• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Opinioni » Le cause di una guerra

Le cause di una guerra

L’unico ad avere avvertito per tempo che si stava combattendo un conflitto mondiale, sia pure “a pezzi”, è stato papa Francesco. Il ruolo futuro di un’Europa “delle diversità”

28 Febbraio 2022 Riccardo Cristiano  3077

Davvero la Russia ha temuto la Nato alle porte di casa? O ha temuto, piuttosto, che la libertà dei vicini potesse causarle un contagio? Nella guerra di propaganda che infuria, non avrebbe senso aggiungersi al coro. Invece sarebbe importante cercare di leggere quello che accade partendo da un fatto. E il fatto è che siamo davanti all’invasione di un Paese europeo e sovrano da parte di una superpotenza nucleare. Va detto con chiarezza, perché è chiaro, a differenza delle sue cause che sono molteplici, e la cui lettura può differire, anche di molto, come indicano le due alternative proposte all’inizio.

Ma questo fatto non è l’unico. La guerra non è scoppiata nel giorno in cui i blindati russi sono entrati in Ucraina. La guerra è già con noi da anni. E l’unico leader mondiale che lo ha ricordato, all’Angelus di ieri, è papa Francesco. Se non capissimo questo, potremmo definire quanto è accaduto, con l’ingresso russo in Ucraina, come l’11 settembre europeo. E forse lo è – ma solo perché non abbiamo creduto che la guerra mondiale, combattuta “a pezzi” e fuori dal nostro continente, era già in atto. Emergono qui due elementi decisivi per schierarsi: la Russia è parte attiva, e in forme torbide in quasi tutti i pezzi di questo conflitto, l’Europa invece se n’è lavata le mani.

Serve dunque un approccio globale, a partire proprio dalla tragedia ucraina, il cui peso non può, in alcun modo, essere relativizzato. Questo approccio si potrebbe chiamare “nuovo patto globale”. La concezione – cullata da certi ambienti statunitensi – che fosse finita la storia si è trasformata in un’illusione di potenza capitalista. Sarà pure vero che tutti oggi sono neoliberisti, ma questo neoliberismo non sa governare le richieste dei popoli, solo quelle dei confliggenti oligarchi. Questa incapacità del neoliberismo di governare la presunta epoca post-storica molti l’hanno spiegata con Huntington e la sua teoria dello scontro di civiltà. Le civiltà rimarrebbero in urto ancestrale, pur avendo scelto tutte il sistema liberista.

Questa duplice certezza ha generato una globalizzazione piatta, che ha preteso di fare del mondo un supermercato dai tornelli girevoli per le merci ma non per i loro fruitori; e l’Occidente è divenuto la cassa che non possiede le risorse del sottosuolo (con l’eccezione degli Stati Uniti), ma pretende di esigere lui il pagamento di tutto. Questo patto è andato in frantumi; e l’Occidente ha risposto con la pretesa di limitare a se stesso il rispetto dei diritti umani.

Vladimir Putin è stato il più determinato avversario dell’ordine occidentale, cavalcando il senso di smarrimento di un Occidente talmente iperliberista da divorare perfino se stesso, per proporre la sua visione di potenza. Fondata su un vetero-nazionalismo tribale, ripaga i popoli senza poterne riempire gli stomaci, ma gonfiandone i petti di orgoglio. Un nazionalismo primitivo e ancestrale, che si fa forte dello smarrimento popolare davanti alla globalizzazione piatta, che annulla le specificità dei popoli, e che lui propone di rimettere in urto per ritrovare un ruolo autocratico-dirigista, in buona sostanza illiberale. Il “nuovo patto globale”, di cui si avverte il bisogno urgente, è quello che Francesco ha definito come una “globalizzazione poliedrica”, che non ci riporterebbe ai tempi dei nazionalismi esasperati, ma ci rimetterebbe in marcia verso il multipolarismo.

La teoria della fine della storia ha governato l’approccio sprezzante e denigratorio verso il popolo russo negli anni Novanta e successivi: anni che alcuni hanno definito di saccheggio. L’approccio dello scontro di civiltà ci ha guidato chiudendo le porte davanti a chi fugge da guerre più devastanti di quella ucraina, che non abbiamo ritenuti degni di umanità perché non appartenenti alla nostra civiltà. Ora l’illogicità europea diviene evidente.

