• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar
  • Skip to footer

Giornale politico della fondazione per la critica sociale

  • Home
  • Chi siamo
  • Privacy Policy
  • Da leggere/da non leggere
  • Accedi
Home » Editoriale » Per Meloni ora l’incognita Vannacci

Per Meloni ora l’incognita Vannacci

5 Febbraio 2026 Paolo Barbieri  1734

Giorgia Meloni ha un problema, Roberto Vannacci. Certo, finora lo è stato solo per Matteo Salvini, ma è probabile che diventi a breve un rebus per l’intera coalizione che supporta il governo Meloni. Fu il leader del Carroccio, a suo tempo, il più svelto a cogliere l’attimo dopo l’inopinato successo del libro Il mondo al contrario, scritto dal generale per condividere il suo disagio politico-culturale su temi come il patriottismo, l’immigrazione, l’omosessualità, la “normalità” insidiata dalla dittatura culturale delle minoranze, e diventato un caso forse anche per il consueto riflesso condizionato che spinge intellettuali e politici di sinistra a individuare bersagli polemici marginali, regalando loro una visibilità superiore ai meriti. Eletto eurodeputato nelle liste della Lega, l’ex comandante della Folgore non è stato placato neppure dalla carica di vicesegretario del partito, dono generoso di Salvini. Ora ha lasciato la Lega, spiegando di non essere un traditore ma di aver preso “un taxi” che lo stava portando fuori strada, tradendo le promesse sullo stop alle armi in Ucraina, sulla legge Fornero e per un eccesso di “progressismo”, addirittura, identificato nelle timide aperture di Luca Zaia sui temi etici. Vannacci ha dato vita a Futuro nazionale (Fn, forse non per caso acronimo identico a quello del vecchio Front National della dinastia Le Pen), e ha rinunciato alla poltrona nel partito tenendosi, però, quella di Strasburgo.

Nei palazzi della politica ci si interroga sulle potenzialità della nuova creatura, e alla Lega, che chiude a ogni ipotesi di alleanza con il traditore, fanno da contraltare reazioni più caute, soprattutto in Fratelli d’Italia, che pure potrebbe soffrire la concorrenza a destra di un personaggio che non teme di ammiccare alle nostalgie neofasciste, come quando propagandava la “x” sulla scheda elettorale, chiedendo agli elettori di tracciare una “decima”, arguta battutona sulla Decima Mas, reparto militare di una certa fama nel corso della Seconda guerra mondiale – sinistra fama se si considera anche la stagione di Salò. Per ora, la struttura del movimento è debole; i parlamentari pronti a seguirlo nella scissione sono forse due o tre, l’autoproclamato leader giura di non avere finanziamenti occulti né dalla massoneria né da Steve Bannon, l’ex consigliere di Donald Trump e tessitore della rete nera globale. Ma i sondaggisti già l’accreditano di un potenziale 4,2%, e lui stesso rivendica come bacino personale di consensi il mezzo milione abbondante di preferenze raccolto (sotto il simbolo della Lega) alle elezioni europee.

Giorgia Meloni e i suoi alleati dovranno giocoforza farci i conti, se è vero che i sondaggi assegnano finora alla sua alleanza di destra-centro un vantaggio di cinque-sei punti percentuali sul centrosinistra, vantaggio che potrebbe in teoria calare, se al centrosinistra si saldassero pezzi di centro già esistenti o in via di formazione. Anche se Fn non crescesse rispetto ai primi sondaggi, appare chiaro che l’ipotesi che si presenti alle elezioni una forza di destra non coalizzata, magari agganciata al treno di crescente successo dell’AfD tedesca, rappresenta una minaccia concreta per la riconferma elettorale dell’attuale maggioranza parlamentare. Ecco perché, in parlamento, si ragiona già delle contromisure “tecniche” possibili: una legge proporzionale che depotenzi il potere negoziale dei piccoli, uno sbarramento alto che renda rischiosa la corsa di Vannacci e soci, una norma che aumenti le firme necessarie per la presentazione di una lista nuova.

Vannacci si considera “interlocutore del centrodestra”, e non nasconde la speranza di poter crescere a sufficienza per dettare condizioni ai suoi alleati naturali. All’uomo non fa difetto l’ambizione, e nemmeno una certa allergia ai riti ipocriti della modestia, come dimostra il suo richiamo a Charles de Gaulle (generale pure lui, in fondo un collega): “Ha rappresentato il punto di attrazione della destra dell’epoca, e questo vorrei in qualche modo cercare di rappresentare anche io”. “Vasto programma”, replicherebbe probabilmente l’interessato, se non fosse sepolto da oltre cinquant’anni a Colombey-les-Deux-Églises. Per chi osserva la vicenda politica di Vannacci, tuttavia, non è il lato folcloristico del personaggio ciò che conta, quanto piuttosto le tematiche che può agitare, simili del resto a quelle della recente tre giorni della Lega in Abruzzo: una celebrazione identitaria del partito “nazionale” voluto da Salvini come evoluzione della originaria forza nordista, con prese di posizione identitarie sull’immigrazione, le tasse, la “sicurezza”, e sulle “mani libere” invocate dal leader per le forze di polizia. Lì Salvini ha lanciato l’idea della manifestazione nazionale a Milano contro “il fanatismo islamico” e per “la protezione dei nostri valori, della cultura occidentale”.

