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Home » Editoriale » Draghi o non Draghi? Questo è il problema

Draghi o non Draghi? Questo è il problema

24 Gennaio 2022 Rino Genovese  1371

Certo, con Draghi presidente della Repubblica potrebbe consolidarsi la tendenza “bonapartista” e presidenzialista tipica del declino delle democrazie, e molto cara alla destra (che però, almeno per il momento, sembra non voglia saperne di Draghi, preferendo tenerlo fermo alla casella in cui si trova adesso). Ma la questione è: con un Draghi presidente del Consiglio fino al termine della legislatura, questa prospettiva negativa non sarebbe addirittura rafforzata? Se ci si pensa su un attimo, infatti, il rischio maggiore è di trovarsi dinanzi a una “grande coalizione” pressoché in eterno. Il blocco borghese del Nord del Paese nutre una vera e propria passione per Draghi, per le sue connessioni internazionali, e così via, come dimostrano del resto gli atteggiamenti della Confindustria e della Lega (in particolare nella versione Giorgetti). Perciò, con elezioni in vista l’anno prossimo, e soprattutto in mancanza di una seria riforma della legge elettorale, non può essere affatto esclusa una prosecuzione del governo Draghi, e quindi del soporifero “draghismo di governo” del Pd.

Un passaggio del Super-Mario al Quirinale – che, ricordiamolo, ha un’importante funzione di garanzia nel nostro ordinamento, ed è un freno al possibile debordare degli esecutivi verso un “direttismo” del tutto estraneo allo spirito di una Repubblica parlamentare come la nostra – lo collocherebbe in un alveo che proteggerebbe noi (e anche lui) da qualsiasi tentativo di tirarlo per la giacca verso forme più o meno larvate di presidenzialismo, di premierato forte, che tutto sommato non sarebbero neppure nelle sue corde di compassato “nonno” delle istituzioni, come lui stesso si è definito.

È vero che il “Financial Times”, il quotidiano della City londinese, ha negli scorsi giorni espresso più volte il proprio sostegno alla prospettiva di un Draghi presidente della Repubblica. E con questo? Lo sappiamo che l’attuale presidente del Consiglio gode di grandi simpatie negli ambienti finanziari internazionali. Ma da capo del governo – probabilmente in eterno – non riceverebbe minori attestati di stima.

Tutta la questione sarebbe sapere che cosa accadrà dopo l’eventuale elezione di Draghi a capo dello Stato. E, pur non avendo la sfera di cristallo, una bonaccia maggiore di quella che attualmente domina la scena politica italiana francamente non riusciamo a immaginarla. La stessa ipotesi di elezioni anticipate non ci allarma più di tanto. Se una lite tra le attuali forze politiche che sostengono il governo di larghe intese, dovesse prendere piede, ciò non sarebbe comunque un modo per smuovere le acque stagnanti della politica italiana? E non si potrebbe mettere nel conto perfino un cambiamento nella compagine governativa, con l’allontanamento, se non altro, dell’attuale inquilino del dicastero della Transizione ecologica? Infine, se si dovesse scivolare verso elezioni anticipate, chi dice che per il centrosinistra sarebbe meglio andarci nel 2023 anziché oggi?

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TagsMario Draghi presidenzialismo quirinale Rino Genovese

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