Putin ha forse sbagliato la sua nuova guerra, ha perso il controllo della narrativa bellica. Pensava che in poche ore avrebbe catturato i governanti ucraini. E invece si ritrova in una guerra fratricida che i russi non possono capire, e che cementa ulteriormente l’identità ucraina. Si sorprenderebbe se oggi un sondaggio dimostrasse che tutti a Kiev vorrebbero entrare nella Nato? È per questo che la guerra può ritorcersi contro di lui. Più ancora che per le sanzioni, che forse può sopportare, corre il rischio impossibile di massacrare chi, secondo lui, appartiene alla stessa grande madre. Ecco perché le armi che usa e l’intensità distruttiva non sono paragonabili a quelle impiegate nelle guerre cecena e siriana. Non può ridurre Kiev come Grozny o Aleppo est.

La narrativa putiniana ha un’altra incongruenza: se gli ucraini sono privi di un’identità, come si spiega che sarebbero tutti nazisti e tutti drogati? La strategia del capo del Cremlino sta poi riuscendo nell’impensabile: creare l’Europa. Ma la sta creando contro, non per qualcosa. E questo è il limite di tutti i bellicismi. Se l’Europa avesse capito davvero la lezione della storia – quella che invece ha ignorato –, capirebbe che la sua vittoria è la pace, non la guerra. E la pace ha dei costi. Il costo di ammettere che l’Ucraina è occidentale e russa al contempo, che ha una sua identità da rispettare per le sue diversità, così come la Bosnia nei Balcani e altre terre di contatto che si ignorano sempre. Difendere l’Ucraina è difendere le terre complesse, senza pretendere di semplificarle e senza consentire a nessun altro di farlo. Lo spirito europeo è tornato a farsi sentire, ma nella paura, non nella speranza. La speranza è a Kiev, la speranza è nelle migliaia di russi che si sono fatti arrestare per dire “no” alla guerra.

Il problema, più che “dare una onorabile via d’uscita a Putin che gli consenta di salvare la faccia”, come afferma qualcuno, è di convincersi che i russi, non Putin, hanno un ruolo nella storia di domani, e che tutelarlo è il modo migliore per liberarli dalle idee nefaste di Putin e del suo Rasputin, Alexandr Dugin. Chamberlain ha avuto torto ieri, così come hanno torto i suoi nostalgici; ma abbandonare Chamberlain vuol dire sia non temere per i propri termosifoni sia puntare a un progetto inclusivo che valorizzi le diversità. Solo così si può sperare che un giorno la leadership moscovita possa domandarsi se davvero è in atto un complotto, che vede al centro tutti i suoi ex alleati che vogliono entrare nella Nato, o se ciò che accade non è piuttosto la conseguenza di un proprio progetto che non rispetta le differenze. 

3.093
Archiviato inOpinioni Ucraina
TagsEuropa Francesco guerra Riccardo Cristiano Russia Ucraina Vladimir Putin

Articolo precedente

Chernobyl, teatro di guerra e monito

Articolo successivo

Stranezze e dilemmi della guerra russa

Riccardo Cristiano

Seguimi

Articoli correlati

La Corea del Nord rafforza i legami con la Russia

Odio l’estate… poi la Svezia

Due guerre in stallo: fino a quando?

Niger: il fallito golpe riguarda anche l’Italia

Dello stesso autore

Il nuovo papa è l’anti-Trump

Becciu, processo al clericalismo

Perché Bergoglio sarebbe andato a Dubai

Bergoglio papa della “rivoluzione pluralista”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Pensioni, promesse e tradimenti
Paolo Andruccioli    29 Settembre 2026
No alle primarie, in Francia come in Italia
Rino Genovese    25 Settembre 2026
Quote, la scuola ridotta a un numero
Stefania Tirini    23 Settembre 2026
Ultimi articoli
Tsipras ci riprova: l’obiettivo è vincere
Vittorio Bonanni    2 Ottobre 2026
Lula o Bolsonaro figlio? Il Brasile al bivio
Claudio Madricardo    1 Ottobre 2026
Vannacci in Calabria
Paolo Barbieri    30 Settembre 2026
Per chi suona la campana a Madrid
Agostino Petrillo    29 Settembre 2026
In Marocco i giovani disertano le urne
Luciano Ardesi    29 Settembre 2026
Ultime opinioni
Decreto sugli studenti “stranieri” a scuola
Giorgio Graffi    28 Settembre 2026
Escissione amore mio
Rino Genovese    22 Settembre 2026
La Sassonia-Anhalt, una culla della cultura europea
Jens-Eberhard Jahn    10 Settembre 2026
Renzi e la sua volontà di sopravvivere
Vittorio Bonanni    27 Luglio 2026
La Francia vieta i social agli “under 15”
Stefania Tirini    27 Luglio 2026
Ultime analisi
Hamas, questo sconosciuto
Eliana Riva    30 Settembre 2026
Sul declino industriale dell’Occidente (2)
Vincenzo Comito    14 Settembre 2026
Ultime recensioni
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Le diseguaglianze in questione
Paolo Andruccioli    24 Luglio 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia armi Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA