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Home » Articoli » Nordio, come la destra intende smontare il sistema giudiziario

Nordio, come la destra intende smontare il sistema giudiziario

Nelle sue esternazioni il ministro della Giustizia appare preoccupato solo dalle intercettazioni, alla cui divulgazione esistono già delle contromisure, e dalla questione della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante

8 Dicembre 2022 Stefania Limiti  1260

Le recenti audizioni parlamentari del neo-guardasigilli, Carlo Nordio, hanno riproposto l’armamentario ideologico di una destra che mira da sempre a colpire l’indipendenza della magistratura. Strumento base di questo apparato è la manipolazione e la connivenza con il sistema informativo: infatti, nell’esporre il suo programma di governo del sistema giudiziario, il ministro si è distinto, piuttosto, per le sue filippiche contro l’abuso delle intercettazioni e a favore della separazione delle carriere. Temi che poco o nulla hanno a che fare con l’efficienza del sistema, la formazione dei magistrati, il potenziamento delle risorse umane e tecniche di tribunali e procure, e tutto ciò che insomma dovrebbe riguardare direttamente la giustizia “al servizio dei cittadini”, come piace dire a certi propagandisti.

Nelle circa tre ore in Commissione Giustizia della Camera, martedì 6 dicembre, e altrettante il giorno precedente al Senato, Nordio ha sì promesso una nuova spinta sulla digitalizzazione e un monitoraggio costante dei tempi, ma il suo cuore batteva sul capitolo penale. “Quando si parla di separazione delle carriere, di discrezionalità dell’azione penale – ha detto –, non si tratta di ideologia o di aspirazioni metafisiche ma di introdurre un sistema coerente”. Si ritiene insultato da chi immagina “che io possa volere una soggezione del pm al potere esecutivo”: questa sarebbe una “speculazione per non dire che il problema esiste”. E ha precisato: “Non ho mai detto e non dirò mai che le intercettazioni debbano essere eliminate. L’inchiesta che ho coordinato sul Mose (il più grande recente scandalo economico italiano, ndr) ha avuto migliaia di intercettazioni, ma erano mezzi di ricerca della prova, non di prova” e “non è uscita una parola sui giornali, non è uscita una delegittimazione su un cittadino di Venezia o del resto d’Italia. Se si vuole si può, se non avviene vuole dire che c’è culpa in vigilando”.

Il nodo, secondo Nordio, sono le intercettazioni non penalmente rilevanti che escono dalle procure. A stretto giro, gli ha replicato il presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati, ricordando che anche l’ultima riforma, entrata in vigore il primo settembre del 2020, ha esteso l’area del segreto e messo in capo al procuratore della Repubblica la responsabilità della violazione: “Gli argini per quell’effetto, che anche noi condanniamo, ci sono. Ci dica il ministro se funzionano o meno”. Inoltre, la questione posta da Nordio è cara soprattutto a certi circoli di potere: perché semmai sono loro coinvolti da eventuali diffusioni di notizie captate dalle intercettazioni. Quanti uomini e donne sono toccati dalla faccenda? L’importanza di questo mezzo investigativo, nelle grandi e piccole inchieste, non può essere messa in dubbio, e Nordio non lo fa frontalmente, usando però abilmente quella figura retorica nota come sineddoche: scambiando cioè una piccolissima parte dei nodi della giustizia – per la quale, appunto, esistono già le contromisure – con il tutto: come se i guai fossero davvero lì. Con certi giornali pronti a fare da grancassa.

Gravissima poi la leggerezza con cui ha chiesto la separazione delle carriere dei magistrati, giudicanti e inquirenti, anticamera per la creazione dei pm-sceriffo a disposizione dell’esecutivo. “Qualcuno ha detto che mi sono scatenato contro i pubblici ministeri, ma figuriamoci se uno che ha fatto il pm per quarant’anni può scatenarsi contro i suoi colleghi. Potete immaginare che io possa volere una soggezione del pm al potere esecutivo? È quasi un insulto. La separazione delle carriere non è soggezione all’esecutivo”. Questa sarebbe una “speculazione per non dire che il problema esiste”.

In realtà, per Nordio il problema che non esiste è quello della criminalità organizzata, come quello dei reati ambientali (molti vanno a finire in prescrizione grazie al codice voluto dalla Cartabia): nelle audizioni neanche una parola dal ministro.

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