• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Articoli » Spagna, sinistra a rischio

Spagna, sinistra a rischio

Malgrado il governo Sánchez si sia distinto per l’azione efficace, nelle prossime elezioni politiche si prevede un testa a testa con la destra

4 Aprile 2023 Vittorio Bonanni  905

La destra, anche quella neofascista, minaccia la Spagna. Proprio così. Malgrado, in particolare sui temi economici e del lavoro, il governo di sinistra presieduto dal socialista Pedro Sánchez, in coalizione con Unidas Podemos di Ione Belarra Urteaga, abbia governato bene, i sondaggi relativi alle elezioni regionali e locali di maggio, e politiche in autunno, darebbero favorita l’alleanza Partito popolare più i neofranchisti di Vox, ormai di casa anche da noi, vista l’ostentata amicizia con Giorgia Meloni. Sarebbe un vero disastro incomprensibile ai più.

Durante gli anni della pandemia, lo scudo sociale messo in atto dall’esecutivo ha arginato i disagi subiti dalla popolazione, l’economia del Paese non è entrata in crisi come altrove; è stato introdotto, più o meno come da noi durante il Conte II, un meccanismo per evitare i licenziamenti, e anche un reddito minimo e la crescita del salario minimo a mille euro su quattordici mensilità, come richiesto dai sindacati, oltre a meccanismi finalizzati a ridurre i rapporti di lavoro più precari. Con un tasso di sviluppo dell’economia valutato intorno al 5,5%, il più alto dal 1973, nonostante tutte le previsioni negative, e con un’inflazione in calo alla fine dello scorso anno, intorno al 6,8%.

Come riporta il quotidiano “Domani” – in un articolo di Elena Marisol Brandolini – questo trend sarebbe dovuto alla gratuità parziale o totale dei mezzi di trasporto, e soprattutto a quella che è stata definita “eccezione iberica”, con la quale Spagna e Portogallo hanno potuto applicare un tetto al prezzo del gas. Più articolato il tema salari e occupazione: se da un lato la crescita dei salari è tra le più basse d’Europa, appena il 2,6% e sono venti milioni coloro che usufruiscono della cosiddetta “sicurezza sociale”, dall’altro, invece, la disoccupazione è scesa al di sotto del 13% (tre anni fa era al 16,3%) e l’anno scorso cinque milioni di persone sono state assunte con contratti a tempo indeterminato.Inoltre, il governo ha aumentato le pensioni in linea con i dati di variazione sull’indice dei prezzi al consumo (Ipc).

Risultati straordinari che hanno convinto Sánchez a presentarsi con una linea politica orientata a sinistra, che si sta caratterizzando, come annunciato lo scorso gennaio, anche con una forte tassazione nei confronti delle banche, arricchitesi grazie al rialzo dei tassi di interesse, e delle imprese elettriche e petrolifere i cui profitti, come ovunque, sono diventati stellari negli scorsi mesi. Per le prime è previsto un prelievo fiscale di tre miliardi di euro, che saranno utilizzati per finanziare i contributi statali al fine di limitare i danni dell’aumento delle bollette per famiglie e imprese. Grazie a queste misure arriveranno nelle casse pubbliche 3,5 miliardi l’anno, utili a tamponare gli effetti dell’aumento dei prezzi sui settori sociali più deboli, i quali, come denuncia il principale sindacato spagnolo, le storiche Cc.Oo (Comisiones obreras, tradizionalmente legate ai comunisti), sono all’80% frutto della speculazione. Aggiungiamo una borsa di studio di quattrocento euro per tutti gli studenti con più di 16 anni, congiuntamente a un piano per la realizzazione a Madrid di dodicimila alloggi, il 60% dei quali a gestione pubblica.

Sánchez punta l’indice contro le politiche neoliberiste che il Partito popolare vorrebbe mettere in atto in caso di vittoria. “Prevarrebbero – ha detto il premier citato dalla testata online “Euroactiv” – gli aiuti e gli interessi agli istituti di credito in bancarotta”. Anche sul fronte pensionistico non sono mancati passi in avanti. La nuova normativa cancella quella del 2013, promulgata dal governo popolare di Mariano Rajoy, che abbassava di fatto il potere di acquisto delle pensioni conseguenza del taglio dei fondi. Al contrario, la legge del ministro dell’Inclusione e della sicurezza sociale, José Luis Escrivá Belmonte, ha stanziato nuovi fondi provenienti da contributi di solidarietà, sia sulle pensioni più elevate sia sui salari più elevati, sopra i 4500 euro mensili. Questa misura ha suscitato polemiche e attacchi da parte della destra, in quanto finalizzata a neutralizzare la decisione presa dalla destra nella regione di Madrid e in Andalusia, dove l’imposta sugli immobili è deducibile al 100%. Questa riforma delle pensioni è stata sostenuta dai due principali sindacati spagnoli, le Cc.Oo e l’Ugt (Union general de los trabajadores), vicina storicamente agli stessi socialisti.

Sánchez ha voluto affrontare anche il tema irrisolto delle imposte che la Chiesa cattolica non paga in quanto esentata. Grazie a un accordo con la Conferenza episcopale di Madrid, quest’ultima ha rinunciato all’esenzione dal pagamento dei contributi speciali e dell’Imposta sulle costruzioni, le installazioni e le opere (Icio), di cui beneficiava dal giugno 2001, quando al governo c’erano i popolari di José María Aznar. Un’intesa che però non mette del tutto fine ai privilegi di cui gode questo ambiente, tra i quali l’esenzione del pagamento dell’Irpef da parte dei dipendenti ecclesiastici. Decisione questa che ha scontentato la parte più di sinistra della coalizione, a partire da Unidas Podemos, che non è inoltre d’accordo sull’invio di armi all’Ucraina e sulla politica adottata sui migranti, la cui fermezza ha provocato la morte di trentasette persone che tentavano di scavalcare la recinzione di Melilla per entrare in territorio spagnolo. C’è invece intesa sui temi dei diritti civili, dall’eutanasia all’universo Lgbtq.

Dunque, con questo programma, Sánchez si presenterà agli spagnoli e alle spagnole, a partire, come dicevamo, dalle amministrative primaverili, banco di prova importante prima delle politiche, con i nodi da risolvere dell’unità all’interno della coalizione. Il primo riguarda l’indipendentismo catalano di Esquerra republicana, partito di stampo socialdemocratico, il quale ha ottenuto la cancellazione del reato di sedizione e la riforma del reato di malversazione. Il primo è stato sostituito con il reato di disordini pubblici, come già prevede la legislazione nazionale e quella europea. Sulla malversazione – ovvero l’impiego illecito o illegittimo di denaro o di beni mobili da parte di un amministratore o di un pubblico funzionario, in questo caso per aver organizzato un referendum dichiarato illegale, ovvero quello sull’indipendenza della Catalogna – si torna alla distinzione precedente tra corruzione e deviazione di fondi pubblici senza animo di lucro.

Resta il grosso nodo delle forze a sinistra dei socialisti, che al momento appaiono divise. Podemos, che nacque nel 2014 sull’onda del movimento degli Indignados esploso nel 2011, non ha più i consensi di una volta. Tre anni dopo la fondazione, il partito presieduto da Pablo Iglesias e ora dalla ministra dello sviluppo sociale Ione Belarra, prese il 21% dei consensi, che nel 2019 scesero al 14. Unidas Podemos, che nasce nel 2016, ha inglobato anche la storica Izquierda Unida, all’interno della quale era presente il Partito comunista spagnolo, organizzazione dalla quale proviene la ministra del lavoro Yolanda Díaz. Ormai, però, la spinta propulsiva di quella che allora fu un’assoluta novità nel panorama politico della sinistra spagnola ed europea sembra essere terminata, e i sondaggi la danno sotto il 10%. Per questo Díaz, che si è distinta in questi ultimi anni per il lavoro svolto e per la sua intraprendenza, forse eccessiva, ha lanciato Sumar, “Unire” in spagnolo. Un’iniziativa che potrebbe ridare vigore alla sinistra di governo a pochi mesi dal voto, con buone possibilità di successo, come ha reso noto un sondaggio.

Ma resta la grande incognita di Podemos. Belarra ha chiesto le primarie per scegliere le persone da candidare, ricevendo un “no” da parte dell’esponente comunista. Hanno invece detto “sì” a Sumar forze minori dell’arcipelago della sinistra spagnola, come Izquierda Unida, Más País, ecologisti e forze di sinistra regionali. Ma se la principale forza della coalizione dovesse restare fuori, appunto Podemos, saranno guai seri per Sánchez, a fronte di un Partito popolare in crescita dopo il cambio della guardia al vertice. Al posto di Isabel Díaz Ayuso, presidente della comunità di Madrid, è stato eletto Alberto Núñez Feijóo, un conservatore ritenuto moderato e dialogante. Secondo i sondaggi, con lui il partito della destra avrebbe superato il Psoe, mentre l’estrema destra di Vox sembra pagare il prezzo della crescita del suo più grande alleato.

In ogni caso, complice anche la relativa lontananza delle elezioni politiche, i giochi sono tutt’altro che fatti. I popolari sono dati tra il 28 e il 30%, mentre il Psoe tra il 26 e il 28%. Dunque un testa a testa. Come abbiamo detto, per la sinistra molto dipenderà da Sumar e Podemos, dalla loro capacità di trovare un accordo. La popolarità di Yolanda Díaz deve essere sfruttata, pena la consegna del Paese al Pp e a Vox. E malgrado Sánchez e alleati si siano distinti come il governo di sinistra più efficace, in un’Europa in cui quest’area politica è da tempo in una crisi cronica.

921
Archiviato inArticoli
Tagselezioni politiche governo Sánchez podemos Psoe Spagna Sumar Vittorio Bonanni Yolanda Díaz

Articolo precedente

La giustizia climatica bussa alla Corte dell’Aia

Articolo successivo

Vincenzo De Luca, un presidente d’assalto

Vittorio Bonanni

Articoli correlati

Incubo primarie

Israele perde a Lubiana

Sánchez, il calvario di un socialista

Nepal, vince il rapper ex sindaco della capitale

Dello stesso autore

Incubo primarie

Israele perde a Lubiana

Sánchez, il calvario di un socialista

Nepal, vince il rapper ex sindaco della capitale

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Mala Pasqua (sotto il segno di Piantedosi)
Rino Genovese    7 Aprile 2026
Sigonella uno e due
Rino Genovese    2 Aprile 2026
Segnali incoraggianti, ma…
Rino Genovese    30 Marzo 2026
Ultimi articoli
In Libano nessuna tregua
Eliana Riva    9 Aprile 2026
La tratta degli schiavi crimine contro l’umanità
Luciano Ardesi    8 Aprile 2026
Adolfo Urso, una poltrona che traballa
Guido Ruotolo    3 Aprile 2026
La guerra al tempo dell’intelligenza artificiale
Marianna Gatta    3 Aprile 2026
Blocco di Hormuz: rischio aumento della fame nel mondo
Marco Santopadre    1 Aprile 2026
Ultime opinioni
I giovani e la loro prudenza attiva
Stefania Tirini    26 Marzo 2026
Referendum, grande vittoria del “no”
Stefania Limiti    23 Marzo 2026
Dubai, un mare di guai…
Agostino Petrillo    5 Marzo 2026
Regressione
Agostino Petrillo    27 Febbraio 2026
Un male sottile: leggere senza comprendere
Stefania Tirini    13 Febbraio 2026
Ultime analisi
Pnrr a fine corsa. Dopo l’estate il vuoto?
Paolo Andruccioli e Paolo Barbieri    7 Aprile 2026
La lezione di Hormuz
Paolo Andruccioli    17 Marzo 2026
Ultime recensioni
Vocazione e povertà
Katia Ippaso    31 Marzo 2026
Vittorio Occorsio, ovvero della giustizia
Stefania Limiti    16 Marzo 2026
Ultime interviste
“No alla guerra, sì a una difesa comune europea”
Paolo Andruccioli    11 Marzo 2026
“Gli imprenditori hanno smesso di fare industria. Conta solo la rendita finanziaria”
Paolo Andruccioli    27 Febbraio 2026
Ultimi ritratti
Nellie Bly: i pazzi visti da vicino
Laura Guglielmi    3 Aprile 2026
Marielle Franco e la “resistenza intersezionale”
Marianna Gatta    19 Marzo 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA