È tempo di sciogliere Forza Nuova, l’organizzazione di estrema destra che ieri ha organizzato l’assalto alle istituzioni democratiche. I suoi militanti hanno sfondato il portone della sede nazionale della Cgil. Sono entrati distruggendo gli uffici di pianoterra e del primo piano. Tra di loro, anche il segretario nazionale, Roberto Fiore, e quello romano, Giuliano Castellino. Poi, centinaia di militanti e simpatizzanti dell’estremismo fascista hanno assediato Palazzo Chigi, sede del governo, e il Parlamento, che è stato “evacuato” e chiuso per motivi di sicurezza. Solo intorno alle 20,30, le forze dell’ordine sono riuscite a liberare Palazzo Chigi.

In nottata, Roberto Fiore e Giuliano Castellino e una decina di partecipanti all’attacco “eversivo” di sabato pomeriggio nella capitale, sono finiti in carcere. E mentre al presidio democratico davanti alla sede nazionale della Cgil, i leader sindacali hanno annunciato per sabato prossimo una grande manifestazione nazionale antifascista e democratica, a Roma, esponenti del Pd (Emanuele Fiano) hanno rivelato che domani mattina chiederanno al governo di sciogliere con un decreto legge Forza Nuova, “movimento dichiaratamente fascista”, e gli altri movimenti dichiaratamente fascisti, ai sensi della legge Scelba, che vieta la ricostituzione del partito fascista.

Sono state ore drammatiche per la democrazia, quelle vissute nella capitale. Il movimento “no vax” e “no pass” c’entra, ma solo fino a un certo punto. Forza Nuova e militanti fascisti vecchi e nuovi da tempo soffiano sul fuoco, strumentalizzando i “no vax”. Soprattutto a Roma (anche se ieri, alla manifestazione “no vax” di Milano, ci sono stati momenti di tensione).

Per le caratteristiche che ha assunto l’attacco, possiamo parlare di una manifestazione eversiva. Mai, prima di ieri, avevamo assistito a questo scempio. Neppure negli anni tragici della violenza politica, del movimento del 1977, e del terrorismo.

È evidente che c’è stata una sottovalutazione da parte di chi ha la responsabilità politica e la gestione dell’ordine pubblico. Il presidio “no vax” non doveva muoversi da piazza del Popolo e invece un corteo ha “passeggiato” indisturbato per Villa Borghese, via Veneto, via Barberini raggiungendo Palazzo Chigi.

Dopo i fatti del G8 di Genova, nel luglio del 2001, il ministro dell’Interno dell’epoca, Claudio Scajola, disse di aver autorizzato l’uso delle armi se i manifestanti avessero violato la “zona rossa”.

Ieri, le forze di polizia non sono intervenute fino all’assedio di Palazzo Chigi. Anche l’assalto alla sede nazionale della Cgil doveva e poteva essere evitato. Dove inizia la “zona rossa” di Roma, quando un corteo non autorizzato si avvicina con intenti poco pacifici all’area dove hanno sede i palazzi delle istituzioni?

In serata, dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, ai leader politici, tutti hanno espresso solidarietà alla Cgil. L’assalto alla sede dell’organizzazione sindacale, per dirla con il presidente Mattarella, è stato uno “shock”. La coscienza democratica è stata violentata. E anche ministri di governo hanno parlato di un attacco squadrista fascista.

Si discuteva, fino a ieri mattina, di una rappresentazione sovradimensionata e un po’ macchiettistica delle infiltrazioni “nere” in Fratelli d’Italia e nella Lega. Le inchieste giornalistiche di “Fanpage” avevano provocato stupore. La “marcia” su Roma di ieri è invece la conferma che questo magma incandescente dell’eversione nera è una realtà che va fermata.

Cosa diranno adesso i leader della destra “parlamentare”, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, al di là della solidarietà espressa al segretario nazionale della Cgil, Maurizio Landini? Gli esponenti politici di Lega e Fratelli d’Italia coinvolti nella inchiesta “Fanpage” non sono stati cacciati dai loro partiti. Meloni e Salvini chiedono di costruire muri europei contro gli immigrati. Pensano così di vincere i ballottaggi di domenica prossima a Roma e Torino. C’è bisogno di una mobilitazione democratica.

Con un atteggiamento “camorristico”, ieri notte una ventina di squadristi ha assaltato il pronto soccorso del Policlinico Umberto I a Roma, per chiedere la liberazione di un loro camerata ferito e arrestato.

Siamo ben oltre l’asticella della convivenza civile e democratica.

È tempo che lo Stato si mostri intransigente verso i vecchi e nuovi fascisti.


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