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Fenomeno Silvia Salis?

Sempre più popolare la sindaca di Genova, e tuttavia una figura destabilizzante per la sinistra

28 Aprile 2026 Vittorio Bonanni  1380

Pensavamo che il ciclone Silvia Salis si placasse, rientrando la sindaca nei binari dell’amministrazione di una città complessa come Genova, e lasciando così ai leader della sinistra il compito di scegliere il futuro candidato premier contro Giorgia Meloni. Ma le cose non stanno affatto così. Anzi, la fama dell’ex atleta – neofita della politica, nel cui gorgo è entrata solo pochi mesi fa – ha ormai travalicato i confini nazionali. A partire dall’autorevole testata della multinazionale americana “Bloomberg”, in cui, lo scorso 9 aprile, ha espresso la sua disponibilità a guidare uno schieramento di centrosinistra qualora le venisse chiesto, salvo poi, viste le polemiche che queste parole avevano suscitato, correggere il tiro, come nel migliore politichese, evidentemente da lei rapidamente appreso. Poi è toccato al quotidiano britannico “The Guardian” tessere le lodi della prima cittadina del capoluogo ligure, ulteriormente lanciata da un evento, gratuito, della famosa dj techno belga, Charlotte de Witte, la cui musica ha accompagnato i balli della sindaca.

Non vogliamo certo demonizzare un momento di allegria vissuto dall’ex dirigente Coni, in un momento in cui la spensieratezza non è certo di casa. E tuttavia, inserito nel contesto che stiamo descrivendo, diventa un modo per riaffermare la propria superiore popolarità, secondo il quotidiano anglosassone, rispetto a quella della segretaria del Pd, Elly Schlein, e del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte – anche se, stando a recentissimi sondaggi resi noti dalla testata online “Fanpage”, i due si collocherebbero rispettivamente al primo e al secondo posto, con Salis, che si è sempre dichiarata contraria alle primarie, solo al terzo.

Nei giorni scorsi anche il settimanale “Vanity Fair”, che aveva già fatto parlare di sé per un’intervista a Schlein, ha pubblicato un lungo colloquio con Salis, evitando, probabilmente su richiesta dell’interessata, di farle la domanda di rito su una sua possibile candidatura a palazzo Chigi. L’intervista si è concentrata per metà su vicende private. E ovviamente anche sulle scelte da lei fatte durante questo breve periodo di governo dell’ex repubblica marinara. Sono state appunto decisioni molto simboliche, finalizzate a costruire un’immagine di sé come di una politica e di una donna caratterizzata a sinistra, forse anche per smarcarsi dalla sua immagine di candidata più o meno moderata, in quota Italia viva, visto che Matteo Renzi sta tentando di utilizzarla per risollevare le sorti del suo partitino, cioè della cosiddetta area riformista, il cui consenso appare piuttosto limitato, per usare un eufemismo. Un recupero di qualcuno che invece, attraverso una serie di iniziative, ha inteso collocarsi in un’area più di sinistra, a tratti anche radicale. Ecco dunque la difesa dei diritti dell’universo Lgbtq+, la condivisione dell’iniziativa della Flotilla, quella della partenza di imbarcazioni cariche di aiuti per la popolazione di Gaza: temi che non scaldano certo il cuore dei vari “riformisti”. E ancora ecco l’incontro con i lavoratori dell’Istituto italiano di tecnologia, e il sostegno a quelli dell’ex Ilva. Senza dimenticare l’introduzione del salario minimo di nove euro lordi per i lavoratori degli appalti e delle concessioni comunali. O l’adesione a svariate iniziative antifasciste, il conferimento della cittadinanza onoraria a Sandro Pertini, il ridimensionamento della genovese Festa della bandiera, il 23 aprile, in passato accompagnata dal riconoscimento dei caduti di Salò. Ma, come sottolinea il “Fatto quotidiano”, dietro questa immagine certamente attrattiva, c’è molto poco in termini di gestione di una città governata precedentemente dalla destra. Le carenze – sottolinea il giornale diretto da Marco Travaglio – riguardano una scarsa attività come amministratrice. In questi quasi dodici mesi di gestione della città, il Comune ha prodotto solo sei delibere, mentre la giunta precedente, nello stesso lasso di tempo, ne aveva prodotte il doppio. Decine di cantieri non sono ripartiti, e la gestione dell’azienda dei trasporti Amt – a fronte di un buco di bilancio ereditato, con tutta evidenza, dalla giunta precedente – sarà risanata con misure impopolari, come un aumento consistente delle tariffe e degli abbonamenti.

Senza farla troppo lunga sui problemi che l’amministrazione dovrà risolvere – lavoro, economia, università, case popolare, asili –, sulla soluzione o meno dei quali a metterci la faccia saranno figure sconosciute ai più (come il vicesindaco Alessandro Terrile, delegato alla cura di bilanci disastrati e l’assessore ai Lavori pubblici, Massimo Ferrante), ci azzardiamo a sostenere che il protagonismo di Silvia Salis non farà certamente bene alla sua città, e soprattutto a una sinistra italiana che, tra primarie e altro, è sempre alla ricerca di un’identità difficile da trovare, ma allo stato delle cose più vicina, viste le numerose assonanze tra le tre principali formazioni che la compongono, come il Pd, i 5 Stelle e l’Alleanza verdi-sinistra. E proprio questo potrebbe essere il punto: “L’operazione Salis – sostiene l’economista Salvatore di Bartolo, nella storica testata liberale l’“Opinione delle libertà” – appare come il primo passo di una strategia più ampia: svuotare progressivamente il cosiddetto ‘campo largo’, logorarne le leadership esistenti − da Elly Schlein a Giuseppe Conte − e creare le condizioni per una nuova aggregazione politica, più centrista, più controllabile, più compatibile con una certa idea di governante”. Uno scenario non del tutto inverosimile, ma che potrebbe facilmente rivelarsi una tigre di carta per le contraddizioni interne, plasticamente evidenziate dalle modalità con cui la sindaca ha inteso presentarsi ai genovesi e alle genovesi. Confidiamo, malgrado i limiti che abbiamo sempre evidenziato, in Elly Schelin, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni per smontare questa operazione politica – ammesso che ci sia. Potremmo anche sbagliarci, e Salis, messo da parte un protagonismo poco vantaggioso per tutti, potrebbe al contrario diventare con il tempo una risorsa per le forze progressiste. Appunto, con il tempo.

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TagsElly Schlein Genova Giuseppe Conte Silvia Salis Vittorio Bonanni

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