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Stati Uniti “nel pallone”

L’amministrazione Biden ha prima sottovalutato, poi cavalcato in modo esagerato la vicenda che ha visto gli oggetti volanti cinesi nei cieli d’America

17 Febbraio 2023 Stefano Rizzo  2342

La notizia prese tutti di sorpresa. Ai primi di febbraio la rete televisiva Nbc aveva riferito di numerosi avvistamenti nel cielo dell’Idaho di un misterioso oggetto rotondo, luminoso quanto la luna, che si muoveva lentamente, provocando allarme nella popolazione. Dovranno passare ancora alcuni giorni prima che il Pentagono comunichi che quell’oggetto misterioso è un pallone spia cinese, grande una sessantina di metri, che si muove a un’altitudine di circa ventimila metri. Il pallone era già stato avvistato nei cieli dell’Alaska fin dalla settimana prima; e un altro pallone, sempre di fabbricazione cinese, sarebbe stato visto veleggiare da qualche parte in Sudamerica.

Naturalmente montano le critiche da parte dei repubblicani – e anche di qualche democratico – per l’inerzia dell’amministrazione Biden, che non ha tempestivamente informato il pubblico. A questo punto, per rintuzzare le critiche, il Pentagono informa che non è la prima volta che viene avvistato un pallone spia nei cieli d’America e che c’erano già stati almeno due avvistamenti, durante la presidenza Trump, senza che il pubblico venisse informato. Sembra anche di capire che, dal momento che questi palloni non rappresentano una concreta minaccia, nel gioco delle spie che tutti i Paesi – e soprattutto le grandi potenze – giocano, si preferisce fare finta di non sapere per lasciare l’avversario nel dubbio su quello che effettivamente si sa.

Quando si diffonde la notizia del pallone fantasma e il Pentagono è costretto ad ammetterne l’esistenza, la Casa Bianca comunica di averne disposto l’abbattimento non appena la cosa possa essere fatta in sicurezza, lasciandolo quindi veleggiare portato dai venti (e, sembra, da un motore alimentato da pannelli solari) sopra tutti gli Stati Uniti fino a quando non avesse raggiunto la costa della Carolina del Sud. Naturalmente, è lecito dubitare (come sempre quando si tratta di spionaggio) che la sicurezza pubblica sia stata la vera ragione del mancato abbattimento, dal momento che, lungo il suo percorso sopra gli Stati Uniti, esistono ampie aree disabitate dove, cadendo, non avrebbe fatto danni. La ragione è probabilmente un’altra: precipitando al suolo, il pallone si sarebbe disintegrato e non sarebbe stato possibile esaminarne il contenuto; inoltre, i servizi di intelligence volevano monitorare i dati che il pallone rilevava e trasmetteva a una base che (si dice) sarebbe situata nella provincia cinese dello Hunan.

Come che sia, pare che l’intelligence americana, che inizialmente aveva sminuito la faccenda come qualcosa di routine nel reciproco gioco di spionaggio, si sia poi preoccupata a tal punto da spingere il segretario di stato Blinken ad annullare il viaggio programmato in Cina, che avrebbe dovuto avvenire in questi giorni, e a inviare una secca lettera di protesta al suo omologo cinese Wang Yi. Naturalmente la Cina, per parte sua, ha smentito che si sia trattato di un pallone spia, sostenendo che aveva compiti esclusivamente civili e condannando l’abbattimento come un “uso eccessivo della forza militare”. Di fronte all’allarme americano, che in certi momenti ha raggiunto punte di isteria collettiva con gente che sparava all’impazzata verso il pallone (peraltro non raggiungibile a venti chilometri di altezza con normali armi da fuoco), il governo cinese, che esercita sempre un controllo rigoroso su Internet, ha lasciato che i suoi cittadini si lasciassero andare sui social a frizzi e lazzi di ogni genere, accostando il pallone spia alle migliaia di palloncini che vengono fatti salire al cielo in occasione del capodanno lunare cinese, e altre amenità.

Il fatto è che, a un certo punto, nell’amministrazione americana ci si è resi conto che l’intera faccenda era stata gravemente sottovalutata, e non da ora. Inizialmente era stato detto che questo tipo di palloni avevano una scarsissima utilità rispetto ai satelliti e allo spionaggio hacker: infatti gli Stati Uniti li avevano abbandonati fin dalla fine degli anni Cinquanta, preferendo satelliti e aerei spia, cosicché il loro uso da parte della Cina poteva essere interpretato come un segno di arretratezza o un residuo del passato. Col passare dei giorni, però, si è diffusa una nuova consapevolezza: i palloni spia hanno indubbiamente vari svantaggi – possono rimanere in cielo per pochi giorni, al massimo un paio di settimane e sono facilmente visibili; ma hanno anche vantaggi che i satelliti non hanno. Muovendosi lentamente e così vicini al suolo (da cento a mille volte più vicini) possono fornire immagini fotografiche ad alta risoluzione di un obiettivo, come una base militare o un altro impianto di rilevanza strategica. Inoltre, la loro visibilità può essere considerata non un difetto ma un pregio: è come se il governo cinese volesse farsi vedere dagli americani e dicesse loro “io sono qui, sopra di voi e vi osservo”, provocando così insicurezza e ansia.

Gli esperti di intelligence americani sono stati presi alla sprovvista per un altro e più grave motivo. Non è stato difficile, con il senno di poi, consultare archivi e riviste accademiche di pochi anni fa, peraltro di dominio pubblico, in cui vari scienziati cinesi illustrano la teoria del controllo dello “spazio vicino” come prossimo campo di battaglia della guerra futura; e risalire poi alla creazione di una unità speciale all’interno dell’Esercito popolare di liberazione incaricato di costruire e gestire questo nuovo strumento di spionaggio. È probabile, com’è stato detto, che Xi Jinping fosse informato, anzi che avesse autorizzato il programma; ma è possibile che non fosse al corrente del lancio di questo specifico pallone, poiché la visita di Blinken era fortemente voluta soprattutto dal governo cinese, dopo anni di crescenti tensioni con gli Stati Uniti; sicuramente la parte cinese non avrebbe voluto metterla a repentaglio per un singolo pallone spia.

Rimane il sospetto che, per quanto oggettivamente preoccupante, l’intera faccenda sia stata prima sottovalutata e poi ingigantita ad arte da parte americana, nel contesto delle tensioni esistenti tra i due Paesi: tensioni che hanno a che fare con la guerra in Ucraina, in cui la Cina, per quanto tiepidamente, sostiene la Russia, e comunque si rifiuta di applicare le sanzioni occidentali; che riguardano Taiwan, l’isola che formalmente, in base al diritto internazionale, fa parte della Cina, ma che gli Stati Uniti vorrebbero autonoma da Pechino; che riguardano l’insieme della proiezione della forza in cui gli Stati Uniti cercano di mantenere, anzi di incrementare, la loro presenza nella regione con accordi militari con l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud e – notizia di questi giorni – le Filippine, mentre la Cina vuole esattamente il contrario, cioè aumentare la propria sfera di influenza nel suo “vicino estero”.

Tutte ragioni di tensione – e di possibile conflitto – che richiederebbero non di annullare bensì di intensificare le visite di alto livello tra i due Stati. Anche in Asia, come in Europa, il timore è che, di rivalsa in rivalsa, di provocazione in provocazione, la situazione possa sfuggire di mano con esiti disastrosi.

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