• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Accedi
Home » Editoriale » 5 Stelle in declino, restano le ragioni del populismo

5 Stelle in declino, restano le ragioni del populismo

7 Giugno 2021 Aldo Garzia  1631

Dopo il pronunciamento dell’Autority sulla privacy e carte bollate con vari ultimatum, la crisi dei 5 Stelle si avvia a una prima conclusione: la Piattaforma Rousseau consegnerà al Movimento i nomi degli iscritti, il Movimento darà alla società che gestiva la Piattaforma almeno duecentomila euro per spese accumulate. Sul piano politico è scissione. Da una parte Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista, che invocano un ritorno al Movimento barricadero delle origini; dall’altra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio – neppure del tutto d’accordo tra loro – che pensano al futuro dei 5 Stelle in altro modo. L’ex premier punta a una forza che proceda in alleanza e tandem con il Pd verso il ridisegno di un inedito centrosinistra; il ministro degli Esteri – come ha dichiarato lui stesso – pensa a un partito “liberale e moderato”, forse strizzando l’occhio all’arcipelago che si sta coagulando al “centro” del panorama politico. Per ora, siamo solo alla fase interlocutoria del destino di uno dei poli del populismo italiano che fa nel frattempo autocritica con Di Maio per gli eccessi forcaioli e giustizialisti del passato.

È comunque da manuale di politologia questo primo finale dei 5 Stelle. Nati ufficialmente a Milano nel 2009 – su iniziativa di Beppe Grillo, comico teatrante, e di Gianroberto Casaleggio, imprenditore del web e di nuove tecnologie –, hanno scalato le vette del successo politico ed elettorale raggiungendo la cifra da capogiro del 32% nei consensi nelle elezioni politiche del 2018 (227 deputati e 112 senatori, in maggioranza casuali: senza né arte né parte).

Partiti a suon di V-day (“vaffanculo”), rifiuto di istituzioni e politica, si sono ritrovati a governare in un primo tempo dell’odierna legislatura con la Lega, poi con Pd e centrosinistra, poi ancora nella coalizione di unità nazionale guidata da Mario Draghi. Tutto questo sempre in nome dell’originaria vocazione “né di destra, né di sinistra”, ora in parte trasformatasi in “senso di responsabilità” e “governabilità”.

Ognuno di questi passaggi politici – com’era prevedibile – ha comportato abbandoni e defezioni sia nei gruppi parlamentari, sia nel corpo del Movimento. I sondaggi attribuiscono attualmente ai grillini più o meno la metà della percentuale ottenuta nelle elezioni del 2018. Tutto questo va sotto la dizione di “maturazione politica”, o di inevitabile declino dovuto a fenomenologia effimera? Ai posteri l’ardua sentenza, mentre “reddito di cittadinanza”, “taglio dei parlamentari”, ritocco dei vitalizi (peraltro in corso di reintegro a causa dei ricorsi) e qualche altro piccolo provvedimento restano i risultati di chi aveva dichiarato di voler aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, e si è trovato invece, improvvisamente (e impreparato), al governo.

Come finirà la storia dei 5 Stelle lo vedremo. Spetta ai politologi e ai sociologi indagarne giravolte, trasformazioni, rappresentanza sociale. Quello che di sicuro sarebbe un errore è ritenere chiusi fase e contenuti che hanno reso possibile l’exploit grillino. La crisi della politica non si è affatto risolta in questo decennio, anzi si è aggravata. Lo scarto tra partiti e società si è accentuato con forze politiche quasi inesistenti. Il rifiuto della politica e dei suoi privilegi resta inoltre il tratto dominante nella maggioranza dell’opinione pubblica e dell’elettorato. Tutte le ragioni del successo grillino restano dunque sul tappeto, con la variante però che un ciclo – quello del rifiuto e della protesta – si è esaurito, mentre la scoperta del pragmatismo di politica e istituzioni – oltre che del “governo”, questione su cui si infrangono quasi tutte le esperienze alternative – si va consumando in fretta senza risultati tangibili. Alla fine, resterà solo il populismo di destra a farla da padrone, mentre evaporerà del tutto quello interclassista e fintamente di sinistra dei grillini?

Molti i banchi di prova nell’immediato. Come andranno le elezioni amministrative dove Pd e 5 Stelle hanno raggiunto un accordo? Come andrà il test di Virginia Raggi a Roma? Casaleggio junior e Di Battista lanceranno sul serio un nuovo soggetto politico, e con quale collocazione oltre che identità? Conte sanerà le diversità con Di Maio e prenderà in mano la leadership di ciò che resta del Movimento 5 Stelle? Finora non si è capito come l’ex premier ridisegnerà il partito che intende guidare. Conte si presenterà nelle elezioni suppletive di Roma (circoscrizione Primavalle, causa spostamento a incarico europeo della grillina Emanuela del Re) conquistando un seggio alla Camera?

Non indifferenti sull’evoluzione dei grillini saranno pure le scelte piddine. Le crisi di Pd e 5 Stelle sono speculari, oltre che ingombranti per l’ipotetico nuovo centrosinistra. Il segretario Enrico Letta crede nel rapporto strategico con Conte e i 5 Stelle. Del resto, nell’immediato, non ci sono alternative sul piano delle alleanze: è una scelta obbligata. La doccia fredda dell’insuccesso potrebbe tuttavia venire dalle elezioni amministrative. Il Pd resta un miscuglio di correnti e correntine che sopravvive grazie a una sorta di rivoluzione passiva: lo si vota perché non c’è di meglio e perché a sinistra non nasce nulla di nuovo. Fino a quando durerà questo meccanismo di transfert?    

1.644
Archiviato inEditoriale
Tags5 stelle Aldo Garzia Enrico Letta Giuseppe Conte Pd

Articolo precedente

Bogotà brucia

Articolo successivo

La Liguria ha la “peste bianca”

Aldo Garzia

Seguimi

Articoli correlati

Ah, vecchie care espulsioni!

“Il nostro Pd è un partito vincente”

Salis e Schlein, una sfida?

Puntare al pareggio (e seguitare come sempre)

Dello stesso autore

Il chiacchiericcio sulle armi e il vincolo della deterrenza

Troppi immigrati? Perché il Nord Europa si difende

Il Risiko del premier e del candidato alla presidenza della Repubblica

America latina, l’ora di una nuova sinistra meticcia

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Il senso politico della controriforma costituzionale
Giuseppe Santalucia*    3 Febbraio 2026
La grande manifestazione di Torino per Askatasuna
Agostino Petrillo    2 Febbraio 2026
Referendum sulla giustizia, dal Tar del Lazio nessun rinvio
Luca Baiada    30 Gennaio 2026
Ultimi articoli
Decreto “sicurezza”, il governo vuole tappare la bocca al Paese
Stefania Limiti    6 Febbraio 2026
In Costa Rica vince al primo turno la candidata di destra
Claudio Madricardo    6 Febbraio 2026
Fine dell’autogoverno curdo in Siria
Eliana Riva    5 Febbraio 2026
In Bangladesh e in Nepal è finito il Novecento
Vittorio Bonanni    30 Gennaio 2026
I super-ricchi distruggono la democrazia
Paolo Barbieri    29 Gennaio 2026
Ultime opinioni
Schedatemi pure: elogio di chi ci mette la faccia
Stefania Tirini    4 Febbraio 2026
Breve riflessione sul riformismo
Rino Genovese    2 Febbraio 2026
Quali argomenti per il “no” al referendum?
Giorgio Graffi    23 Gennaio 2026
Ah, vecchie care espulsioni!
Vittorio Bonanni    22 Gennaio 2026
L’articolo 21 nella gabbia di Facebook
Paolo Barbieri    19 Gennaio 2026
Ultime analisi
Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)
Paolo Andruccioli    3 Febbraio 2026
Sulla libertà di parola e l’antisemitismo
Giorgio Graffi    9 Gennaio 2026
Ultime recensioni
Quel Chiapas che non ti aspetti
Agostino Petrillo    6 Febbraio 2026
Gino Strada rivive con la voce di Elio Germano
Katia Ippaso    27 Gennaio 2026
Ultime interviste
Arte e “creatività” nell’era dell’intelligenza artificiale
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2026
“Il nostro Pd è un partito vincente”
Paolo Andruccioli    23 Dicembre 2025
Ultimi forum
È pensabile un programma per la sinistra?
Paolo Andruccioli    8 Ottobre 2025
Forum su movimenti e partiti
Paolo Andruccioli    8 Gennaio 2025
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Elly Schlein Europa Francia Gaza Genova Germania Giorgia Meloni governo draghi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Mario Draghi Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri papa partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA