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In Spagna la nuova sinistra andalusa

Un successo, quello di Adelante Andalucía, ma serve la sintesi di un progetto nazionale

20 Maggio 2026 Vittorio Bonanni  1134

In Andalusia avanza la sinistra anticapitalista e regionalista-nazionalista. È questa la novità più interessante dell’appuntamento elettorale di domenica scorsa, da cui escono ridimensionati i due partiti principali: quello popolare al governo della regione dal 2019, e quello socialista da allora all’opposizione, dopo decenni di predominio. Queste due formazioni hanno preso, su un totale di 109 seggi, rispettivamente il 41,5% dei consensi, con 53 deputati, contro i 58 della legislatura precedente, e il 22,3%, con 28 eletti contro i 30 del 2022. Un risultato che costringerà il partito del moderato Manuel Moreno Bonilla ad allearsi con i neofranchisti di Vox, arrivati al 15%, trapiantando così in Andalusia una formula già adottata in Estremadura, Aragona, Castilla y León. Ma a destare la curiosità degli osservatori sono il 9,5% e gli otto deputati conquistati da Adelante Andalucía, contro i due ottenuti in precedenza, relegandola al gruppo misto.

La sinistra regionalista-nazionalista – che ha così conseguito un successo simile a quello di Vox, nel 2018 – sorpassa, con oltre 400.000 voti, gli alleati-avversari di Por Andalucía (composta da Izquierda unida, Sumar, Podemos,Verdes equo e Alianza verde) che si fermano a cinque seggi, mantenendo inalterato il risultato precedente. La formazione nazionalista di sinistra – quasi un ossimoro, in verità, ma non in una Spagna in cui le regioni hanno tutte un’autonomia più o meno accentuata – nasce nel 2021, dopo un’esperienza unitaria con Podemos, Sinistra unita, Verdi-Assemblea per l’Andalucía, che avevano dato vita appunto alla coalizione Adelante Andalucía, nome poi ripreso dall’attuale partito, frutto a sua volta di una scelta unitaria tra Anticapitalistas, Primavera andalusa, Partito della sinistra andalusa e Difensor de l’Andalucía, che, almeno per il momento, ha messo fine a un’impressionante frammentazione.

La fondatrice della formazione unitaria è Teresa Rodríguez. Ex leader di Podemos Andalucía, è una delle figure carismatiche della sinistra spagnola: filologa, insegnante di spagnolo, già europarlamentare e deputata nel parlamento andaluso di Podemos fino al 2020, Rodríguez è stata esponente dell’ Ustea (Unión de sindicatos de trabajadores de la Enseñanza de Andalucía), il sindacato degli insegnanti, nonché attivista su tutti i temi di carattere sociale e civile, come la battaglia contro i tentativi dei popolari di complicare la possibilità per le donne di scegliere se interrompere o no la gravidanza. Ora è portavoce del partito, alla cui leadership è arrivato José Ignacio García Sánchez, anche lui un insegnante.

Adelante Andalucía “ha mobilitato persone che non si erano recate alle urne, perché non esisteva una proposta elettorale che fosse, nello stesso tempo, di sinistra e andalusa – diceIsidoro Moreno, antropologo ed esperto dello scenario andaluso, in un’intervista rilasciata ad Eva Saiz, giurista e caporedattrice del quotidiano “El País” –, in particolare i giovani impossibilitati a rendersi indipendenti per l’alto costo dei beni di prima necessità e la precarietà del lavoro”. Dal canto suo, Sergio Pascual, antropologo e già segretario generale di Podemos, sostiene che “Adelante non ha tolto voti né al Psoe né a Por Andalucía, ma ha pescato all’interno di un elettorato da tempo addormentato e rassegnato, che non si riconosceva in nessuna formazione politica”.

A rendere interessante il successo di Adelante, è la sua assenza di radicamento, praticamente sull’intero territorio andaluso, soprattutto nella parte orientale, a differenza di Izquierda unida integrata in Por Andalucía. Malgrado ciò, la formazione andalusa ha superato il partito di Antonio Maíllo (candidato di Por Andalucía) in tutte le province, a eccezione di Cordova, Jaén e Almería, dove non ha ottenuto alcun seggio; mentre a Cadice e Siviglia ha superato Vox dietro ai popolari e ai socialisti. “La segmentazione per province – spiega Pascual sempre su “El País” – è un classico del nazionalismo andaluso. Fin dai tempi di Blas Infante (scrittore e “padre della patria” andalusa, ndr), c’è sempre stato più sostegno nazionalista nell’Andalusia occidentale che in quella orientale, e i buoni risultati ottenuti nella prima hanno compensato la stagnazione della seconda”.

Immediata la polemica tra le due formazioni di sinistra, quella nazional-regionale e l’altra nazionale. Maíllo ha dichiarato che il loro è un progetto per tutto il Paese, non legato esclusivamente all’Andalusia. Al coro, si è unito il carismatico leader dell’Erc (Sinistra repubblicana di Catalogna), Juan Gabriel Rufián Romero – quindi anche lui esponente di una sinistra regionalista-nazionalista –, che ha sottolineato, invece, come il problema principale della sinistra sia l’eccessivo nazionalismo spagnolo. Tuttavia, come dimostra il sostegno che la stessa Erc dà al governo di Pedro Sánchez, va evidentemente ricercata una sintesi tra le due dimensioni, come appunto nel caso della Catalogna, anche se il peso del nazionalismo andaluso non è certo paragonabile a quello catalano.     

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