• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Una guerra che viene da lontano

Una guerra che viene da lontano

7 Marzo 2022 Rino Genovese  1525

L’idea che la guerra attuale sia il risultato di una politica poco lungimirante da parte dell’Occidente e della Nato, che avrebbero teso a estendersi troppo a Est dopo la fine del “socialismo reale”, è in parte fuorviante. Non fa i conti con la storia di lungo periodo. Che è stata purtroppo molto più catastrofica di quello che alcuni faciloni potrebbero credere. Mario Pezzella (nel suo articolo pubblicato qui) comincia a occuparsene, senza tacere peraltro le responsabilità dell’Occidente.

All’inizio c’è la rivoluzione russa del 1917 che, come Pezzella non manca di sottolineare, prova veramente nelle intenzioni a spezzare la spirale dei nazionalismi che avevano condotto all’immane tragedia della prima guerra mondiale. Si vedrà però in breve – nell’assenza di quella rivoluzione in Europa che i bolscevichi si aspettavano a scadenza ravvicinata – che, con la teoria del “socialismo in un solo Paese” intorno a cui si costruiranno le prime fortune staliniane, e sotto la cappa del collettivismo burocratico che viene affermandosi, i nazionalismi interni saranno soltanto repressi o sedati, non superati.

L’impero multinazionale e multietnico degli zar, con tutte le sue contraddizioni, viene a essere liquidato formalmente: tuttavia – al di sotto della superficie dell’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche, e sotto quella forma di totalitarismo che ha nome stalinismo – resta attivo un tempo storico profondamente arcaico-tradizionale, in un processo di “sviluppo” a basso tasso di “progresso” (per usare una distinzione cara a Pasolini), che riesce comunque a vincere la sfida lanciatagli da Hitler nel corso di quella che va sotto il nome, non a caso, di “grande guerra patriottica”. Il fatto che Stalin sia stato venerato come “piccolo padre” – un appellativo che si dava allo zar, e che significa “secondo solo a Dio” – la dice lunga su che cosa sia stato, con il suo afflato persino mistico finché è durato, il “culto della personalità”.

Seguono, dopo la parentesi di una destalinizzazione molto incerta, gli anni dei brontosauri sovietici, eredi di un impero vieppiù esteso dopo la seconda guerra mondiale. Nulla di tutto ciò, da tempo, ha più a che fare con il socialismo e il comunismo. Si tratta di un sistema post-totalitario – un ibrido, un po’ ancora totalitario e un po’ non più, se si pensa a quella che fu detta la “direzione collegiale” dopo Stalin –, con i tratti di un capitalismo di Stato centralizzato e di un insieme di spinte particolaristiche e nazionalistiche, facenti capolino qua e là, che si manifestano apertamente in chiave antirussa nel 1956 a Budapest (soprattutto qui) e – in forma meno antirussa, ma di fatto filoccidentale – a Praga nel 1968. La risposta, da parte sovietica, in ambedue i casi è l’invasione, secondo il teorema della “sovranità limitata”.

Il sistema implode negli anni Ottanta del Novecento (con il progressivo distacco della Polonia, e anche per via della lunga guerra condotta in Afghanistan, ma questa è un’altra vicenda). Tenere insieme l’enorme baracca basata sull’industria pesante, sulle spese militari e così via, nella situazione di una sempre più diffusa e generalizzata aspirazione ai consumi (per dirla con una formula), diventa insostenibile. L’ideologia ufficiale affonda, e – nella perdita di senso del mito collettivistico della costruzione dell’“uomo nuovo” – il crescente individualismo atomistico viene a essere controbilanciato, piuttosto, dal risveglio dei mostri del sentimento nazionale rimasti a lungo più o meno ibernati. Ciò senza però quasi minimamente intaccare, nella “centrale” russa, il dominio della casta burocratica consolidatosi nel tempo. La continuità tra i vertici sovietici e il passaggio di un ex funzionario del Kgb a presidente “eterno”, con la sua ristretta cerchia di oligarchi arricchiti dalle privatizzazioni, ha un che di stupefacente. La famiglia dello zar fu sterminata; la casta sovietica non solo è sopravvissuta al suo stesso crollo, ma nel cambio ci ha guadagnato. Tutt’al più si potrebbe parlare, con Pareto, di una “circolazione delle élite”: il giro della casta un po’ si è allargato, ed essa è diventata, da prevalentemente burocratica, prevalentemente affaristica. La riforma in senso democratico dell’Unione sovietica, tentata da Gorbaciov, purtroppo è fallita, probabilmente perché quel sistema era irriformabile.

Ci si poteva almeno consolare della circostanza che il venir meno di un impero fosse avvenuto con un tasso bassissimo di spargimento di sangue (a differenza di quanto accadde, negli anni Novanta, per lo smembramento della federazione jugoslava, in cui peraltro gli errori, da parte dell’Occidente, furono palesi). Ma nel decennio 2000, proprio con il “duro” Putin e la sua guerra nel Caucaso, si vide che le cose stavano diversamente: contro il separatismo ceceno fu usato il pugno di ferro, nella pressoché totale indifferenza dell’Occidente, perché (come accade oggi in Egitto, per fare un paragone) il sangue dei massacrati apparteneva soprattutto agli islamisti radicali.

Oggi siamo a un nuovo capitolo della stessa storia. Sfruttando le conseguenze di una pandemia (neanche ancora veramente domata) e un ormai sempre più visibile declino dell’Occidente, economico e “imperiale” (evidente soprattutto nel precipitoso e disordinato ritiro americano dall’Afghanistan), Putin e la sua cerchia hanno pensato bene di sferrare un attacco a un Paese in gran parte filoccidentale, macchiatosi negli anni scorsi della colpa di voler cambiare la propria posizione geo-strategica. È una riedizione del teorema della “sovranità limitata”, che potrebbe riguardare anche la Georgia – in cui pure, nel 2008, Putin sferrò una rapida guerra – o il piccolo territorio separatista filorusso della Transnistria, nell’Est della Moldavia.

Una risposta occidentale, a questo punto, si è fatta necessaria. Sappiamo benissimo che non c’è da fidarsi dei nazionalismi di nessun tipo; ed è certo preoccupante che il presidente Zelensky abbia invocato una no fly zone della Nato sui cieli ucraini, che avrebbe avuto come conseguenza lo scontro diretto tra la Russia e i Paesi occidentali. C’è però da distinguere tra un nazionalismo aggressivo, come quello russo, e un nazionalismo aggredito, come quello ucraino – questo anche senza tener conto della posizione marcatamente europeista del secondo. Perciò è indispensabile, oltre alle sanzioni economiche, l’invio di armi, affinché la resistenza ucraina costringa presto o tardi il Cremlino a trattare.

1.537
Archiviato inEditoriale Ucraina
Tagsguerra nazionalismi Rino Genovese Russia separatismo ceceno Ucraina Urss

Articolo precedente

Pensioni, i nodi di una riforma difficile

Articolo successivo

Il Sudafrica e Mosca

Rino Genovese

Articoli correlati

Pioggia di soldi per la corsa agli armamenti (2)

Stupidità e autoritarismo

Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)

Breve riflessione sul riformismo

Dello stesso autore

Stupidità e autoritarismo

Breve riflessione sul riformismo

Rovesciare gli ayatollah?

L’Europa e il Putin dell’Occidente

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Referendum, il “sì” con il fiato corto (e i “quindici” stappano una bottiglia)
Luca Baiada    10 Febbraio 2026
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Ultimi articoli
In Congo la pace di Trump vacilla, gli affari no
Luciano Ardesi    12 Febbraio 2026
Fascisti col vento in poppa nella penisola iberica
Vittorio Bonanni    11 Febbraio 2026
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Essere “latino”: Bad Bunny e la spettacolarizzazione dell’identità
Paulina Sabugal Paz    12 Febbraio 2026
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
Ultime analisi
Pioggia di soldi per la corsa agli armamenti (2)
Paolo Andruccioli    11 Febbraio 2026
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA