Il profilo della legge di Bilancio per il 2027, l’ultima della legislatura prima delle elezioni, è chiaro e non è stato neppure troppo camuffato dalla propaganda di governo. In questa occasione, Giorgia Meloni e i suoi ministri non si sono sforzati nel raccontare una “manovra espansiva”, che verrebbe incontro ai bisogni dei cittadini. I rappresentanti di governo si sono limitati a rispondere alla valanga di critiche arrivate dai partiti di opposizione, dalla Cgil, dagli industriali, dai magistrati, dai medici, e perfino da una Cisl che prima urla allo scandalo, poi tenta di trattare un qualche aggiustamento. Il governo non è in grado di gestire una comunicazione positiva, perché i soldi non ci sono e perché la maggioranza (nonostante i numeri in parlamento) non è in grado di tenere la barra e deve fare i conti con pesanti divisioni interne. Il risultato è una manovra economica che non risponde alle tante emergenze del momento (il lavoro, i costi dell’energia, il dissesto idrogeologico e la transizione ecologica, per esempio) e, al contrario, interviene pesantemente sulla riduzione del peso del welfare sul Pil.
È cominciata la rivoluzione passiva dei conti: si spostano risorse dalla scuola, la sanità e le pensioni in favore del riarmo. Si calcola che solo per la sanità, nei prossimi tre anni, si passerà da una media di spesa del 9% del Pil (come in tutti i Paesi Osce) a una leggermente superiore al 5%. Mentre, per il finanziamento della difesa, il governo Meloni segue le indicazioni del presidente Trump, che ha fissato il tetto del 5% per le spese per le armi. La campagna europea per il riarmo (che poi favorirà solo la Germania e il commercio di armi con gli Usa) produce i suoi effetti sulle manovre economiche dei singoli Paesi. Da evidenziare poi anche l’incoerenza europea. Per le spese sociali il vincolo dei tetti di spesa è sempre stato rigidissimo. Per il riarmo, invece, l’Unione permette di contabilizzare in modo più flessibile gli incrementi di spesa militare senza il rischio di incorrere in sanzioni immediate per deficit eccessivo. Naturalmente il governo italiano ha subito sfruttato la possibilità. In questo contesto, l’Italia si schiera tra gli esecutori più solerti dei voleri di Washington, e alla luce delle notizie sui contenuti reali della legge di Bilancio cadono tutte le dichiarazioni rassicuranti della presidente del Consiglio, che aveva escluso qualsiasi scambio tra sanità e armi. È l’evidenza dei conti a smentirla, e siamo al solito gioco della “coperta corta”. Il pendolo, che una volta oscillava tra mercato e Stato, si sta ora muovendo velocemente, all’interno delle spese di Stato, dalle spese sociali a quelle militari.
Le scelte del governo sono infatti chiarissime anche per quanto riguarda le pensioni e la scuola. Il testo approvato (bollinato dal presidente Mattarella) prevede il taglio di settemila posti in organico nelle scuole. “Una vergogna assoluta”, com’è stata definita dalle opposizioni e dalla Cgil: salteranno cinquemila posti per i docenti e altri duemila per il personale Ata. Per tutti i partiti di opposizione, Italia viva compresa, siamo all’umiliazione della scuola e del valore centrale dell’insegnamento e dello studio. Le opposizioni non hanno usato mezzi termini di fronte a scelte che, oltre a essere irricevibili – e diventano un danno evidente per il Paese –, sono anche intrattabili (a parte le illusioni della Cisl). “La manovra economica – dicono i leader di opposizione – è una rapina sociale. Spende 4,6 miliardi di euro per le armi, toglie 14 miliardi di euro ai pensionati in dieci anni, fa il condono ai signori del gioco d’azzardo e dimentica la crisi climatica”.
Sono lontani i tempi delle campagne di Giorgia Meloni e Matteo Salvini contro le riforme delle pensioni. In campagna elettorale per arrivare a palazzo Chigi, i rappresentanti di una destra (che non è più sociale da tempo) si erano sbilanciati più volte: cambieremo la legge Fornero e faremo giustizia delle tante misure contro i lavoratori. Ora che sono al governo ci hanno ripensato, e – come hanno dichiarato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, e Cecilia Guerra, responsabile Pd Lavoro – non si capisce perché Durigon (Lega) resti ancora al ministero del Lavoro. Leghisti, Fratelli d’Italia e forzitalioti, infatti, avevano promesso l’uscita a 64 anni, mentre si parla di un fondo fantasma per le uscite agevolate, il cui utilizzo concreto sarà definito solo l’anno prossimo. Si era annunciato il blocco dell’aumento dell’età pensionabile, invece già dal prossimo anno si andrà tutti in pensione un mese più tardi. Inoltre, visto che non ci sono soldi, e che ne vanno trovati altri per le armi, il governo fa cassa ancora una volta sui pensionati tagliando la indicizzazione delle pensioni, anche di quelle del cosiddetto ceto medio. Ai pensionati, come ai lavoratori dipendenti, non viene data nessuna difesa dal fiscal drag (lo scarto tra aumenti salariali dovuti all’inflazione e rigidità degli scaloni fiscali, fenomeno che si traduce in un aumento della pressione fiscale), come ha specificato la Cgil presentando analisi dettagliate nel merito.
“Una manovra totalmente inadeguata ai bisogni delle persone”, ha dichiarato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, secondo cui “dopo questa manovra diventano ancora più forti le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre”. Non regge neppure la favola del sostegno al ceto medio. “Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”, ha spiegato in una nota, il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari. Un professionista benestante, con un reddito lordo di centomila euro, nel 2027, pagherà 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente, con un reddito di 51.000 euro lordi, ne pagherà invece 14.030: pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa diecimila euro all’anno, il secondo cento euro all’anno.
Ma vogliamo concludere questa breve disamina della manovra con tre chicche che sono passate quasi inosservate. Per il rischio sismico ci saranno meno risorse. La manovra dimezza, per il 2027 e il 2028, gli stanziamenti destinati alla prevenzione del rischio sismico negli edifici pubblici, rinviando al biennio 2029-2030, complessivamente sessanta milioni di euro. A prevederlo, è l’articolo 116 della legge di Bilancio, che rimodula il Fondo per la mitigazione strutturale della vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, istituito con la manovra del 2024. Nel dettaglio, le risorse scendono da sessanta a trenta milioni di euro, sia per il 2027 sia per il 2028. E mentre si spende meno per la prevenzione sismica e per il riassetto idrogeologico, la manovra destina 32,3 milioni al primo anno e 15,6 milioni al secondo per sostenere il funzionamento della Gigo, l’organizzazione intergovernativa incaricata di coordinare il Global Combat Air Programme (Gcap). Le somme, previste dall’articolo 95, serviranno a coprire i maggiori costi gestionali della struttura comune a Italia, Regno Unito e Giappone. Gli stanziamenti si aggiungono a quelli autorizzati nel 2024, e rimangono distinti dalle risorse destinate allo sviluppo del sistema d’arma. Il progetto coinvolge Leonardo, Bae Systems e Mitsubishi Heavy Industries, e punta a rendere operativo, entro il 2035, un nuovo sistema di combattimento aereo.
Meno sanità, meno scuola, più armi. E più scommesse. Il disegno di legge di Bilancio introduce infatti una quinta estrazione settimanale del Lotto e del SuperEnalotto, che si terrà di mercoledì. La nuova estrazione, che si aggiunge a quelle già in calendario, è stimata (dalla relazione tecnica) in grado di generare maggiori entrate erariali per 30,5 milioni di euro nel 2027, con una previsione di crescita a 43,1 milioni di euro annui a partire dal 2028. Mentre Giorgia Meloni punta sull’introduzione delle targhe personalizzate da mille euro per i privati e diecimila per le imprese, insieme con l’esenzione strutturale dal bollo auto fino a 80 kW e moto, si conferma una delle misure più scandalose che il governo ha introdotto per rispondere al fiume delle manifestazioni: l’impiego dei militari in piazza, a Milano, è stato prorogato fino al 31 marzo 2027 (la relazione tecnica stima oneri pari a 6,1 milioni di euro per l’anno 2027, destinati a coprire la proroga della misura). Ci sono poi oltre 1,3 miliardi aggiuntivi in due anni per le missioni all’estero. Una manovra con le stellette. A quando la reintroduzione della leva obbligatoria?