L’interrogativo quindi è: c’è davvero uno spazio politico, in Italia, a destra di tutto questo? L’avventura di Vannacci ci dirà se la risposta può essere positiva. Con quali conseguenze per la “Nazione”, rigorosamente con la maiuscola secondo l’uso di quell’area politica, è arduo immaginare.

1.773
Archiviato inEditoriale
TagsGiorgia Meloni Paolo Barbieri Roberta Vannacci

Articolo precedente

Armatevi e pagate. Ecco come si finanzia la guerra (1)

Articolo successivo

Fine dell’autogoverno curdo in Siria

Paolo Barbieri

Articoli correlati

I giovani in piazza e il passato che non passa

Salvini, il congresso ultima trincea

Vannacci in Calabria

I due volti di Conte

Dello stesso autore

I giovani in piazza e il passato che non passa

Salvini, il congresso ultima trincea

Vannacci in Calabria

I due volti di Conte

Primary Sidebar

Cerca nel sito
Ultimi editoriali
Ex Ilva, vince la Costituzione
Guido Ruotolo    29 Ottobre 2026
Una rivolta e il suo capro espiatorio
Rino Genovese    28 Ottobre 2026
Per combattere davvero l’antisemitismo va rigettato un disegno di legge controproducente
Giorgio Graffi    26 Ottobre 2026
Ultimi articoli
Rebus post-elettorale in Israele
Eliana Riva    30 Ottobre 2026
L’insostenibile pesantezza dell’intelligenza artificiale*
Massimo Florio    29 Ottobre 2026
Brasile, Lula fa il miracolo
Claudio Madricardo    29 Ottobre 2026
Ex Ilva, la procura di Taranto di nuovo in campo
Guido Ruotolo    28 Ottobre 2026
Belgrado né con Bruxelles né con Mosca
Vittorio Bonanni    27 Ottobre 2026
Ultime opinioni
I giovani in piazza e il passato che non passa
Paolo Barbieri    2 Novembre 2026
Fermo preventivo per una generazione
Stefania Tirini    2 Novembre 2026
Un buon senso molto Acerbo
Vittorio Bonanni    30 Ottobre 2026
Che bello consumare e non pagare!
Massimo Ilardi    26 Ottobre 2026
Come preservare la figura dell’umano nel nostro tempo?
Mario Pezzella    26 Ottobre 2026
Ultime analisi
Una manovra con le stellette
Paolo Andruccioli    3 Novembre 2026
L’algoritmo del controllo
Marianna Gatta    29 Ottobre 2026
Ultime recensioni
“La coscienza collettiva non sopporta lo specchio”
Luca Baiada    16 Ottobre 2026
“Senza patria”, un romanzo di confine
Paolo Andruccioli    18 Settembre 2026
Ultime interviste
Il nucleare italiano tra fantasmi e bugie
Paolo Andruccioli    2 Ottobre 2026
Negli Usa ritorna il socialismo?
Paolo Andruccioli    17 Luglio 2026
Ultimi ritratti
Lydia Cacho, paladina del giornalismo di denuncia
Laura Guglielmi    17 Giugno 2026
Chris Smalls, il sindacalista che sfida Amazon
Marianna Gatta    20 Maggio 2026
Archivio articoli

Footer

Argomenti
5 stelle Agostino Petrillo Aldo Garzia Cina Claudio Madricardo covid destra Donald Trump Elly Schlein Europa Francia Gaza Germania Giorgia Meloni Giorgio Graffi governo meloni guerra guerra Ucraina Guido Ruotolo immigrazione Israele Italia Joe Biden lavoro Luca Baiada Luciano Ardesi Marianna Gatta Michele Mezza Paolo Andruccioli Paolo Barbieri partito democratico Pd Riccardo Cristiano Rino Genovese Roma Russia scuola sinistra Stati Uniti Stefania Limiti Stefania Tirini Ucraina Unione europea Vittorio Bonanni Vladimir Putin

Copyright © 2026 · terzogiornale spazio politico della Fondazione per la critica sociale | terzogiornale@gmail.com | design di Andrea Mattone | sviluppo web Luca Noale

Utilizziamo cookie o tecnologie simili come specificato nella cookie policy. Cliccando su “Accetto” o continuando la navigazione, accetti l'uso dei cookies.
ACCEPT ALLREJECTCookie settingsAccetto
Manage consent

Privacy Overview

This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary
Sempre abilitato
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Non-necessary
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACCETTA E SALVA