• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Il governo cospirativo

Il governo cospirativo

Sembra un gioco di società l’affare Paragon, ma è soprattutto un labirinto da “guerra ibrida”. Cinque domande

10 Febbraio 2025 Michele Mezza  1112

Parliamo dell’ennesima violazione della privacy operata da spezzoni degli apparati di sicurezza del Paese. Paragon è una società israeliana, peraltro fondata da un ex premier laburista di Tel Aviv, Ehud Barak, che ha elaborato un software molto sofisticato, capace di entrare nei sistemi operativi dei nostri telefoni silenziosamente, senza nessun click da parte nostra. L’estrema potenza di questi sistemi ha portato la società produttrice a venderli solo a organismi governativi. Fra i più affezionati clienti di Paragon, ci sono i servizi di sicurezza italiani, e anche spezzoni della magistratura, alcune procure. Si tratta di apparati delicati a cui, benché la cosa non possa che suscitare un certo sarcasmo, gli israeliani impongono un codice etico che vincola questi dispositivi così intrusivi a un uso finalizzato alla difesa nazionale, ossia per controllare soggetti pericolosi, dal punto di vista terroristico o della criminalità organizzata.

Qualche settimana fa, si è scatenato un singolare gioco a chi è più virtuoso fra Meta, la società di Facebook proprietaria anche di WhatsApp, e la stessa Paragon. La prima avrebbe rilevato nel traffico sulla sua piattaforma dei comportamenti illegali nei confronti di una novantina di utenti, sette dei quali italiani. Le minacce provenivano da strutture del nostro Paese. Contemporaneamente, o subito dopo – la tempistica non è un dettaglio irrilevante – la stessa Paragon, cioè i venditori del software, abituati a operare nell’ombra, in quell’area di deep State che confina con l’informalità, se non proprio con l’illegalità, escono allo scoperto e denunciano il contratto con un non meglio identificato cliente italiano, accusandolo di comportamento scorretto. In sostanza, qualcuno che poteva presentare credenziali del governo italiano, che avrebbe acquisito questo sistema di spionaggio individuale, lo stava usando per fini non difensivi, ma per sorvegliare soggetti che potevano essere considerati fastidiosi. Fra questi, Luca Casarini, noto dirigente di una Ong che opera per la difesa dei migranti, e Francesco Cancellato, direttore di “Fanpage”, testata online di giornalismo investigativo che ha dato filo da torcere al governo Meloni.

A questo punto, il gioco sarebbe chiaro: qualche solerte funzionario di apparati riservati avrebbe usato un sistema tecnologico per mettere sotto controllo soggetti fastidiosi. Ma i conti non tornano. Non tanto perché il governo, interpellato sia dai giornalisti sia dalle opposizioni, in particolare con una circostanziata interrogazione di Alleanza verdi-sinistra, nega di essere partner di questo affare, e smentisce qualsiasi operazione da parte dei sistemi di sicurezza con il sistema Paragon. E siccome nulla va sprecato nella guerra contro i giudici, palazzo Chigi fa sapere che anche alcune procure hanno in uso questo dispositivo digitale.

Ma come tutte le bugie anche questa del governo ha gambe cortissime. Infatti, sia Meta sia gli israeliani di Paragon, comunicano che la stragrande maggioranza dei sorvegliati da parte del misterioso cliente italiano sono stranieri, residenti in diversi Paesi europei. Questo esclude palesemente ogni attivismo giudiziario e ributta la palla nel campo del governo.

Le domande sono parecchie: 1) il governo può ufficialmente smentire che il software in questione sia in uso ai suoi apparati di sicurezza? 2) Se è così, perché appena è stata rivelata la violazione, gli stessi apparati non si sono preoccupati di scoprire chi erano i curiosi che intercettavano le utenze WhatsApp di Casarini e Cancellato, che fino a prova contraria sono cittadini italiani a pieno titolo? 3) Chi sono gli altri cinque italiani finiti nel mirino, e soprattutto chi quelli europei? 4) Il governo potrebbe smentire che qualche altro soggetto di nazionalità estera possa avere usato il software israeliano, ufficialmente acquisito da un cliente italiano per operazioni clandestine? 5) Come hanno fatto WhatsApp, e soprattutto Paragon, a registrare i comportamenti illeciti nei confronti degli utenti individuati?

Dobbiamo concludere che entrambe le imprese mantengono un saldo controllo su questo software che viene ceduto solo in concessione? Di conseguenza, dobbiamo pensare che i sistemi di sicurezza italiani comprino tecnologie che li rendono intercettabili mentre organizzano altre intercettazioni?

Siamo in un tipico labirinto da “guerra ibrida”, in cui il governo Meloni appare sempre più impigliato. E su cui le opposizioni non sembrano concentrate come dovrebbero. Con il software Paragon, si può anche inquinare una campagna elettorale, tanto per essere espliciti, per cui va chiarito subito di cosa stiamo parlando. Così come va chiarito che ormai ogni giorno avremo un caso del genere, perché se – come scrive il generale cinese Qiao Liang – la guerra è sempre cospirazione, ormai anche la pace sta diventando esclusivamente cybersecurity.

1.168
Archiviato inArticoli
Tagsgoverno meloni Michele Mezza Paragon

Articolo precedente

Banche, valvassori e grande finanza

Articolo successivo

Che cos’è la trumpizzazione?

Michele Mezza

Articoli correlati

Tasse, il sistema inceppato

Legislatura costituente? Vediamo come stanno le cose

Ritorna il nucleare, con il trucco

Nucleare, Europa e fisco, le alleanze pericolose

Dello stesso autore

Benni, a seppellirci sarà una risata?

Est/Ovest: la contesa è sul conflitto sociale

Musk, le privatizzazioni, la sicurezza militare e l’Europa

Le dimissioni di Belloni e la nuova tecno-destra all’attacco

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Legge elettorale, la destra litiga ma va avanti
Stefania Limiti    8 Settembre 2026
La polis che manca
Stefania Tirini    7 Settembre 2026
Tajani, Crosetto e la rana bollita
Paolo Barbieri    31 Luglio 2026
Ultimi articoli
Ex Ilva, lo spegnimento dell’area a caldo
Guido Ruotolo    11 Settembre 2026
Argentina, miseria senza fine
Claudio Madricardo    11 Settembre 2026
Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia
Luciano Ardesi    9 Settembre 2026
I talebani corteggiano Washington
Marco Santopadre    9 Settembre 2026
A Milano un ritorno al passato?
Vittorio Bonanni    8 Settembre 2026
Ultime opinioni
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Cattolici, il moderatismo non serve
Vittorio Bonanni    17 Luglio 2026
Marine Le Pen si prepara a perdere le presidenziali
Rino Genovese    13 Luglio 2026
Ultime analisi
Sul declino industriale dell’Occidente (1)
Vincenzo Comito    10 Settembre 2026
Tasse, il sistema inceppato
Paolo Andruccioli    31 Luglio 2026
Ultime recensioni
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Enciclica. L’umanità alla prova della Babele dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    10 Luglio 2026
Ultime interviste
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
“La Russia? Non è più un nostro nemico”
Paolo Andruccioli    18 Giugno 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA