• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » Italia e Spagna, tentativo di pace in Medio Oriente

Italia e Spagna, tentativo di pace in Medio Oriente

30 Giugno 2021 Stefania Limiti  1084

A trent’anni esatti dalla conferenza di pace di Madrid, volete che non si tenti di riproporre quelle stesse (fallite) ricette? Lì al tavolo sedevano Stati Uniti e Urss, erano loro a farla da padrone, ma il mondo del “socialismo reale” era in via di disfacimento, il vento era cambiato, gli equilibri della guerra fredda erano morti. Il risultato fu una conferenza di pace ridicola, anticamera degli accordi di Oslo che contenevano in sé il fallimento di ogni possibilità di pace. Arafat seguiva da Tunisi le riunioni mediante la cornetta di un telefono alzato da un suo collaboratore ammesso a Madrid. 

Era il 30 ottobre del 1991. Ora Italia e Spagna provano a percorrere di nuovo le stanche orme della pace. È un tentativo di resuscitare l’Unione europea nel quadro del Mediterraneo, dove fino a ora abbiamo assistito alle scorribande del Pentagono che vince in Iraq, perde in Siria, vorrebbe riscrivere i confini in Libia, dove vince e poi perde; e poi all’arrivo dei turchi e dei russi, e così via, con sempre dietro l’angolo il nemico numero uno, l’Iran: qualche giorno fa gli Stati Uniti hanno ucciso almeno quattro persone lungo il confine iracheno, colpendo postazioni iraniane, inviando un messaggio molto chiaro, “vi colpiremo ovunque siate”.

In questo clima (e senza dimenticare i trumpiani accordi di Abramo, pensati solo allo scopo di costruire un nuovo spazio commerciale in Medio Oriente per Israele), Mario Draghi dieci giorni fa è volato a Madrid dove – oltre a concordare le posizioni in vista del Consiglio europeo – ha messo a punto, con il presidente Sánchez, un documento da presentare ai partner europei per rilanciare il processo di pace in Medio Oriente, da quel che si sa ripercorrendo le soluzioni già avanzate in passato senza alcun successo.

Non è che si voglia fare gli uccelli del malaugurio. Le iniziative di pace sono le benvenute sempre, ma in questo caso l’immaginazione corre, più che a un tavolo di confronto, alla distruzione recente di Gaza o alla foto scattata qualche tempo fa dei militari israeliani che passeggiano armati fino ai denti davanti alla moschea di al-Aqsa. A Gerusalemme, ancora pochi giorni fa, le autorità israeliane hanno iniziato a demolire case e negozi dei palestinesi nel quartiere Silwan. Il piano è di espellere circa cento famiglie dalle loro case, speculare a quello di Sheikh Jarrah, che ha dato luogo alle recenti rivolte palestinesi represse nel sangue. L’intento è di espellere tutti i palestinesi da Gerusalemme est al fine di renderla una città esclusivamente israeliana. 
Capirete che l’obiettivo dell’azione europea a trazione italo-spagnola – di rendere la città santa capitale dei due Stati, mentre è in corso molto concretamente un piano per l’epurazione delle famiglie palestinesi – suona come molto ambizioso eppure come perdente. Forse addirittura ipocrita. Perché basato su slogan stantii, lontani dalla concretezza della realtà: repressione, mancanza di acqua, mancanza di tutto nei territori occupati, spezzettamento dell’area che avrebbe dovuto costituire il territorio nazionale palestinese.

Ripetiamo: è sempre bene che si parli di pace, ma in questo caso l’iniziativa più che “ardimentosa”, come sostiene il quotidiano diretto da Maurizio Molinari, il più vicino all’establishment di Tel Aviv, ci pare assai pallida. 

Peraltro la collocazione israeliana nello scacchiere mediorientale continua a essere quella di sempre, e ad avere dunque una sua forza nel quadro dei programmi occidentali, mentre il passaggio di consegne da parte di Bibi Netanyahu, per quanto abbia portato qualche novità politica, non è certo un evento epocale che segni una discontinuità.

In casa palestinese, del resto, accanto ai mille problemi quotidiani, resta l’enorme questione della leadership, nient’affatto risolta, anzi aggravata dalla pervicacia con cui vuole mantenersi in vita il vecchio apparato di potere, ormai non più in grado di avere non diciamo una visione ma neanche un minimo di collegamento con il suo popolo: tanto che le forze di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese hanno suscitato l’indignazione e la protesta popolare per l’uccisione dell’attivista, intellettuale e oppositore del presidente Abu Mazen, Nizar Banat, pestato a morte nella sua casa. Un episodio rivelatore non solo di uno stallo politico, ma di una crisi drammatica dell’Autorità nazionale palestinese. 

Il quadro complessivo, insomma, fa ritenere che qualsiasi accordo di pace, in questo momento, non possa che essere l’ennesimo tentativo di stringere la morsa attorno alle aspirazioni palestinesi.







1.100
Archiviato inEditoriale
TagsEuropa Israele Italia Medio Oriente pace Palestina Spagna Stefania Limiti

Articolo precedente

5 – Strage Bologna. Le “squadrette” di Umbertino D’Amato

Articolo successivo

Troppo silenzio sul carcere di Santa Maria Capua Vetere

Stefania Limiti

Seguimi

Articoli correlati

Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo

Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese

Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)

Breve riflessione sul riformismo

Dello stesso autore

Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo

Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese

Sicurezza, la bozza del nuovo testo

Referendum: al via la campagna per il “no”

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Stupidità e autoritarismo
Rino Genovese    9 Febbraio 2026
Per Meloni ora l’incognita Vannacci
Paolo Barbieri    5 Febbraio 2026
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
Ultimi articoli
Libia, il giallo dell’assassinio dell’ultimo dei Gheddafi
Guido Ruotolo    10 Febbraio 2026
Referendum, la destra conferma le date del 22 e 23 marzo
Stefania Limiti    9 Febbraio 2026
Sgomberi: assalto del governo agli spazi autogestiti
Marianna Gatta    9 Febbraio 2026
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA