Le elezioni che si terranno il prossimo anno in mezza Europa – Spagna, Francia, Italia, Germania – saranno l’occasione per la sinistra di riscattarsi o quanto meno di arginare l’onda nera, come già successo in Svezia, con la vittoria dei socialdemocratici, e in Germania, dove la Linke ha in parte controbilanciato il successo dei neonazisti dell’AfD. E nel 2027 potremmo assistere al ritorno di un uomo che nel 2014-2015 diede vita alla battaglia di un piccolo Paese contro i poteri forti di un’Europa che riuscì a dare, in quella occasione, il peggio di sé. Parliamo della Grecia e di Alexis Tsipras, al governo dal 2015 al 2019, allora leader di Syriza, che uscì sconfitto dallo scontro con la Troika (Commissione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale), la quale garantì sì il salvataggio del Paese, elargendo un prestito di ottantasei miliardi di euro, ma imponendo in cambio misure di austerity che resero più difficile la vita di una parte importante della popolazione, già ridotta in uno stato di semi-povertà. Una sconfitta che Tsipras pagò in termini di consenso, e che tuttavia non fece dimenticare lo sforzo di un governo che, dai singoli Stati del vecchio continente, non ricevette alcun attestato di solidarietà, essendosi tutti allineati alla politica dei bilanci e dei “conti in ordine”, che sembra tuttora esprimere l’anima dell’Unione.
Tsipras, fino a un anno fa, era ancora un parlamentare di Syriza, la cui vita negli ultimi anni è stata caratterizzata da non poche vicissitudini, ultima il fallimento della presidenza di Kasselakis Stefanos (vedi qui), succeduto a Tsipras al comando del partito, dal 2023 al 2024. Un uomo – imprenditore, economista, ex di Goldman Sachs e del think tank del Center for Strategic and International Studies di Washington – troppo distante dalla cultura politica di una forza di sinistra. Dopo essersi dimesso, ha fondato il partito Democratici-centro progressista. Gli è succeduto Sōkrátīs Fámellos, da tempo dirigente del partito.
Esattamente un anno fa, l’ex primo ministro – a fronte di un’inesorabile decadenza di Syriza, data negli ultimi sondaggi all’1% – decise di dimettersi da parlamentare e di ritirarsi dalla vita politica, con l’intenzione però di tornarvi con qualcosa di nuovo che desse vigore a un mondo a rischio di estinzione. Ed ecco arrivare, nella scorsa primavera, Elas – acronimo di Coalizione della sinistra greca (Ellinikì aristerì symparàtaxi), che prende il nome dalla sigla dell’Esercito popolare greco di liberazione, la principale formazione armata di sinistra, che combatté durante la Seconda guerra mondiale contro l’occupazione nazifascista –, un partito presentato dall’ex premier lo scorso 26 maggio, con l’obiettivo – novella Syriza – di mettere insieme le varie anime della sinistra ellenica al fine di battere Nuova democrazia. Quest’ultima è il partito centrista di Kyriakos Mītsotakīs (vedi qui), che allo stato delle cose, e malgrado sia attraversata da numerosi scandali (si parla di circa ottanta inchieste aperte dalla procura europea sul possibile uso illecito dei fondi), dorme sonni tranquilli, anche se appunto Tsipras comincia a profilarsi come una minaccia al pari dell’ex premier di destra Antonis Samaràs.
Ma perché la scelta del nome Elas? “Il nome ΕΛΑΣ (Ελληνική Αριστερή Συμπαράταξη, Coalizione della sinistra ellenica) – dice il portavoce di Tsipras, Giorgos Balatsoukas, in una conversazione curata da Mary Drosoupulos, pubblicata dall’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa – si fonde con il nome stesso della Grecia, riprendendo al contempo le iniziali dell’esercito di resistenza dell’epoca della Seconda guerra mondiale, l’Eam-Elas, un’eredità che il partito rivendica piuttosto che nascondere. Tsipras – prosegue Balatsoukas – ha inoltre specificato che i colori (quelli del simbolo del partito, ndr) avrebbero fuso il blu della Grecia con il rosso della lotta popolare; una sintesi cromatica che richiama il vecchio stratagemma del Pasok di unire il nazionale al socialista in una tavolozza apparentemente innocua”.
Altro elemento importante, su cui Tsipras farà leva, è il concetto di onestà in una Grecia storicamente corrotta: “Tsipras – sottolinea il portavoce – ha detto che il Paese ha bisogno di uno shock di onestà e democrazia, invocando il linguaggio carico di significato di ‘una nuova Metapolitefsi’. La parola greca usata per onestà, εντιμότητα (entimóteta), è vicina a ‘integrità’ o ‘rettitudine’, la posizione morale di chi non ha mentito”. Una necessità, questa, soprattutto dopo il disastro ferroviario di Tempe del 28 febbraio 2023, che provocò la morte di cinquantasette persone, e rispetto al quale “la popolazione – dice ancora Balatsoukas – è giunta a credere che le spiegazioni ufficiali siano state manipolate, ritardate o silenziosamente riscritte; che, in parole povere, sia stata loro propinata una storia anziché la verità”.
All’inizio di settembre, Tsipras ha presentato il programma economico del nuovo partito, definito Piano di ricostruzione nazionale. Secondo quanto riporta il sito “Mediterrapress.com”, la politica di Elas sarà incentrata su proposte in materia di salari, alloggi, tassazione, servizi pubblici, decentramento e ricostruzione produttiva, con il fine di ricostruire un modello produttivo del Paese, affrontando nel contempo le disuguaglianze di reddito, il costo della vita e le disparità regionali. Insomma, un aumento della produzione e una ridistribuzione della ricchezza, ricetta oggi obbligatoria per una sinistra che voglia realmente cambiare le cose. Concretamente, sono previsti un aumento del salario minimo a mille euro entro il 2027, con l’obiettivo di raggiungere una retribuzione media, a tempo pieno, di 1.800 euro entro la fine di un quadriennio, la riduzione dell’Iva sui prodotti alimentari e per l’igiene di base, l’incremento degli investimenti nella sanità e nell’istruzione pubblica, e la realizzazione di cinquantamila alloggi a prezzi accessibili. Un altro obiettivo è il decentramento, che prevede il trasferimento graduale di cinque ministeri governativi al di fuori della regione dell’Attica.
Arrivano intanto i primi sondaggi. Nuova democrazia è in testa, con il 28,6%, in calo rispetto ai risultati di marzo. Elas ottiene un secondo posto stabile con il 15,1%, seguito dal Pasok, al terzo, con il 12,4%, e – novità assoluta – Elpida gia tin Dimokratia (Speranza per la democrazia), partito fondato da Maria Karystianou, pediatra e madre di uno dei giovani morti nel citato incidente. Fondato il 21 maggio scorso, con i simboli della colomba e dell’ulivo e con i colori dell’oro e del blu, questo movimento è dato intorno all’8%: simboleggia la lotta contro la corruzione e l’impunità dei governanti e, verosimilmente, potrebbe essere un alleato della sinistra. Insomma, alla prossima tornata elettorale i numeri per mandare a casa Mitsotakis potrebbero esserci. Il che sarebbe ancora più probabile se Elas dovesse aumentare i propri consensi, ipotesi credibile, visto che siamo solo all’inizio.











