• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Banche, valvassori e grande finanza

Banche, valvassori e grande finanza

10 Febbraio 2025 Paolo Andruccioli  1364

Il governo Meloni non ama perdere. Respinto (per ora) l’assalto del Monte dei Paschi di Siena, e in particolare delusi gli appetiti dell’amico Caltagirone su Mediobanca, dopo il no del salotto buono della finanza italiana, gli uomini della premier sono adesso a caccia di alleati di peso per riaprire i giochi della marcia di Roma su Milano – come l’ha definita il sindaco Sala – e di finanziatori per una nuova grande stagione di privatizzazioni. Per privatizzare pezzi importanti dello Stato (prima di tutto poste e ferrovie), e per appoggiare gli amici scalatori di banche, conquistando magari anche le Generali, salvadanaio del risparmio degli italiani, servono soldi (tanti) e agganci con i big della finanza. Fin qui – direte – niente di male. Il governo dei sovranisti è coerente con le promesse elettorali, e sta cercando di fare il bene della “nazione” e dei suoi sudditi. Eppure, a guardare bene i fatti, si capisce qualcosa di più, e si svela l’inganno di una falsa rappresentazione.

Per la propaganda spicciola e per i tanti “strilloni” alle dipendenze del governo, Giorgia Meloni e il suo ministro, Giancarlo Giorgetti, sarebbero dei geniali protagonisti di grandi mosse tattiche, volte ad aprire i rubinetti dei finanziamenti esteri in favore dell’Italia. Bisogna attirare investitori nel nostro Paese. Così gli incontri a palazzo Chigi e a via Venti Settembre, con i capi dei grandi fondi finanziari, sono ammantati di un’aria di segretezza artificiale e, al tempo stesso, venduti ai media e ai social con messaggi rassicuranti verso l’opinione pubblica. Parliamo con i “padroni del mondo” per i vostri interessi – fanno sapere. Una scena che si è ripetuta più volte dopo gli incontri di Meloni con Musk e con Larry Fink, amministratore delegato di uno dei tre fondi finanziari più importanti del mondo, BlackRock. Il film si è ripetuto nei giorni scorsi, con il ministro Giorgetti che ha incontrato di nuovo i vertici del fondo americano guidati dal presidente Rob Kapito. Alle agenzie di stampa finanziarie, il ministero dell’Economia ha fatto sapere che si è trattato solo di un incontro amichevole per festeggiare il venticinquesimo anno di presenza di BlackRock in Italia, dove il fondo, che gestisce un asset di oltre 11,5 trilioni di dollari, è presente nei pacchetti azionari più importanti di Piazza Affari, tra cui lo stesso Monte dei Paschi di Siena. Si è trattato di un incontro in agenda da tempo – dice l’ufficio stampa. Un impegno istituzionale di routine, un gesto di cordialità nei confronti degli amici americani.

Chi segue da vicino le dinamiche politiche dell’alta finanza sa bene, però, che dietro la facciata mediatica c’è sempre qualcosa di più consistente. Si viene a sapere, per esempio, che gli amici americani avrebbero manifestato un certo fastidio riguardo ad alcune intenzioni del governo Meloni che, a un certo punto, per rastrellare risorse per la manovra di Bilancio, aveva parlato di una tassa sugli extraprofitti delle banche, e di misure per favorire i risparmiatori e i correntisti, troppo vessati dai costi dei depositi e poco ripagati dai loro investimenti finanziari.

Il ministro Salvini è stato uno di quelli che si era spinto più in là nelle rivendicazioni populiste, che non sono piaciute ai banchieri e ai grandi centri del potere finanziario. Salvini, che si dimentica di badare alla regolarità dei trasporti, e si allarga spesso in settori non di sua competenza, aveva parlato anche di interventi legislativi per “garantire il conto corrente a tutti’’ e introdurre “limiti ai margini multimiliardari delle compagnie’’ sulle transazioni delle carte di credito. Apriti cielo.

Visti da questo angolo visuale, gli incontri del governo italiano con i big della finanza mondiale, appaiono sì come mosse tattiche, ma quasi riparatorie, al fine di riacquistare la fiducia e il consenso di chi comanda veramente. La finanza americana non ha mai negato il suo interesse per le privatizzazioni, e ha ovviamente grandi appetiti anche nei settori più sensibili, come quello dei trasporti e della sanità. Ma per investire in Italia vogliono decidere loro. Più che registi di grandi operazioni strategiche, gli uomini del governo nazionale e la donna al comando appaiono, quindi, come strumenti in mano ad altri, degli esecutori di decisioni prese altrove. Dei valvassori, se volessimo usare un’immagine da storia medioevale.

Un altro segnale che sorregge questa analisi riguarda l’iniziativa del governo Meloni per far partire il “fondo dei fondi”, il Fondo nazionale strategico indiretto (Fnsi), pensato per provare a coinvolgere fondi d’investimento e società di asset management in una nuova alleanza tra pubblico e privato. Qualcuno ha parlato di una “chiamata alle armi” da parte di palazzo Chigi, una mossa che dovrebbe avere come fine ultimo l’avvio di un’ondata di quotazioni che in Italia non si vede da decenni, con ricadute su economia e occupazione. Sul tavolo, ancora una volta, il risparmio degli italiani che, in mancanza di risorse pubbliche, dovrebbe essere utilizzato per finanziare l’economia reale.

Ma è qui che casca l’asino, e si svela il bluff, perché basta guardare gli altri indicatori dell’economia per capire che le cose non stanno andando affatto bene. I dati economici registrano infatti un crollo degli investimenti nella produzione e un crollo della manifattura. Sul “Sole 24 ore” del 3 febbraio, la mappa della crisi: perse 59mila aziende, mentre il trend delle difficoltà produttive coinvolge vasti settori industriali: dalla moda alla metallurgia, dal legno alle produzioni dell’industria alimentare. In questa situazione, è legittimo chiedersi: dove andranno i soldi che i big della grande finanza mondiale, ai quali il governo dei nazionalisti affida il futuro, rastrelleranno nel Paese? Magari in bitcoin? Un tema che preoccupa anche il filosofo Massimo Cacciari, che comincia a parlare di un serio rischio per la democrazia determinato da una totale subalternità delle tecno-destre ai monopoli finanziari. Sapendo, poi, che il matrimonio tra finanza e politica è di interesse da entrambe le parti, come si è visto all’atto dell’insediamento del re Trump.

1.398
Archiviato inEditoriale
Tagsfinanza americana Fnsi governo meloni Paolo Andruccioli tecno-destra

Articolo precedente

La Serbia tra proteste e incertezze geopolitiche

Articolo successivo

Il governo cospirativo

Paolo Andruccioli

Articoli correlati

Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

La lezione di Hormuz

“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”

Dello stesso autore

“Un voto contro l’arroganza del governo. Inizia una nuova primavera”

La lezione di Hormuz

“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”

Trump alla conquista dell’impero del petrolio

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
L’Estonia, i russi e l’apartheid 
Vittorio Bonanni    10 Aprile 2026
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Ultime opinioni
Una critica delle primarie
Claudio Bazzocchi    10 Aprile 2026
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA