• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Articoli » La brutta storia dei carri armati

La brutta storia dei carri armati

La decisione degli Stati Uniti di inviare i tank Abrams all’Ucraina ha portato con sé l’adesione della Germania, sofferta per più di un buon motivo. Si tratta di un azzardo troppo grande per farci sentire tranquilli

27 Gennaio 2023 Stefano Rizzo  4408

C’è qualcosa che non torna, o almeno che non è stato chiarito in questa storia dei carri armati all’Ucraina. Da giorni si parla di una imminente offensiva russa, prevista per la primavera, e allo stesso tempo dei preparativi di una controffensiva ucraina per riconquistare i territori – tutti i territori (inclusa la Crimea) – occupati dai russi. Ma apprendiamo, ora che gli Stati Uniti hanno deciso di inviare i loro potentissimi tank Abrams, che questo non potrà avvenire per molti mesi, fino a “tarda primavera” (giugno o più tardi), perché i tank non verranno presi tra quelli in dotazione alle forze armate americane, ma dovranno essere fabbricati appositamente dalla General Dynamics. E poi bisognerà addestrare gli ucraini a usarli e a risolvere i complessi problemi logistici legati all’operatività di questi colossi da combattimento: riparazioni, rifornimenti, ecc.

La decisione americana ha avuto come conseguenza quella tedesca di sbloccare l’invio dei propri tank Leopard, sia da parte dei Paesi che li hanno acquistati dalla Germania, sia quelli delle forze armate tedesche. Nel caso dei Leopard si parla di sistemi d’arma meno complessi, di più facile operatività, e che soprattutto sarebbero disponibili subito. Ma si tratterebbe comunque di poche unità, forse una dozzina in tutto, che avrebbero scarsissimo impatto sulle annunciate offensive e controffensive di qui a qualche settimana. Per sfondare le linee russe e riconquistare i territori occupati, occorrerebbero non decine, ma centinaia di carri – e non tra mesi, ma subito. E sarebbero necessari molti caccia-bombardieri F-35 o simili che il governo ucraino richiede con insistenza da mesi, e che – per il momento – si è deciso di non inviare.

E allora perché tutto questo tira e molla, che va avanti da settimane, sugli Abrams americani e sui Leopard tedeschi? È stato detto, dal presidente Biden nella sua conferenza stampa dell’altro ieri, per “mantenere l’unità degli alleati”, ma la spiegazione è vaga e nasconde profonde differenze di strategia sulla guerra. Non solo negli Stati Uniti, dove il Pentagono e i consiglieri della sicurezza nazionale della Casa Bianca erano contrari all’invio dei carri armati per “ragioni tecniche” (che evidentemente non erano così stringenti visto che sono state subito accantonate), mentre il Dipartimento di stato era favorevole, e Biden è rimasto a lungo incerto su chi ascoltare.

La divisione di strategia è soprattutto tra Stati Uniti ed europei – non tutti gli europei, dal momento che Paesi baltici, Polonia, Regno Unito, Finlandia e Svezia sono favorevoli a intensificare la guerra e a sconfiggere totalmente la Russia, mentre Germania, Francia, Spagna e forse Italia, hanno cercato sin dall’inizio di evitare una continua escalation del conflitto, per piegarsi poi alle decisioni americane in nome dell’unità tra alleati. (Le differenze tra europei sono state messe icasticamente in luce nella teleconferenza, seguita all’annuncio della decisione di inviare i carri armati, tra Biden e i leader di Regno Unito, Francia e Germania, cui l’italiana Meloni è stata “invitata”, facendole prima fare un po’ di anticamera.)

Ma perché il cancelliere Scholz ha resistito fino all’ultimo all’invio dei suoi Leopard? La ragione è semplice, anche se non detta. La Germania si rende bene conto che la fornitura di mezzi di attacco all’Ucraina costituisce un ulteriore passo avanti nell’escalation del conflitto, e teme di rimanere scoperta. Ritornano argomenti sollevati più volte (e respinti con sdegno) su questa guerra come una proxy war, una guerra per procura tra Stati Uniti e Russia. Ora, è sicuramente vero che è una guerra tra la Russia aggressore e l’Ucraina aggredita, ma il ruolo di Stati Uniti e Paesi europei, uniti-disuniti sotto l’ombrello della Nato assieme a una ventina di altri “volenterosi” da tutto il mondo, rimane in una zona grigia tra belligeranza e neutralità.

