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Cinque Terre, una grande bellezza che esplode

La devastazione di un magnifico pezzo di Liguria e la necessità di un quadro normativo, a livello nazionale, che regoli il turismo di massa

20 Aprile 2023 Nicola Caprioni*  1782

Di troppo successo si può anche morire. È quanto rischia una delle zone più belle e più caratteristiche del sistema ambientale e umano del nostro Paese, le Cinque Terre. La loro immagine è riprodotta in milioni di foto che fanno il giro del mondo. Il loro nome è universalmente noto. Giornali, riviste turistiche, guide, documentari le hanno fatte conoscere a milioni di persone che desiderano visitarle. Le Cinque Terre sono anche un piccolo gruppo di caratteristici paesini dai tipici colori della Liguria, a picco sul mare, in un contesto di monti terrazzati e coltivati a vigneto. Terrazze realizzate dalla fatica secolare degli abitanti, che hanno costruito i muretti a secco e trasportato terra per riempire le fasce e piantarvi i vigneti. Un equilibrio delicatissimo, che va costantemente mantenuto, ma anche una bellezza che comprende in sé il fattore umano. Cosa sarebbero le Cinque Terre senza i suoi abitanti contadini-pescatori?

Ma qui, come altrove, gli enormi flussi turistici stanno mettendo a repentaglio un patrimonio straordinario dell’umanità, tutelato dall’Unesco, parco nazionale e parco marittimo. La presenza dei turisti è diventata insostenibile: i sentieri sono a rischio, l’affollamento porta problemi relativi agli spazi, alla sicurezza, all’enorme aumento dei rifiuti organici, sempre più difficilmente smaltibili. La bellezza così ne è offuscata, e non è più consentito di apprezzare la dolcezza rilassante di un paesaggio straordinario.

La sindaca di Riomaggiore, uno dei tre comuni delle Cinque Terre, ha recentemente richiamato l’attenzione sul pericolo che gli abitanti tradizionali abbandonino la zona. Il valore degli immobili è alle stelle. Gli abitanti, sempre più, tendono a vendere e a trasferirsi in località vicine, o a trasformare le case in strutture ricettive, affittacamere, ecc. Così le caratteristiche dei piccoli borghi di mare vengono meno, le cantine dei vignaiuoli e le rimesse dei pescatori vengono sostituite da negozi di souvenir “made in Cina” o da lussuose boutique. Di questo passo, tra breve, le Cinque Terre si trasformeranno in qualcosa di falso, simile ai finti villaggi degli outlet. Le crociere che sbarcano nel vicino porto della Spezia producono un danno enorme. Arrivano frotte di crocieristi, che invadono i piccoli e stretti caruggi dei paesi. Le loro sono visite “mordi e fuggi”, fortemente impattanti dal punto di vista dell’ingombro.

La ministra del Turismo, Santanchè, in visita alle Cinque Terre ha ipotizzato come soluzione quella della esclusività. Aumentare fortemente le tariffe d’ingresso ai sentieri del Parco, ridurre i treni e aumentare l’importo dei biglietti, ridurre gli accessi e privilegiare chi lascia più denaro. Una soluzione “classista”. L’accesso alla bellezza e ai luoghi naturali va riservato a chi se lo può permettere economicamente.

Ogni proposta di restrizione degli accessi viene comunque respinta da ristoratori e commercianti locali. Si pone un grave problema di sostenibilità; prendiamo le mosse da un tema: turismo e promozione, di cui si sta discutendo, anche a partire proprio da quanto avviene nelle Cinque Terre. I flussi che si riversano soprattutto nei momenti “più caldi” rendono ormai insostenibile la presenza turistica nei luoghi di maggior richiamo. La faccenda va gestita sia dal punto di vista nazionale sia da quello regionale. E la discussione si è orientata, giustamente, sul tema della sostenibilità: come tenere in equilibrio la presenza turistica con l’identità dei luoghi, come proteggerne la residenzialità, la storia e la cultura, evitando i fenomeni di massificazione, in cui si perde la misura tra chi i luoghi li vive e chi li visita.

Chi propone uno sviluppo fortemente basato sul turismo in Italia, sfruttando le straordinarie risorse culturali e naturali del Paese, non tiene conto del fatto che il turismo non è un’attività priva di problemi. Si tende a parlarne, in contrapposizione all’industria, come di un’attività che non produce danni ambientali. Nulla di più falso. Occorre dunque una legge nazionale sulle compatibilità. Si dovrebbe pensare a una programmazione degli accessi, a spalmarli lungo tutto l’anno, a valorizzare realtà vicine e meno frequentate, e a scoraggiare forme di turismo dal forte impatto ambientale come quella crocieristica.

*Presidente del Circolo Pertini di Sarzana

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Tagsambiente Cinque Terre Daniela Santanchè esclusività identità minacciata Liguria Nicola Caprioni sostenibilità turismo

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