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Meloni, il vecchio che si veste di nuovo

Dunque Giorgia Meloni ha la maggioranza in parlamento: ha agevolmente ottenuto la fiducia alla Camera, e, mentre scriviamo, si appresta a riceverla anche nell’altro ramo del parlamento. Possiamo archiviare, per ora, le fibrillazioni post-elettorali, la bagarre per le poltrone ministeriali, le voci dal sen fuggite (più o meno volutamente) che qualcuno, con scarso senso della realtà, ha sperato fossero sufficienti a non far nascere il governo di destra-centro.

Dal punto di vista dell’immagine, farebbe un errore chi sottovalutasse la forza del messaggio simbolico rappresentato da una donna al vertice del governo. Sono tutti legittimi i distinguo sulla estraneità (per alcuni aspetti la contrarietà) della neopresidente del Consiglio alle battaglie femministe; ma la forza del “nuovo” sarà prevedibilmente un formidabile propellente della sua popolarità. Propellente rafforzato dalla rapidissima riscrittura della narrazione dominante, con l’affettuosa attenzione nei confronti di Meloni, da parte di opinionisti e testate giornalistiche, fino a ieri impegnate a lanciare allarmi più o meno drammatici sui rischi che un successo di Fratelli d’Italia e dei suoi alleati rappresentava per il Paese.

Diritto alla resistenza. Un dialogo

In una recente e persuasiva risposta, Rino Genovese mi ha fatto notare che, in un precedente articolo per “terzogiornale”, avevo scritto che il nostro problema è non credere più: ma se davvero il problema fosse che non crediamo più in nulla – ha osservato –, allora avrebbe ragione il patriarca di Mosca, che giustifica la guerra dicendo che la legge di Dio è sfidata dall’Occidente, e per questo essa va combattuta e vinta. All’opposto, si potrebbe contraddirlo dicendo che la volontà di Dio, la sua vera legge, ci chiedono di sconfiggere Putin. Ma non si crede soltanto in Dio, che non sapendo se esista si può solo “credere che esista” o “credere che non esista”. Altrettanto può valere per la libertà, per l’uguaglianza, per la fraternità. Esistono? Forse non esistono, o potrebbero esistere se noi crediamo che esistano e che possano esistere, o addirittura che debbano esistere. Si crede, o non si crede, oltre che in Dio, in molte altre cose. Questa guerra, come spesso accade con le guerre, ci pone purtroppo davanti alla domanda: in che cosa crediamo?

Da tempo il dibattito principale, molto ideologico, riguarda una domanda: è giusto o sbagliato armare gli ucraini? La discussione è ideologica perché pochi l’hanno riferita a un caso concreto: un signore, residente a Mariupol’, si trova i tank russi non distanti da casa. È giusto mandargli un’arma idonea a respingere l’assalitore? La questione diviene ideologica quando si esce dal contesto materiale e si entra in quello immateriale. Perché è arrivato quel carro armato? Cosa ha fatto il governo del Paese in cui quel signore risiede per provocare l’aggressore? Quale imperialismo ha mosso il tutto? Ciò è importante, anzi importantissimo, ma appartiene al mondo delle idee, le nostre. Tutti vorremmo conoscere la verità, ma abbiamo idee diverse al riguardo, nessuno di noi conosce la Verità. L’unica che conosciamo per certa è quella del tale signore con il carro armato davanti a casa.