Le convenzioni dell’Aia del 1907 richiedono che ogni Paese dichiari il proprio status rispetto a un conflitto armato (III Convenzione): se è neutrale è fatto espresso divieto di dare sostegno con uomini e mezzi ai belligeranti, vietandone anche il transito nel proprio territorio (V Convenzione). Su questo punto, da un punto di vista strettamente legale di diritto internazionale, i russi aggressori non hanno tutti i torti, dal momento che gli alleati occidentali, Stati Uniti in testa, sostengono il Paese aggredito con imponenti mezzi finanziari e armamenti, addestrando i suoi uomini nei propri territori e anche consentendo l’invio di soldati senza bandiera (chiamati pudicamente “volontari” mentre quelli del nemico sono “mercenari”). Ma si sa, il diritto internazionale è impotente e quello bellico (ius in bello) forse datato rispetto alle complessità della guerra ipertecnologica odierna; e in ogni caso è stato violato innumerevoli volte da tutti –  americani, russi, europei, arabi, israeliani, ecc. – in tutti i teatri di guerra dalla fine della Seconda guerra mondiale.

La consapevolezza dell’ambiguità (a dir poco) della decisione di fornire carri armati, mezzi esclusivamente offensivi, all’Ucraina è ciò che ha reso esitante la Germania e gli altri Paesi europei, pur disposti ad aiutare l’aggredito a ricacciare indietro l’invasore. È il timore che i russi, intendendo a maggior ragione (dal loro punto di vista) la decisione degli occidentali come un gesto aggressivo, possano a loro volta decidere di rispondere con attacchi diretti su obiettivi militari tedeschi, o con cyberattacchi sulle infrastrutture del Paese o di altri Paesi europei (ospedali, reti di trasporto, centri di comunicazione, finanza), cosa che si sono astenuti dal fare fino a oggi. Di fronte a una tale eventualità, temevano evidentemente i tedeschi, cosa avrebbero fatto gli Stati Uniti? Avrebbero risposto in tono e misura con attacchi su obiettivi russi, o sarebbero rimasti a guardare dalle loro sicure sponde (come avevano fatto nel 2014 quando la Russia aveva occupato la Crimea) per non precipitare la propria nazione in una escalation continua fino all’armageddon nucleare?

E qui giova ricordare che dei quattro Grandi che si sono riuniti in teleconferenza/consiglio di guerra – Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania – la Germania è l’unico Paese che non dispone di un proprio ombrello nucleare, e quindi è il più esposto, perché deve fare affidamento su quello degli altri che devono essere disposti a sacrificare se stessi per difenderla da un eventuale attacco russo.

Naturalmente nessuna testa pensante vuole che si giunga a tanto e quindi la richiesta che gli Stati Uniti forniscano – ancorché in un futuro lontano e sostanzialmente irrilevante per le sorti dell’annunciata offensiva di primavera – i loro Abrams intende avere una funzione deterrente nei confronti della Russia; una funzione e un azzardo condotto sul filo del rasoio di un sempre più possibile allargamento del conflitto, in cui in sostanza si dice ai russi: noi facciamo questo, ma non azzardatevi a rispondere perché il seguito sarebbe molto peggiore per tutti. Nella convinzione o speranza che al Cremlino ci siano teste pensanti che non si facciano trascinare in azioni disperate di rivalsa. Un azzardo troppo grande per farci sentire tranquilli.

4.452
Archiviato inArticoli
TagsAbrams carri armati Convenzioni Aia deterrenza Europa Germania guerra Ucraina Leopard Russia Stati Uniti Stefano Rizzo

Articolo precedente

Aborto. La destra vorrebbe partire dai diritti del concepito

Articolo successivo

Il giorno di una memoria a metà

Stefano Rizzo

Articoli correlati

Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)

Taiwan a un bivio

Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato

Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa

Dello stesso autore

New York non è gli Stati Uniti

L’infantilizzazione degli europei

Trump alla conquista del potere autocratico

La crisi degli Stati Uniti e il tempo della diplomazia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA