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Perché gli ucraini resistono così bene

L’affondamento dell’incrociatore Moskva, su cui si contende in questa permanente battaglia delle ombre, conferma come oggi i nani non siano più sulle spalle dei...

Riflessioni intorno al voto francese

Il voto francese appare come una spettacolare, densa dimostrazione di quel processo che Gramsci avrebbe definito di “disassimilazione” della classe dirigente di un Paese. Più precisamente, l’autore dei Quaderni dal carcere così scriveva, analizzando i prodromi di una insufficiente egemonia politica di una classe di potere che, già prima della seconda guerra mondiale, gli appariva ormai “saturata”: “Non solo non si diffonde, ma si disgrega; non solo non assimila nuovi elementi, ma disassimila una parte di se stessa (o almeno le disassimilazioni sono enormemente più numerose delle assimilazioni)”. Una fotografia perfetta di quanto sta accadendo in Occidente, e che in Francia è diventata dinamica elettorale.

Se anche noi potessimo guardare dall’alto, attraverso un satellite della storia – così come oggi si analizza il teatro di guerra in Ucraina, grazie ai sistemi di monitoraggio dallo spazio della flotta privata di Elon Musk –, vedremmo un pianeta in cui il potere si restringe, si satura nelle sue capacità di rappresentanza, irrigidendosi in autarchie a Est e in plutocrazie tecnologiche a Ovest. In mezzo, osserveremmo le maree di oceani sociali senza partito e senza sindacati, in preda all’ansia individuale di allontanarsi dalle ultime posizioni, cercando di assomigliare sempre più alle odiate élite che si vorrebbero combattere.

Zelensky e Putin, due modi di comunicare

Zelensky è presbite, guarda oltre il suo Paese, perché non ha bisogno di parlare ai suoi che mostrano di essere fin troppo motivati, combattendo. Putin è miope, e si rivolge solo ai russi, di cui è il dominatore, ma che ora ha bisogno di convincere.

Sono le due diverse comunicazioni che non si incontrano, nemmeno nell’infosfera. Le tournée del presidente ucraino nei parlamenti occidentali – il 22 marzo parlerà in collegamento con i deputati italiani – appaiono perfette: studiate in ogni dettaglio, con una straordinaria capacità di cogliere il senso comune degli interlocutori, integrando nel proprio linguaggio riferimenti e citazioni che prendono in ostaggio il sentire del Paese con cui è collegato. Ovviamente, l’aura del capo di una resistenza che sopravvive sotto le bombe rende tutto inattaccabile. Zelensky è un leader moderno, produce una comunicazione che diventa politica, e non viceversa. Il suo staff – proveniente da quella compagnia di produzione televisiva che lanciò in televisione il personaggio che l’attuale presidente interpretava – sembra riuscire a tradurre, in termini politici e relazioni, i canoni di una tecnicalità televisiva collaudata. In particolare, Yuri Kostiuk, lo sceneggiatore del Servitore del popolo, la popolarissima fiction che ha consacrato Zelensky, si sta rivelando un perfetto ghost writer, che calibra con grande sapienza i toni dei messaggi del presidente.

Putin alla riconquista di un impero

Potremmo definire la cosiddetta operazione militare speciale con cui Putin vuole cancellare l’Ucraina la più spietata strategia di cancel culture in atto nel mondo....

La pandemia e i suoi interrogativi

Nella virologia, come in politica, sono considerate indispensabili due capacità: il riconoscimento dell’avversario e la memorizzazione dei comportamenti reciproci. La partita dei vaccini si...

Amazon e Stellantis: lo “spillover” dell’auto digitale

Nel novembre del 1972, a supporto della mobilitazione dei metalmeccanici per il rinnovo del contratto di lavoro, il Pci torinese, guidato da Adalberto Minucci, tenne un convegno in cui fu lanciato lo slogan “il nuovo modo di fare l’automobile”. Si intendeva dare forma a un’idea del controllo operaio che arrivasse a condizionare l’architettura produttiva della Fiat, introducendo elementi di co-determinazione del ciclo industriale. In realtà quella visione non andò lontano. Negli anni a seguire gli operai strapparono diritti rilevanti nell’informazione e contrattazione di aspetti decisivi della strategia dell’impresa – la cosiddetta prima parte dei contratti –, che però non cambiarono sostanzialmente il regime di comando in fabbrica.

Oggi quella suggestione viene rilanciata direttamente dal mondo imprenditoriale, e più esplicitamente dalle componenti digitali di questo mondo che stanno ripensando radicalmente l’idea stessa di produzione industriale e degli oggetti prodotti. L’intesa annunciata dal gruppo Stellantis con Amazon, i piani della Sony nel campo della mobilità, e ancora più esplicitamente l’intero progetto Tesla di Elon Musk, stanno riprogettando il concetto di automobile e soprattutto di guida individuale.

In balia della pandemia

Il 2 aprile del 2020, in piena e travolgente spallata della pandemia, a qualche giorno dalla truce sfilata di camion carichi di bare a...

Il virus ha mutato i termini del conflitto sociale e politico

Il virus si è ormai insediato nelle maglie della nostra società, aderendo non solo al nostro bagaglio genetico, ma sfruttando esattamente le caratteristiche socio-antropologiche dell’attuale stile di vita, basato sulla mobilità frenetica e sulla convivialità diffusa. Mentre istituzioni e società civile provano a divincolarsi dalla morsa dell’emergenza – resettando la problematica, derubricando l’evento a crisi momentanea –, si continua a discutere di altro: di Quirinale, di elezioni, e si misurano i provvedimenti sul green pass solo nella chiave delle possibili conseguenze sulle basi di consenso delle diverse forze politiche. Ma si ignora la talpa che scava sotto i nostri piedi, rendendo friabili le fondamenta della democrazia e stressando un gioco di poteri che offusca la trasparenza del conflitto politico.

Perfino “Limes”, una delle sedi più accreditate di “pensiero lungo” sulle strategie geopolitiche celebra, con un numero speciale e un forum a Genova, “la riscoperta del futuro”, ignorando completamente, nelle sue dotte argomentazioni, la variabile Covid-19. Sembra di essere all’imbrunire del 14 luglio del 1789, quando un sereno Luigi XVI annotava nel suo diario: “Niente da segnalare oggi”.

Amazon, come arricchirsi manipolando il mercato

Misurare è conoscere, proclamava nella fase pionieristica dell’industrializzazione del Diciannovesimo secolo il capostipite dei grandi ingegneri inglesi, Lord Kelvin. Si era nella fase della...

Con Metaverso inizia un’altra storia già vista

Mentre all’Eur, a Roma, i grandi della terra discutevano di come pilotare l’uscita dalla pandemia e il relativo riequilibrio ambientale del pianeta, un semplice...