadra Force 100 sono stati incriminati per violenze. Fu in quel momento che il filmato delle torture venne diffuso, tra lo sdegno internazionale e le denunce delle organizzazioni umanitarie, comprese alcune israeliane. Subito dopo, venne aperta un’inchiesta per individuare l’autore della fuga di notizie e della diffusione del materiale riservato.
Dopo oltre un anno, la procuratrice generale militare, Yifat Tomer-Yerushalmi, è stata accusata di avere consegnato il video ai media. Yerushalmi è a capo dell’Avvocatura militare, il ramo legale dell’esercito israeliano che, tra le altre cose, concede il via libera giuridico alle operazioni militari israeliane a Gaza (e non solo). Dopo avere rassegnato le dimissioni, la procuratrice ha lasciato una lettera d’addio ed è scomparsa per circa un giorno. Ritrovata su una spiaggia di Tel Aviv, è stata arrestata in attesa di processo. La polizia ha dichiarato che il suo telefono personale è scomparso e le ricerche sono ancora in corso. La procuratrice ha poi ammesso di avere consegnato il filmato a Channel 12 nel tentativo – ha dichiarato – di difendere il proprio operato e quello degli investigatori militari.
Il suo arresto è oggi utilizzato dai cinque torturatori di Sde Teiman, e dai loro avvocati, per chiedere la chiusura delle indagini a loro carico. Ma anche da Netanyahu e dai suoi alleati, che hanno sfruttato il caso per attaccare l’intero sistema giudiziario e, in particolare, un’altra procuratrice, Gali Baharav-Miara, avvocata generale dello Stato e massima autorità legale civile. Baharav-Miara ha un ruolo centrale nei processi in cui il premier è accusato di corruzione, e ha imposto limiti legali ai poteri del ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir. Il nodo principale dello scontro con il leader suprematista di Potere ebraico riguarda la necessità di garantire l’indipendenza operativa della polizia, impedendo al ministro di gestire direttamente promozioni o decisioni operative senza i necessari controlli. Secondo i media israeliani progressisti e una parte consistente della società civile, il governo israeliano, e il suo premier in particolare, stanno tentando di smantellare i pilastri fondamentali della democrazia israeliana. “Le implicazioni del caso Sde Teiman – scrive il quotidiano ‘Haaretz’ – sono così ampie che potrebbero favorire la crociata di Netanyahu contro le principali istituzioni democratiche del Paese”. Gli scandali che travolgono il premier e l’Avvocatura militare non sono però gli unici. La polizia ha fatto irruzione negli uffici del principale sindacato israeliano, l’Histadrut, interrogando centinaia di persone e arrestandone decine, tra cui il presidente Arnon Bar-David e la moglie. Si tratta di una delle più vaste inchieste per corruzione nella storia israeliana. Bar-David e la consorte sono accusati di frode e riciclaggio di denaro. Secondo l’accusa, un uomo d’affari israeliano, a capo di una compagnia assicurativa, avrebbe garantito la nomina di membri del sindacato in ruoli chiave all’interno di società governative. In cambio, Bar-David avrebbe fatto in modo che i lavoratori iscritti all’Histadrut diventassero clienti della compagnia assicurativa. Il segretario avrebbe inoltre ricevuto denaro e favori personali dall’imprenditore








