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Home » Editoriale » Indignarsi va bene, ma poi?

Indignarsi va bene, ma poi?

23 Settembre 2025 Rino Genovese  890

Certamente manifestare per Gaza, perfino mettere a soqquadro una stazione e scontrarsi con la polizia, un senso ce l’ha: nessuno ha mai pensato, infatti, di incidere in qualche modo sul governo israeliano affinché ponga fine allo sterminio – ma intanto è anche a seguito delle proteste pro-pal che una parte dei Paesi europei sta arrivando a riconoscere lo Stato di Palestina. Siamo dinanzi a una rivolta della coscienza civile, che concerne i giovani e non solo loro, e di fronte alla quale neanche i governi possono restare sordi. Sia detto in generale, il significato di una manifestazione di protesta, su qualsiasi tema, non consiste, non è mai consistito, nel prendersela con gli Stati esteri (altrimenti saremmo ancora all’epoca in cui si andava in piazza contro la “perfida Albione”), quanto piuttosto nel cercare di far cambiare orientamento a chi prende decisioni che riguardano direttamente chi manifesta, sia esso governo o management di un’azienda, o rettorato di un’università.

Tutto questo è chiaro. Ma – a volere essere critici e autocritici – la domanda da porsi è la seguente: come mai ci si mobilita per indignazione, e sulle questioni materiali, invece, che coinvolgono la vita concreta di ciascuno, non si vede nulla o quasi? Si rimane su un piano più etico che politico, pur senza volere per nulla svalutare l’importanza dell’etica. I massacri a Gaza indignano – e tuttavia, di pari passo, andrebbe aperta una forte contestazione sui salari bassissimi in Italia, mobilitandosi almeno nel segno di una rivendicazione di base per l’introduzione del salario minimo.

Un altro tema – oggi al centro del dibattito in Francia, nel contesto della crisi politica e finanziaria che il Paese sta attraversando – è quello dell’imposizione fiscale sui super-ricchi, in Francia diventata sia una richiesta dei partiti di sinistra sia una rivendicazione sindacale. Ma in Italia l’argomento nemmeno compare nell’agenda politica.

Ecco, forse il punto sta proprio qui. Dove ci sono dei sindacati capaci di mobilitare (la recente giornata di protesta in Francia ha visto – dati del ministero degli Interni – la partecipazione di cinquecentomila persone), e dove soprattutto c’è ancora una sinistra politica, le manifestazioni prendono corpo, occupandosi anche del vissuto immediato delle lavoratrici e dei lavoratori. Dove, come in Italia, la sinistra è stata “archiviata”, oppure la si è nascosta sotto lo spesso velo di un partito più che altro centrista – come dimostrano alcune delle ultime vicende interne al Pd, su cui torneremo –, beh, anche le mobilitazioni, sia pure generose e necessarie, appaiono come delle semplici rivolte morali. Non una buona premessa per la costruzione di quel blocco sociale, prima ancora che politico, in grado di mandare a casa il governo delle destre.

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Tagsindignazione etica manifestazioni per Gaza Rino Genovese sinistra politica

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