• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Classe o partito?

Classe o partito?

18 Novembre 2022 Rino Genovese  1366

Nel Novecento, e forse fino a qualche decennio fa, sarebbe apparso privo di senso porre l’alternativa “classe o partito?”. Era infatti palese che ci fossero delle classi sociali, con una certa consapevolezza di sé, e dei partiti politici che sostenevano, con maggiore o minore coerenza, i loro interessi. In Italia era evidente che i liberali e i repubblicani fossero i partiti della borghesia, che la Democrazia cristiana fosse un insieme di correnti in parte tradizionalmente legate alla piccola proprietà contadina, in parte al grande capitale – soprattutto nel momento del massimo fulgore dell’impresa pubblica –, e che proprio il suo “interclassismo” fosse l’opposto di quei partiti, come quello comunista e quello socialista (fino a un certo punto), che facevano riferimento alle prospettive del movimento operaio. Del resto, anche l’interclassismo – un cemento ideologico-religioso non da poco – alludeva al fatto che le classi sociali ci fossero, avessero una loro identità, e si trattasse di farle collaborare tra loro attraverso la mediazione politica.

Oggi le classi sono, piuttosto, dei concetti di attribuzione: cioè, da un punto di vista sociologico, con riferimento alle differenze di reddito, o anche in base alla collocazione all’interno dei processi produttivi e di scambio, si può considerare che qualcuno sia un tecnico, un operaio, o un lavoratore dei servizi – più una categoria, quindi, che una classe, per la quale ci vorrebbe la consapevolezza dell’appartenenza a un collettivo. È diventato alquanto improbabile che una persona consideri se stessa come facente parte di una classe: e ciò per la semplice ragione che le classi erano essenzialmente il portato di un conflitto sociale aperto. Semmai, in certe fasi, anche latente, ma di cui c’era la certezza di qualcosa di durevole. Se una volta, per esempio, braccianti e contadini poveri avevano occupato il terreno di un “signore”, avevano preso coscienza di una contrapposizione nei confronti dei proprietari terrieri, ed essa si era depositata in una memoria, appunto, di classe. Oppure gli operai di una fabbrica avevano intrapreso uno sciopero contro il “padrone”, per ottenere aumenti salariali e condizioni migliori di lavoro, e attraverso il conflitto veniva sedimentandosi il sentimento di una contrapposizione di interessi tra i lavoratori e i capitalisti.

Nel frattempo, però, il capitale è divenuto sempre più un sistema anonimo, o un insieme di sistemi anonimi, entro cui è spesso difficile individuare qualcuno come la “controparte”, e a cui per lo più si aderisce mediante forme di consenso passivo, quando non di vera e propria “servitù volontaria”. Neppure la più elementare coscienza sindacale è da considerare come qualcosa che affiori spontaneamente alla mente dei lavoratori, se intesa – e ciò sarebbe decisivo – come appartenenza a un collettivo con interessi omogenei. Questa è naturalmente la conseguenza di un mutamento nel mondo del lavoro, di una sua frammentazione e precarizzazione, che rendono anche i livelli minimali di una presa di coscienza d’assieme non facilmente raggiungibili, in particolare in Italia: un Paese in cui, da tempo, non si vedono forme di lotta sociale di qualche peso ed estensione.

In questo quadro, dunque, un partito di classe non sarebbe più l’acquisizione, all’interno di un collettivo di per sé già esistente, di una coscienza “portata dall’esterno” (come nella concezione prima di Kautsky e poi di Lenin, con la variante gramsciana e togliattiana), proveniente cioè da gruppi di intellettuali edotti in fatto di teoria marxista; e neppure sarebbe una sorta di autoeducazione della classe lavoratrice attraverso l’organizzazione (come nella visione di un Rodolfo Morandi). Piuttosto, non essendoci più una conflittualità sociale che si dà comunque sottotraccia – come oggettiva contrapposizione di interessi, anche quando non appare –, un eventuale nuovo partito dovrebbe fungere da catalizzatore di un processo di ricomposizione, mediante la proposta di una coalizione sociale nella quale si stabiliscano rapporti relativamente stabili tra figure di per sé disomogenee – come una forza-lavoro molto spesso altamente qualificata, ma precaria, e l’immigrato che dipende dalle piattaforme e fa il rider. Sono individui tra loro separati, subalterni a un sistema impersonale, che vanno condotti per mano verso forme di conflittualità sociale che richiedono un di più di coordinamento, quello che solo un partito potrebbe dare loro. E in questo senso – per riprendere e rilanciare una provocazione di Michele Mezza (vedi qui) – ciò che manca è allora sia un partito sia la “classe” che ne deriverebbe.

1.381
Archiviato inEditoriale
Tagscapitale capitalisti classe coalizione sociale conflitto sociale interclassismo lavoro partito Rino Genovese

Articolo precedente

Italia libera dalla democrazia

Articolo successivo

In Colombia la strategia di “pace totale” voluta da Petro

Rino Genovese

Articoli correlati

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

Askatasuna: una chiusura preventiva?

Dello stesso autore

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

La riproposta di “Vogliamo tutto”

2026, anno della verità

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Rovesciare gli ayatollah?
Rino Genovese    14 Gennaio 2026
L’Europa e il Putin dell’Occidente
Rino Genovese    12 Gennaio 2026
Equità fiscale e testardaggine
Paolo Barbieri    7 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Sicurezza, la bozza del nuovo testo
Stefania Limiti    16 Gennaio 2026
Indonesia, tra povertà e nostalgia del passato
Vittorio Bonanni    16 Gennaio 2026
Guerra aperta ad Aleppo tra le forze curde e quelle di al-Sharaa
Eliana Riva    13 Gennaio 2026
Trump, il pretesto della lotta al narcotraffico, le minacce
Claudio Madricardo    13 Gennaio 2026
Referendum: al via la campagna per il “no”
Stefania Limiti    12 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Considerazioni sulla rivolta iraniana
Marianna Gatta    15 Gennaio 2026
L’aria della città ha smesso di rendere liberi
Enzo Scandurra    15 Dicembre 2025
Delrio, da Israele con amore  
Vittorio Bonanni    12 Dicembre 2025
Ignoranza è incapacità di distinguere
Stefania Tirini    9 Dicembre 2025
Siamo tutti palestinesi
Tessa Pancani e Federico Franchina    24 Novembre 2025
Ultime analisi
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Che cosa sono i clan a Gaza
Eliana Riva    21 Ottobre 2025
Ultime recensioni
La partita degli “antifa” non finisce mai
Luca Baiada    12 Gennaio 2026
La riproposta di “Vogliamo tutto”
Rino Genovese    5 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA